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Interior monologue

C'è che fuori il tempo è strano: il cielo una macchia d'inchiostro che ti si scioglie sugli occhi, il vento poltiglia di detriti. In questa notte che ha il mio nome e il mio volto, sento di non appartenermi più fino in fondo, la mia vita si è sbriciolata come il pane che mettevo da parte in inverno per darlo ai pochi uccellini in circolazione. 
L'immagine che vedo, stemperata nello specchio di fronte, é l'icona di chi sente di non sentire, sentendo. E' solo un altro giorno che passa, questo giorno che va consumandosi nel buio distratto di adesso, ma è comunque un giorno in meno per noi che non ci siamo fermati a scarabocchiare il block-notes dell'esistenza. Avremmo forse anche voluto, davvero, ma non si può, sembra assurdo ma manca il tempo, così indaffarati a costruirci e a inventarci momenti per vivere da non aver vissuto nemmeno un momento.
In questo mio ora traboccante di odio e alcol e paura mi guardo gli occhi e ci scopro dentro il mare, quasi sfacciati nella loro triste bellezza. Osservo le conchiglie dei miei amori impigliarsi nelle alghe del mio fallire perpetuo, e i pesci colorati delle mie idee impantanarsi nelle profondità irraggiungibili di un'illusione.
Sono solo il frequentatore occasionale di un destino che non é il mio, attore mediocre la cui compagnia teatrale é fallita da troppo tempo.
Molte delle mani che ho sfiorato non ci sono più, se ne sono andate a indossare altri anelli e a stringere altri incontri, forse meno fortuiti dei miei. E indossare adesso gli abiti inventati da questa penna sporca non mi ripara per niente dal freddo che fa, e che mi faccio.
Ho bevuto tutta l'acqua che c'era nel pozzo della viltà, ed ora soffro dei postumi di quella sbornia. Ho rincorso la mia vita nel rincorrere le parole, che sono pietra per pesantezza e acqua per sobrietà, le parole che osservano, cercando di narrarla, la realtà che le circonda, così opaca e uniforme. Vorrei solo che la pioggia annegasse con me, annegandomi. E vorrei essere altrove, anche se in fondo siamo solo un fermarci in un punto del mondo, così smaniosi di esistere.

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INTERIOR MONOLOGUE