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      <title>Tapirelax</title>
      <link>http://www.tapirulan.it</link>
      <description>Pubblicazione satirica e dintorni</description>
      <language>it</language>
      <copyright>Copyright by tapirulan.it 2006</copyright>
      <managingEditor>redazione@tapirulan.it</managingEditor>
      <lastBuildDate>Wed,  1 Sep 2010 18:29:16 +0200</lastBuildDate>
      <category>Satira-Umorismo</category>
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         <title>Trattoria con vista sul Sahara:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=284</link>
         <description>&lt;p&gt;Mi trovavo in Africa, poco tempo fa, con il compito di visionare quattro cammelli da comperare per una gioielleria di Milano. Le gobbe dovevano essere imponenti e regali, perch&amp;eacute; i cammelli dovevano stare in vetrina zeppi di diademi, ma questa &amp;egrave; un'altra storia.&lt;br /&gt;Dopo aver girovagato in cerca di un posto dove mangiare un boccone, con la cocciutaggine di un italiano convinto di trovare pizzerie ad ogni angolo, mi fermai da Mohammed Gennaro, specialit&amp;agrave; cuscus napoletano. Meglio di niente.&lt;br /&gt;Il locale non era male, il soffitto era a pois verdi e il pizzaiolo aveva il suo fez in testa e portava i guanti di pelle scamosciata per impastare certe palle verdi che poi sarebbero diventate pizze. Aveva un suo modo eccentrico di lavorare, le lanciava in alto, quelle pi&amp;ugrave; di una volta si attaccavano al soffitto e rimanevano l&amp;igrave;, e poi quando erano pronte cadevano sul banco con un tonfo e la forma era fatta. &lt;br /&gt;&quot;Ciao&amp;nbsp; - mi disse - siediti dove vuoi&quot;.&lt;br /&gt;Mi sedetti dove volevo, cio&amp;egrave; vicino al pizzaiolo, perch&amp;eacute; mi incuriosiva, ma un omone nero che sembrava sbucato da un fumetto degli anni venti mi sollev&amp;ograve; con la sedia e tutto e mi port&amp;ograve; presso la finestra. &quot;Cuoco praivasi, cuoco praivasi&quot; disse abbagliandomi con i denti perfetti, dove ce li aveva.&lt;br /&gt;L'angolino che dava sul retro non era male, vedevo il Sahara, un paio di rocce nude, dalle forme quasi umane, sembravano messe apposta, e poi le dune e poi il cielo e nient'altro, come se quello fosse il confine del mondo.&lt;br /&gt;Ordinai una bevanda all'aglio olio e peperoncino e una coscia di struzzo aglio olio e peperoncino e una specie di polenta rossa aglio olio e peperoncino. Il deserto mi sembrava una distesa di peperoncino, il cielo un olio extravergine, le rocce tocchetti di aglio lasciati friggere sotto il sole. Chiesi una bevanda pi&amp;ugrave; blanda, tipo vino all'amatriciana. &lt;br /&gt;Quando mi alzai per pagare sentii un brontolio all'intestino. Piccoli dolori sparsi affioravano dall'addome. Chiesi del bagno.&lt;br /&gt;&quot;Fuori avanti cinquanta metri, a sinistra&quot; disse il pizzaiolo sorridendo, e lanci&amp;ograve; in aria una palla di pasta.&lt;br /&gt;Aprii la porta. Meraviglia. Avevo davanti a me la distesa desertica, e se il bisogno non me lo avesse impedito mi sarei seduto l&amp;igrave; e l&amp;igrave; sarei rimasto.&lt;br /&gt;Camminavo e pensavo:&amp;nbsp; certo che potrebbero metterlo pi&amp;ugrave; vicino. Non ha senso, un cesso nel deserto. &lt;br /&gt;Mi affianc&amp;ograve; un tipo, che mi offriva l'attivazione di una linea telefonica senza canone, zero spese e zero telefonate. Era un tipo vestito all'occidentale, camminava a piedi nudi e mi rincorreva con penna e prestampato. &quot;Riempia i puntini, riempia i puntini, metta il suo codice fiscale&quot; diceva.&lt;br /&gt;Io, piegandomi per la diffusa motilit&amp;agrave; intestinale, lo spinsi via con la mano. Il cesso era la cosa pi&amp;ugrave; importante della vita, le dune erano colline di escrementi, il cielo uno sciacquone universale, il mondo un'immensa latrina. Il cesso era pi&amp;ugrave; importante della moglie, della prole, del lavoro, dei cammelli, della gioielleria. Avrei dato un impero per un cesso, per un cesso sarei passato dalla cruna di un ago, a costo di lasciare la pelle dall'altra parte. &lt;br /&gt;E la latrina non si vedeva, altro che cinquanta metri.&lt;br /&gt;&quot;Buon uomo, buon uomo!&quot;. Era un vecchio con un dente solo, i vestiti slavati, il cranio cotto dal sole. Sono un povero naufrago, riportami a terra, ti prego, diceva. E io a spiegargli che a terra c'eravamo gi&amp;agrave;, e lui a indicarmi le dune: &quot;Guarda il mare come &amp;egrave; arrabbiato&quot;. Mi misi carponi e lui anche e per un po' mi segu&amp;igrave;, poi ci rinunci&amp;ograve;. &quot;Non so nuotare, non ci vengo con te, mi&amp;nbsp; porti dove non si tocca&quot;.&lt;br /&gt;In fila indiana la bevanda al peperoncino, la coscia di struzzo, la polenta rossa e il vino all'amatriciana si divertivano nel colon, come sulle montagne russe, e io mi misi supino e strisciai. &lt;br /&gt;&quot;Non &amp;egrave; cos&amp;igrave;, non &amp;egrave; cos&amp;igrave; che si puliscono i pavimenti&quot; mi disse un piazzista sbucando da un cactus con un aspirapolvere in mano. Il deserto non era cos&amp;igrave; deserto come si voleva far credere. Questi disperati stavano battendo zone incontaminate. &lt;br /&gt;&quot;Guardi qui&quot; mi disse, e aspir&amp;ograve; una duna intera, con una gran sorriso stampato sul volto, come si conviene ad ogni venditore. &quot;Visto quanta sabbia? E scommetto che lei la spinge sotto il tappeto&quot;. &lt;br /&gt;Toilette, toilette, poi ne riparliamo, tagliai corto.&lt;br /&gt;Era la fine, la fine del mondo, non ce l'avrei mai fatta. Sentivo la pancia tesa come un tamburo, pronta a scoppiare, le gambe tremavano senza controllo.&lt;br /&gt;Una bella roccia abbrustolita come l'aglio mi chiam&amp;ograve;: vieni, uomo con la cravatta, vieni a confidarti con me.&lt;br /&gt;Mi precipitai dietro, dove non c'erano piazzisti e naufraghi e compagnie telefoniche in agguato. Quello era proprio un bel posto.&lt;br /&gt;Mi slacciai la cintura con lentezza, fra gli spasmi delle coliche, per gioire al massimo stadio della meta prescelta, e quando mi scaricai ero felice ed avevo donato un nuovo senso alla vita.&lt;br /&gt;Il cielo era tornato cielo, il masso masso, le dune erano dolci curve femminee.&lt;br /&gt;Mi giunse il rumore di uno sciacquone. A pochi passi da me, in una conca di rena, vidi il piazzista che ridendo usciva dalla toilette. &quot;Ragazzi, sono davvero organizzati. Fantastico, in pieno deserto&quot;.&lt;br /&gt;&quot;Mi dia l'aspirapolvere&quot; dissi. Prima che esultasse lo aspirai, poi tornai dal naufrago carponi e lo aspirai, poi tornai dal tipo della societ&amp;agrave; dei telefoni e l'aspirai, poi rientrai in trattoria.&lt;br /&gt;Il cuoco mi guard&amp;ograve; con aria scema, e con le mani guantate si aggiust&amp;ograve; il fez. &quot;Fatto?&quot; disse.&lt;br /&gt;Puntai l'aspirapolvere e lo aspirai.&lt;br /&gt;Dal soffitto, con un tonfo sordo, cadde una palla verde sul banco. La fantastica pizza aglio olio e peperoncino era pronta da infornare.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
         <author>Robirobi</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=284</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Wed,  1 Sep 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>Malagueña:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=314</link>
         <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Ci sono due momenti indimenticabili a teatro: quello immediatamente prima che il sipario si apra e quello successivo alla sua chiusura. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il tempo di un respiro; il sangue venoso cede anidride carbonica e i globuli rossi si arricchiscono di ossigeno tuffandosi in un&amp;rsquo;arteria nuova, mentre la membrana vellutata del sipario si fa da parte. Inizia la magia, l&amp;rsquo;osmosi fra l&amp;rsquo;arte e la realt&amp;agrave;.&amp;nbsp; Ciascuna si nutre dell&amp;rsquo;altra, in un rapporto cannibale d&amp;rsquo;amore e odio. La bellezza esiste lo stesso se nessuno la guarda? La musica &amp;egrave; possibile in un mondo di sordi?&amp;rdquo;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi erano i suoi pensieri, quella sera, da spettatrice, in prima fila.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Lo spettacolo lo conosceva bene: danze popolari spagnole, accompagnate dai migliori chitarristi e interpretate dai ballerini pi&amp;ugrave; noti della scuola iberica. Sentir risuonare il flamenco, la sevillana, il fandango e l&amp;rsquo;incalzare della malague&amp;ntilde;a in quel famoso teatro italiano, le avrebbe fatto un certo effetto.&amp;nbsp; Si guard&amp;ograve; il piede destro, bloccato nello stretto stivaletto di gesso e le venne da piangere. Ripens&amp;ograve; alla realt&amp;agrave; che si mangia l&amp;rsquo;arte e pens&amp;ograve; alla sua stupidit&amp;agrave;, di certo non avrebbe mai pensato di trascorrere quella serata in quel modo; abito da sera, sandalo gioiello Caovilla, solo uno il sinistro e stivaletto di gesso firmato &amp;ldquo;Gaetano Pini&amp;rdquo; (stilista meno noto forse, ma italiano pure lui). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&amp;rsquo;altro canto le scarpe, erano la sua unica passione. Dopo la danza, naturalmente. Scarpe belle, bellissime. Ne possedeva a centinaia. Le metteva di rado, ma le amava tutte, indistintamente. Ecco perch&amp;eacute; la prima cosa che aveva fatto, appena arrivata a Milano era stata precipitarsi in centro per acquistare quelle favolose Paciotti viste su Vogue.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Inaudite: 14,5 cm d&amp;rsquo;altezza fra tacco e plateu. Una follia. &amp;ldquo;Suede Double-platform Ankle Boot&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;arte che incontra la realt&amp;agrave; per qualche centinaio di euro. Mentre le provava, aveva creduto di comprendere per un attimo cosa provavano le geishe dai piedi fasciati. Quella femminilit&amp;agrave; indifesa e senza equilibrio, quella perfezione di bellezza cui non &amp;egrave; permesso correre, scappare, ma solo &amp;ldquo;essere&amp;rdquo;, passo dopo passo, precariamente in bilico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Che stupida era stata!&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sipario si apr&amp;igrave; vellutata membrana fra il sangue della realt&amp;agrave; e l&amp;rsquo;ossigeno dell&amp;rsquo;arte. Una voce fuori campo annunci&amp;ograve; &amp;ldquo;Siamo spiacenti dovervi informare che la prima ballerina Alma Martinez a causa di un piccolo infortunio, sar&amp;agrave; sostituita nella performance della malague&amp;ntilde;a e del flamenco da Delma Amparo&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gi&amp;agrave;, che stupida&amp;hellip;&amp;rdquo; pens&amp;ograve; mentre lo spettacolo aveva inizio.&lt;/p&gt;</description>
         <author>A.marti</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=314</comments>
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         <pubDate>Sun,  1 Aug 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>La prenotazione nel terzo millennio:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=305</link>
         <description>&lt;p&gt;Pronto?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;?&lt;br /&gt;Hotel ***?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Posso chiederle un&amp;rsquo;informazione?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;. &lt;br /&gt;Volevo sapere se ha disponibilit&amp;agrave; di una stanza.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ce l&amp;rsquo;ha?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ce l&amp;rsquo;ha sempre, comunque?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;In qualsiasi giorno?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Anche oggi, per dire?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Per&amp;ograve; a me non serviva per oggi, mi serve per il *** di ***.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ce l&amp;rsquo;ha?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ah, mh, bene. Io cercavo una doppia, ce l&amp;rsquo;ha?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Cio&amp;egrave;, pi&amp;ugrave; che una doppia, una tripla.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;O meglio, le spiego, noi siamo una coppia &amp;hellip;&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Con una figlia piccola &amp;hellip;&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Quindi potremmo prendere una doppia e far dormire la bimba nel letto con noi.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ah, ecco, mi dica: si possono unire i letti?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Bene. E &amp;hellip; se invece portiamo noi il lettino? Possiamo usare un lettino nostro?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ok. Certo, in alternativa possiamo prendere una tripla e far dormire la bimba nel vostro letto.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Mi dice infatti che di triple ne ha.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ottimo. Per&amp;ograve;, forse la cosa migliore &amp;egrave; la doppia col nostro lettino.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Una cosa: l&amp;rsquo;hotel &amp;egrave; in zona centrale?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;. &lt;br /&gt;Si vede il duomo?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;. &lt;br /&gt;Perfetto. Si pu&amp;ograve; avere una stanza con balcone?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Bello! Balcone e vista duomo?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Evviva. La colazione? Si pu&amp;ograve; avere?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Compresa nel prezzo?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;A proposito, il prezzo &amp;egrave; quella che ho trovato sul sito? Cinquanta euro la doppia?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Con la colazione.&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Capito. Parliamo del parcheggio. Ce l&amp;rsquo;avete?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Parcheggio proprio dell&amp;rsquo;hotel?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;. &lt;br /&gt;Benissimo. Sa, senza parcheggio diventa un problema: le valigie, la bimba &amp;hellip;&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Allora, ricapitolando, per il giorno *** di ***, una stanza doppia con colazione compresa, balcone e vista duomo, per cinquanta euro. Le dico il nome.&lt;br /&gt;Di chi?&lt;br /&gt;Il mio. &lt;br /&gt;Perch&amp;eacute;?&lt;br /&gt;Per la prenotazione.&lt;br /&gt;Quale prenotazione?&lt;br /&gt;Della stanza.&lt;br /&gt;La stanza?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Quale stanza?&lt;br /&gt;La stanza doppia.&lt;br /&gt;Non abbiamo stanza doppie disponibili per i prossimi due mesi.&lt;br /&gt;Ma poco fa lei mi ha detto &amp;hellip;&lt;br /&gt;Si vede che non ci siamo capiti.&lt;br /&gt;Ah. Strano. Allora facciamo una tripla.&lt;br /&gt;Una tripla? Per chi ci ha preso? Gli hotel con le triple sono di quart&amp;rsquo;ordine. Noi siamo un hotel di tutto rispetto.&lt;br /&gt;E allora come facciamo?&lt;br /&gt;Lo chiede a me? E&amp;rsquo; lei che vuole la stanza, mica io.&lt;br /&gt;Ma non capisco, davvero, poco fa &amp;hellip;&lt;br /&gt;Il passato &amp;egrave; passato, non sia nostalgico.&lt;br /&gt;Allora prendo due singole. Si potr&amp;agrave; almeno aggiungere il lettino nella singola, no?&lt;br /&gt;Non usi quel tono con me.&lt;br /&gt;Mi scusi. Volevo dire, esiste la possibilit&amp;agrave; di accomodare il lettino portato da noi in una delle due singole, se non &amp;egrave; troppo disturbo?&lt;br /&gt;Dipende.&lt;br /&gt;Da cosa?&lt;br /&gt;Nella sua singola sarebbe meglio di no. La sento nervoso, la bimba si agiterebbe.&lt;br /&gt;Ma come si permette?&lt;br /&gt;Come mi permetto io? Come si permette lei, di chiedermi come mi permetto?!&lt;br /&gt;Ma &amp;hellip; davvero sono senza parole. Facciamo cos&amp;igrave;, soprassediamo; vada per le due singole con balcone.&lt;br /&gt;Singole con balcone? Non credo proprio. Abbiamo due singole nel seminterrato se le interessa.&lt;br /&gt;Quindi anche la vista sul duomo &amp;hellip;&lt;br /&gt;Se la scorda. Ma le fondamenta del duomo non sono molto distanti in linea d&amp;rsquo;aria.&lt;br /&gt;Mpf &amp;hellip; la colazione &amp;egrave; compresa, questo s&amp;igrave;?&lt;br /&gt;Certo, come no. Vuole anche il cioccolatino sul cuscino?&lt;br /&gt;Beh, quasi quasi &amp;hellip;&lt;br /&gt;Ma lei &amp;egrave; proprio un babbeo! Figuriamoci se &amp;egrave; compresa la colazione! Cosa ci guadagno io a darle la colazione gratis, eh? Me lo dica. Niente per niente, caro signore. Non lo dimentichi mai.&lt;br /&gt;Mi faccia indovinare, anche il prezzo di cinquanta euro non vale pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;E invece s&amp;igrave;. Cinquanta euro. Tondi tondi.&lt;br /&gt;Per la singola?&lt;br /&gt;No, per il supplemento lettino della bimba. A patto per&amp;ograve; che dorma con sua moglie. Se vuole farla dormire con lei gli euro diventano settanta.&lt;br /&gt;Guardi, a questo punto non so pi&amp;ugrave; che dire, se non fosse per il parcheggio interno &amp;hellip;&lt;br /&gt;Parcheggio interno? Ma cosa le salta in mente, i parcheggi interni li hanno i moderni, asettici hotel, noi siamo un suggestivo, antico albergo.&lt;br /&gt;Niente parcheggio?&lt;br /&gt;Macch&amp;eacute;. Per&amp;ograve; esiste un parcheggio pubblico gratuito a soli settecento metri.&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; gratis? Siamo sicuri?&lt;br /&gt;Certo che &amp;egrave; gratis, nei festivi.&lt;br /&gt;Ma io ho prenotato per gioved&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Poteva scegliere un gioved&amp;igrave; festivo, ce ne sono sul calendario, sa?&lt;br /&gt;Senta, adesso basta. Rinuncio. Si tenga le sue stanze, chieder&amp;ograve; a qualche altro hotel.&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute;?&lt;br /&gt;Come perch&amp;eacute;? Prima mi dice una cosa, poi un&amp;rsquo;altra. Non so pi&amp;ugrave; a chi credere.&lt;br /&gt;Creda a me. La prego, creda a me.&lt;br /&gt;A lei? Ma &amp;egrave; proprio lei che prima mi ha detto che per il giorno *** di *** c&amp;rsquo;era la doppia vista duomo col balcone e poi&amp;hellip;&lt;br /&gt;Infatti.&lt;br /&gt;Infatti cosa?&lt;br /&gt;Infatti la doppia vista duomo per il giorno *** di *** &amp;egrave; disponibile. Cinquanta euro colazione compresa. Gliela prenoto. Nome?&lt;/p&gt;</description>
         <author>Zumba</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=305</comments>
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         <pubDate>Mon, 26 Jul 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>Echi di celluloide - 13:Donnie Darko</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=313</link>
         <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;Donnie Darko&quot;: L&amp;rsquo;immagine spettrale dell&amp;rsquo;America&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premessa: il film &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; (2001) di Richard Kelly, gi&amp;agrave; entrato nel mito, non mi ha entusiasmato. Non ne scrivo, dunque, sull&amp;rsquo;onda di un consenso incondizionato, per quanto siano da apprezzare la buona tecnica registica, l&amp;rsquo;impegno degli attori, l&amp;rsquo;originalit&amp;agrave; del progetto e il suo essere stato realizzato relativamente a basso costo (5 milioni di Dollari &amp;egrave; considerato low budget per Hollywood, mentre alle nostre latitudini ci sarebbe da leccarsi i baffi per un finanziamento di questo tipo in campo cinematografico!).&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; &amp;egrave; un film furbetto almeno quanto coraggioso. Una prima considerazione pu&amp;ograve; essere dedicata alla sua trama: qual &amp;egrave; la storia? Un liceale che prevede la propria morte, la quale, ovviamente, coincide per lui con la fine del mondo? E come si giustificano il mostruoso coniglio Frank e gli strani e sospesi eventi che punteggiano i 28 giorni che separerebbero Donnie dalla sua dipartita? A livello narrativo, non tutti i nodi vengono al pettine, come se il regista rifiutasse una perfetta anularit&amp;agrave; della trama. I pi&amp;ugrave; spiegano il film come la rappresentazione di un universo parallelo: i 28 giorni al centro della narrazione sarebbero &amp;ldquo;ipotetici&amp;rdquo;, una parentesi possibile nella teoria del multiverso, &amp;ldquo;vissuta&amp;rdquo; dai personaggi che, a diverso titolo, erano in contatto con Donnie. &lt;br /&gt;Ma, a prescindere dalle affascinanti spiegazioni fisiche, la vera domanda da porsi &amp;egrave;: qual &amp;egrave; la finalit&amp;agrave; di un film come &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo;? Dove vuole andare a parare Richard Kelly?&lt;br /&gt;Il film si sforza palesemente di sfuggire ai generi (come, seguendo la lezione dei fratelli Coen, fa ormai tanto cinema contemporaneo) pur di fatto attraversandoli un po&amp;rsquo; tutti, e servendosi di alcuni di essi (in primis dello &amp;ldquo;school movie&amp;rdquo;, il film americano di adolescenti) per andare oltre, per rivelare aspetti che travalichino il genere stesso. &lt;br /&gt;Prendendo a modello una tipica storia liceale, Kelly la riveste con una struttura &amp;ldquo;dark&amp;rdquo; (non &amp;egrave; certo casuale il bizzarro cognome del protagonista) introdotta fin dall&amp;rsquo;inizio e ben sviluppata visivamente. Il countdown dei 28 giorni che separano Donnie dalla &amp;ldquo;fine del mondo&amp;rdquo; annunciatagli da Frank scandisce la tensione del film, che non ha dunque bisogno di narrare nulla, proteso com&amp;rsquo;&amp;egrave; verso questo enigma finale, in una tensione escatologica che, per cos&amp;igrave; dire, si regge da sola. Il film allora pu&amp;ograve; prendersi la libert&amp;agrave; di indugiare su un&amp;rsquo;apparente e sbandierata quotidianit&amp;agrave; nella messa in scena. I giovani protagonisti sono, volta a volta, alle prese con le lezioni anticonformiste della bella professoressa Pomeroy, o con le sparate moralisticheggianti degli insegnanti pi&amp;ugrave; retrogradi e dell&amp;rsquo;insopportabile predicatore Jim Cunningham (interpretato dal compianto Patrick Swayze), o con i problemi e le incomprensioni familiari e coi soliti bulli da Liceo che minacciano e intimidiscono. Un flusso di normalit&amp;agrave;, con lunghe inquadrature a loro modo anti-narrative, piuttosto illustrative. Scomodando nientemeno che &amp;ldquo;Barry Lyndon&amp;rdquo; (e sperando che Stanley da lass&amp;ugrave; non me ne voglia!) si potrebbe parlare anche per &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; di TEMPO FREQUENTATIVO, interrotto (o meglio: scandito) soltanto dall&amp;rsquo;inquietante countdown di cui si diceva. &lt;br /&gt;Ora, occorre fare una piccola digressione. Esiste oggi, a mio avviso, una corrente di pensiero cinematografico che appunta il proprio interesse su quella che io chiamo RAPPRESENTAZIONE DEL VUOTO, ove per VUOTO non si intende il nulla, bens&amp;igrave; semplicemente l&amp;rsquo;ordinario contrapposto allo stra-ordinario, il normale, il quotidiano, l&amp;rsquo;anti-narrativo. Un cinema opposto al cosiddetto &amp;ldquo;bigger than life&amp;rdquo;, per intenderci. Un cinema delle dimensioni della vita, almeno in apparenza. Se infatti in una concezione classica del cinema ogni scena deve necessariamente portare avanti l&amp;rsquo;azione e la trama, in quest&amp;rsquo;altra concezione ci&amp;ograve; non &amp;egrave; affatto garantito. Si deve parlare, perci&amp;ograve;, di NARRAZIONE SPETTRALE.&lt;br /&gt;Intendiamoci: &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; ha una trama, &amp;egrave; anzi un film un po&amp;rsquo; disonesto e ruffiano, visto quanto e come gioca sulle zone oscure della trama stessa. La sua spettralit&amp;agrave; risiede essenzialmente nella volont&amp;agrave; di fornire un&amp;rsquo;immagine sintetico-critica di un ambiente, quello di una linda cittadina americana ai nostri giorni; ambiente che si fa ovviamente mise en abyme di un&amp;rsquo;intera Nazione, l&amp;rsquo;America, e forse pi&amp;ugrave; ancora di un TEMPO, l&amp;rsquo;oggi, incastrato tra la voglia di cedere ai sogni e alla fantasia e un neo-positivismo d&amp;rsquo;accatto che si incarna nello psicologismo sfrenato (si pensi al personaggio di Jim Cunningham).(*)&lt;br /&gt;Tra le scene pi&amp;ugrave; riuscite del film ci sono, non a caso, le proteste del &amp;ldquo;diverso&amp;rdquo; Donnie contro questo assurdo sistema di valutazione e di analisi del mondo e degli individui. La scuola, lungi dall&amp;rsquo;esaltare le individualit&amp;agrave;, i talenti e la libert&amp;agrave; di pensiero, &amp;egrave; un luogo oppressivo o, peggio, omologante, nel quale bisogna allinearsi per non essere emarginati. &lt;br /&gt;Il mondo pastellato descritto da Kelly con una certa arguzia trova in Donnie un giudice implacabile. Le azioni che egli compie obbedendo alla mefistofelica e vagamente lynciana figura di Frank, come dare fuoco alla casa del telepredicatore, sembrano dunque i rigurgiti inconsci di una societ&amp;agrave; repressa e stupida, piena di falsi miti e incapace di confrontarsi col problema della morte. La violenza deriva dall&amp;rsquo;eccesso di virtualit&amp;agrave;, che fa apparire ogni azione rimediabile e mai eccessiva; e il pensiero New Age, oscillante tra gli onnicomprensivi estremi di ODIO e AMORE, non pu&amp;ograve; instillare tranquillit&amp;agrave; e consapevolezza di s&amp;eacute;, non pu&amp;ograve; educare: pu&amp;ograve; solo omogeneizzare. In questo senso, Kelly ci presenta un mondo apocalittico, di cui Frank prevede la fine entro 28 giorni. In questo senso, &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; racconta, per citare il grande Karl Kraus, i suoi personalissimi &amp;ldquo;ultimi giorni dell&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;&amp;rdquo;, mostrandoci un mondo agonizzante sotto la patina smaltata che l&amp;rsquo;educazione sociale e scolastica non fa che passare e ripassare. &lt;br /&gt;Insomma, a suo modo &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; mi pare un film di SATIRA nel senso proprio del termine: critica sociale, pi&amp;ugrave; che apologo morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poc&amp;rsquo;anzi si parlava di TEMPO. Centro del film sembra essere il tempo presente, guardato e giudicato da quel personaggio &amp;ldquo;diacronico&amp;rdquo; (perch&amp;eacute; attraversa pi&amp;ugrave; tempi) che &amp;egrave; Donnie. Le scene in cui egli conversa col professore di fisica circa la natura del Tempo e la possibilit&amp;agrave; di viaggiare in esso aprono sul film la prospettiva del &amp;ldquo;viaggio temporale&amp;rdquo;: forse Donnie sta vedendo/vivendo un futuro ipotetico. O forse dal futuro vede il presente. Il regista lascia nel dubbio lo spettatore su cosa sia REALMENTE accaduto (ma suvvia: oggi ha ancora senso dire &amp;ldquo;realmente&amp;rdquo;?). &lt;br /&gt;Resta dunque la visione spettrale gettata su cose e persone, il coraggio di provare a filmare il vuoto, il ripetersi degli eventi, sempre uguale e a volte privo di significato. Pi&amp;ugrave; che un film di trama, &amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; &amp;egrave; allora un film di situazione, una radiografia socio-culturale.&lt;br /&gt;Mi rendo conto di apprezzare sempre di pi&amp;ugrave; i film che subiscono la &amp;ldquo;fascinazione del vuoto&amp;rdquo;, che sono cio&amp;egrave; attratti dalla possibilit&amp;agrave; che offre il cinema di ritrarre fedelmente il reale DUPLICANDOLO il pi&amp;ugrave; esattamente possibile (&amp;ldquo;fotografia della fotografia della realt&amp;agrave;&amp;rdquo;, avrebbe detto Kubrick) e facendone emergere, in questo modo, il carattere di SIMULACRO, di contenitore vuoto, di FANTASMA. Non &amp;egrave; un&amp;rsquo;idea nuova, se gi&amp;agrave; un certo Erich Von Stroheim, ricostruendo la piazza di Montecarlo a grandezza naturale per &amp;ldquo;Foolish Wives&amp;rdquo; (1921), proponeva la &amp;ldquo;metafora di una civilt&amp;agrave; ridotta a simulacro di s&amp;eacute; stessa&amp;rdquo; (Paolo Mereghetti). &lt;br /&gt;Per mezzo del realismo &amp;ndash; o, meglio, dell&amp;rsquo;iper-realismo &amp;ndash; il cinema &amp;ldquo;duplica il reale per smascherarne l&amp;rsquo;ipocrisia e la meschinit&amp;agrave;&amp;rdquo; (di nuovo Paolo Mereghetti).&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Donnie Darko&amp;rdquo; non vola alto come &amp;ldquo;Foolish Wives&amp;rdquo;, e Richard Kelly non &amp;egrave; Erich Von Stroheim. Ma la natura spettrale della sua struttura narrativa rimanda a questa volont&amp;agrave;/possibilit&amp;agrave; del cinema di farsi duplicatore significante del reale, svelatore di meccanismi che solo dalla &amp;ldquo;fotografia della fotografia della realt&amp;agrave;&amp;rdquo; possono emergere con chiarezza. &lt;br /&gt;E il tentativo di elevare un sottogenere come lo &amp;ldquo;school movie&amp;rdquo; al rango di tragedia corale (bella la sequenza finale, che mostra tutti i personaggi nella fatale nottata nella quale il mondo dovrebbe finire) &amp;egrave; perlomeno da apprezzare. Nel nome di un cinema che, anche e soprattutto dagli USA, si sforzi sempre di non essere solo &amp;ldquo;prodotto&amp;rdquo; ma anche &amp;ldquo;opera&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(*) Va per&amp;ograve; detto che, come &amp;egrave; facile arguire dalle discussioni tra il padre di Donnie e i figli, il film non &amp;egrave; ambientato ai giorni nostri, o all&amp;rsquo;epoca della sua realizzazione, bens&amp;igrave; un po&amp;rsquo; prima, alla fine degli anni Ottanta, durante il duello per la Casa Bianca tra Bush senior e Dukakis.&lt;/p&gt;</description>
         <author>Matteo Fontana</author>
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         <pubDate>Mon, 19 Jul 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>Inaffidabile:parte seconda</title>
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         <description>&lt;p&gt;Torno da pisciare.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Scusa!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; ancora lui. &amp;ldquo;Sai di fumo. Stai lontano. Lo sai che il fumo da fastidio a quelli che hanno smesso?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;L&amp;agrave; fuori c&amp;rsquo;&amp;egrave; una che ti conosce. Dice che non sei credibile. Dice che sei andato a cena con lei e le hai fumato un intero pacchetto di sigarette&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Che cosa ho fatto?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Hai fumato tutte le sue sigarette&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Io non fumo. Saranno almeno venti minuti&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Be&amp;rsquo; la tizia l&amp;igrave; fuori invece dice che fumi&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Quale tizia?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Quella l&amp;igrave; fuori. Dice che vi conoscete&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Ha le tette grosse?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Non mi pare, no&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Allora non ci conosciamo&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Dice che vi siete visti un giorno che lei era scazzata e tu hai insistito che venisse a mangiare la pizza e allora lei si &amp;egrave; convinta ed &amp;egrave; venuta e avete parlato di poesia tutta la sera e nel frattempo le hai fumato tutte le sigarette&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Abbiamo fatto sesso?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Non me lo ha detto&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Quindi?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Quindi o non l&amp;rsquo;avete fatto o l&amp;rsquo;avete fatto e non si ricorda&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Non saprei cosa scegliere&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Tra cosa?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Tra non fare sesso e parlare tutta sera di poesia oppure fare sesso ma essere cos&amp;igrave; scarso che poi una preferisce scordarsi&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Per&amp;ograve; dice che l&amp;rsquo;hai fatta ridere parecchio&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;S&amp;igrave;?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Ha detto proprio cos&amp;igrave;&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Vuoto il boccale e lo appoggio sul bancone. Mi alzo dallo sgabello e sistemo il pacco. Faccio un rutto. Batto una mano sulla spalla del tizio. &amp;ldquo;D&amp;rsquo;ora in poi chiamami pure Roger Rabbit&amp;rdquo;, gli faccio.&lt;br /&gt;Mi afferra la mano e la agita su e gi&amp;ugrave;. &amp;ldquo;Io sono Michele. Non ti facevo straniero, sai? Dall'accento avrei detto che eri di Parma&quot;.&lt;/p&gt;</description>
         <author>UfJ</author>
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         <pubDate>Tue, 13 Jul 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>Inaffidabile:parte prima</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=311</link>
         <description>&lt;p&gt;Io sono l&amp;igrave; che bevo la mia birra e uno salta su e fa: &amp;ldquo;Sai che tu non sei mica credibile?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;Lo guardo. &amp;ldquo;Ci conosciamo?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Dipende. A che birra sei?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;La seconda&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Allora no&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; uno di quelli da serranda abbassata. Quelli con cui ci beviamo l&amp;rsquo;ultima, a locale chiuso, con Alan, il barista e noi fessi, indefessi, davanti al bancone arroccati sugli sgabelli, le palpebre pesanti, la luce doppia, la birra che si surriscalda e diovalser fra quattro ore devo tirarmi su.&lt;br /&gt;Devo pure pisciare.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Comunque io dico che non sei affidabile&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Credibile o affidabile?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Cosa?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Prima hai detto che non ero credibile. Poi hai detto che non sono affidabile. Quale dei due?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Fa differenza?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Dimmelo tu&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Non mi ricordo se fumi&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Che c&amp;rsquo;entra?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Chiedevo. Magari ti scrocco una paglia&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Ho smesso&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Vedi che menti? Sai di fumo. Uno che mente non &amp;egrave; credibile&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Ho smesso da cinque minuti&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Cosa vuol dire che hai smesso da cinque minuti?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Che ho fumato l&amp;rsquo;ultima cinque minuti fa. Adesso ho smesso&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Lo vedi? Lo vedi?&amp;rdquo; Inizia a saltarmi intorno. &amp;ldquo;Lo vedi che non sei neanche affidabile? Uno che fa una cosa per solo cinque minuti mica pu&amp;ograve; dire che &amp;egrave; affidabile. Deve passare un giusto intervallo di tempo&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Che significa?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;La tua macchina per esempio. Ti fidi della tua macchina?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;Bevo un sorso e sbuffo. &amp;ldquo;Mi fido&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;E sai perch&amp;eacute;? Perch&amp;eacute; la tua macchina se la metti in moto funziona per un giusto intervallo di tempo. Non ti lascia a piedi a met&amp;agrave; del viaggio. Altro che cinque minuti&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;La mia macchina?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;S&amp;igrave;, la tua macchina&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Sai&amp;hellip;&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Cosa?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Chiss&amp;agrave; dove cazzo l&amp;rsquo;avr&amp;ograve; parcheggiata, la mia macchina&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;</description>
         <author>UfJ</author>
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         <pubDate>Mon, 12 Jul 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>Venticinque:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=283</link>
         <description>&lt;p&gt;La neve stava prendendo il colore sporco della strada, la natura tratteneva il respiro.&lt;br /&gt;Ago indic&amp;ograve; la strada con la tazza piena di vermouth. &amp;quot;La notte scorsa non hanno pulito. Per cosa li paghiamo, questi qui?&amp;quot;.&lt;br /&gt;Liliana sistem&amp;ograve; la pentola nella credenza. &amp;quot;Non fare cos&amp;igrave;, tutti quanti sono a fare compere, c&amp;#39;&amp;egrave; aria di festa&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Non mi interessa l&amp;#39;aria di festa, il comune deve pulire. Se io esco e cado e mi si rompe qualcosa, festa o non festa finisco in ospedale&amp;quot;.&lt;br /&gt;Lili gli si avvicin&amp;ograve;, lo abbracci&amp;ograve; da dietro, gli carezz&amp;ograve; il petto, appoggiando la guancia alla sua schiena. &amp;quot;Ricordati, amore, peace&amp;amp;love&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Un corno&amp;quot; mugg&amp;igrave; Ago e si vers&amp;ograve; del vermouth. Fine della bottiglia.&lt;br /&gt;&amp;quot;Smetti di tracannare quella roba, questa sera berremo un sacco di schifezze, non &amp;egrave; il caso&amp;quot;. &lt;br /&gt;&amp;quot;Megera!&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Carino, da parte tua. Carino, la vigilia di Natale&amp;quot;.&lt;br /&gt;Ago sollev&amp;ograve; la tazza. &amp;quot;Dico a lei&amp;quot;.&lt;br /&gt;Lili guard&amp;ograve; fuori. &amp;quot;Oh, quella! Si direbbe quasi che sia un odio amore&amp;quot;. &lt;br /&gt;&amp;quot;Non &amp;egrave; odio e amore, &amp;egrave; merda e merda!&amp;quot; perch&amp;eacute; adesso lo sai cosa far&amp;agrave; quella? Fermer&amp;agrave; il cane davanti al numero venticinque, cio&amp;egrave; casa nostra, perch&amp;eacute; per loro il venticinque &amp;egrave; un cesso. Questo &amp;egrave; il loro messaggio. Lo sai, vero, cosa pensa di noi?&amp;quot;.&lt;br /&gt;La donna, centoventi chili che avanzavano a fatica, sembrava tuttavia trascinata a forza da un cane piccolo e peloso, grigiastro, che tirava il guinzaglio come un dannato.&lt;br /&gt;&amp;quot;Hai visto? Non vede l&amp;#39;ora di fermarsi al venticinque. Gli scappa, non ce la fa pi&amp;ugrave;, ma piuttosto che fermarsi prima muore&amp;quot;.&lt;br /&gt;Lili si stacc&amp;ograve; da lui. &amp;quot;Io non capisco perch&amp;eacute; devi rovinarti anche le feste. Vai da lei e parlale&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Agli animali non si parla. Dovrebbe capirlo da sola, la megera, ma in fondo anche lei &amp;egrave; un animale&amp;quot;.&lt;br /&gt;Lili scroll&amp;ograve; il capo, guard&amp;ograve; la bottiglia vuota e la port&amp;ograve; in cantina.&lt;br /&gt;Ago si infil&amp;ograve; il cappotto ed usc&amp;igrave; sul vialetto, dove era parcheggiata la macchina.&lt;br /&gt;&amp;quot;Dove vai?&amp;quot; chiese Lili dalla cantina.&lt;br /&gt;&amp;quot;A comperare il vermouth&amp;quot; mormor&amp;ograve; Ago, tra s&amp;eacute;.&lt;br /&gt;La donna e il cane si fermarono al venticinque. Lei sollev&amp;ograve; appena lo sguardo e vide Liliana scomparire dietro la tendina. &amp;quot;Stronzi!&amp;quot; mormor&amp;ograve;. Il cane, come se avesse ricevuto un preciso comando, pieg&amp;ograve; le zampe tremanti, avvicin&amp;ograve; il posteriore al terreno&amp;nbsp; e lasci&amp;ograve; il suo commento. &lt;br /&gt;Ago controll&amp;ograve; la macchina. Un lembo di parafango si stava staccando, c&amp;#39;era una nuova ammaccatura sullo spigolo. Grugn&amp;igrave;, si infil&amp;ograve; nell&amp;#39;auto, innest&amp;ograve; la retro e usc&amp;igrave; in strada. Guard&amp;ograve; dal finestrino. Davanti a casa due palline marroni fumavano nella neve. &amp;quot;Merda!&amp;quot; esclam&amp;ograve;. Si guard&amp;ograve; intorno e part&amp;igrave;. Avanz&amp;ograve; piano, controllando i marciapiedi e le vie laterali. La megera sembrava essersi dissolta.&lt;br /&gt;Ago ferm&amp;ograve; la macchina davanti alla drogheria. Un bigliettino diceva che si chiudeva alle quattro. Entr&amp;ograve;. &amp;quot;Faccio ancora in tempo?&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Per te c&amp;#39;&amp;egrave; ancora tempo, tesoro&amp;quot; disse Vanna. Stava tagliando sottili fette di prosciutto, le levava con la pinzetta, le controllava ad una ad una. Il cliente del prosciutto, le mani affondate nelle tasche, guardava alternativamente Vanna e Ago, aspettava uno scambio di battute.&lt;br /&gt;&amp;quot;Un etto, ha detto?&amp;quot;.&lt;br /&gt;Il cliente sobbalz&amp;ograve; come se qualcosa di molesto l&amp;#39;avesse risvegliato. Chiese due etti. Gli occhi sotto la coppola si vedevano appena.&lt;br /&gt;Ago studi&amp;ograve; i liquori sullo scaffale. Prese una bottiglia di grappa e una di vermouth. Il cliente del prosciutto ebbe uno spasimo di impazienza. Ora cercava di leggere le etichette dei liquori.&lt;br /&gt;&amp;quot;Fanno otto euro&amp;quot; disse Vanna al cliente. Il cliente sorrise, pag&amp;ograve;, di nuovo torn&amp;ograve; a guardare ora Vanna ora Ago, poi le bottiglie. Visto che non accadeva nulla, usc&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ago appoggi&amp;ograve; le bottiglie sul banco. &amp;quot;Cosa fai di bello?&amp;quot;.&lt;br /&gt;Vanna lev&amp;ograve; gli occhi al cielo. &amp;quot;Cena con mio padre, niente di che. e Tu?&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Cena con mia moglie. Niente di che&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Prima per&amp;ograve; mi tolgo l&amp;#39;ossigenatura dai capelli. Ti piacciono i capelli neri?&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;I miei preferiti&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Mi faccio tutta nera. Immagino mio padre, quando mi vedr&amp;agrave;, mi dir&amp;agrave; hai cambiato di nuovo? Non ha tutti i torti, in un mese &amp;egrave; la terza volta che cambio. Ma qui ho la ricrescita grigia, vedi. Fanno dodici euro&amp;quot;.&lt;br /&gt;Ago pag&amp;ograve;. &amp;quot;E adesso puoi chiudere - disse - Buon Natale&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Lo spero&amp;quot; disse Vanna.&lt;br /&gt;Ago pest&amp;ograve; la neve sporca, sal&amp;igrave; in macchina e sistem&amp;ograve; per bene le bottiglie sul sedile del passeggero. Guid&amp;ograve; piano guardando gli alberi addobbati nei giardini. I cani correvano ai cancelli, sembrava che le palle luminose latrassero.&lt;br /&gt;&amp;quot;Maledetti&amp;quot; disse. Si ferm&amp;ograve;, svit&amp;ograve; il tappo del vermouth, mand&amp;ograve; gi&amp;ugrave; un sorso. &amp;quot;Maledetti&amp;quot; ripet&amp;egrave;. Ripart&amp;igrave;, le ruote slittarono sulla neve, la macchina non teneva bene la strada, seguiva il flusso di onde ghiacciate, se ne andava alla deriva.&lt;br /&gt;&amp;quot;Maledetto paese&amp;quot; pens&amp;ograve;. &amp;quot;Maledetto Natale, maledetta vita, maledetti tutti&amp;quot;. Ricord&amp;ograve; sua madre, che viveva in paese, che gli faceva ancora trovare un pasto caldo. &amp;quot;No, lei maledetta no&amp;quot;. Maledetti il parroco, il sindaco, le case mai finite e mai cominciate di quel paese fantasma, i negozi che aprivano e chiudevano perch&amp;eacute; non c&amp;#39;erano clienti, ma bestie. &amp;quot;Maledetti i barboncini, i guaiti, gli stronzi gialli che guarnivano le strade come festoni odorosi.&lt;br /&gt;Ricominci&amp;ograve; a piovere, gocce pesanti e rumorose. Ago posizion&amp;ograve; il riscaldamento al massimo, si ferm&amp;ograve; con il motore acceso, chiuse gli occhi, immagin&amp;ograve; paesi tropicali, gente nuova, straniera, dalla lingua incomprensibile e dal pronto sorriso. Mand&amp;ograve; gi&amp;ugrave; un altro sorso di vermouth e il caldo che sent&amp;igrave; nello stomaco pens&amp;ograve; fosse un sole di spiaggia.&lt;br /&gt;Riapr&amp;igrave; gli occhi. La megera, a cinquanta metri da lui, stava tirando il cane per il guinzaglio. Il cane voleva fermarsi ad annusare, forse a lasciare qualche goccia odorosa, ma lei lo tirava via per portarlo al numero 25, ne era sicuro, dove avrebbe scaricato vermi, tossine, saliva, tutti gli odori di una vita non ancora sperimentati.&lt;br /&gt;&amp;quot;Maledetta&amp;quot; grugn&amp;igrave;. Innest&amp;ograve; la marcia e avanz&amp;ograve; piano. La megera fece attraversare il cane, scomparve nella via laterale.&lt;br /&gt;Ago si ferm&amp;ograve;. Svit&amp;ograve; la bottiglia, bevve un lungo sorso. Era bello sentire il liquido correre gi&amp;ugrave; a scaldare le parti fredde e incerte del cuore.&lt;br /&gt;Svolt&amp;ograve; a passo d&amp;#39;uomo. Ecco la megera. Sembrava una massa tumorale, quella schiena tonda e nera che si ingrandiva di giorno in giorno. &lt;br /&gt;Una volta Ago aveva tirato la macchina su un rettilineo, faceva gli ottanta in seconda, uno scatto non male. &lt;br /&gt;&amp;quot;Riproviamo&amp;quot; si disse. Fece ruggire il motore e punt&amp;ograve; sulla donna. Non aveva molto tempo, per&amp;ograve; riusc&amp;igrave; a immaginare la nera massa carnosa che colpita schizzava su per il cielo per precipitare da qualche altra parte, molto molto lontano. &lt;br /&gt;La megera sent&amp;igrave; che alle spalle si approssimava una valanga, o qualcosa di simile. Si volt&amp;ograve; e spalanc&amp;ograve; gli occhi.&lt;br /&gt;Ago fu molto felice di leggervi il terrore, era il suo primo vero regalo da un sacco di tempo a questa parte. La megera era una lepre impietrita, una preda senza scampo in cerca di una via d&amp;#39;uscita.&lt;br /&gt;A pochi metri dall&amp;#39;impatto, sopra un dosso d&amp;#39;asfalto, il muso della macchina si mise curiosamente a dondolare, come la testa di Lili. No, no, non &amp;egrave; cos&amp;igrave; che si fa, &amp;egrave; la vigilia, peace&amp;amp;love. Ago era sicuro di riuscire a raddrizzarla, riusc&amp;igrave; persino ad appoggiare una mano sulle bottiglie per evitare che cadessero sul tappetino. Ma l&amp;#39;auto prese una strada solo a lei conosciuta, usc&amp;igrave; dall&amp;#39;alone luminoso del lampione, si sollev&amp;ograve; lievemente da terra come se volesse imparare a volare, poi precipit&amp;ograve; verticale nel fosso e Ago fu tremendamente deluso nel constatare che la tumorale massa nera passava indenne al suo fianco e che il fosso non era cos&amp;igrave; basso come ricordava, ma profondo e infinito, lucente come un pericardio infiammato, doloroso come una vita, incompatibile con la vita.&lt;br /&gt;La megera stropicci&amp;ograve; gli occhi. Estrasse il fazzoletto e si asciug&amp;ograve; il collo. &amp;quot;Oh Signore&amp;quot; mormor&amp;ograve;. Cammin&amp;ograve; fino al venticinque, si ferm&amp;ograve; e incit&amp;ograve; il cane: &amp;quot;Forza bello, la tua ultima occasione, oggi. Poi si rientra&amp;quot;.&lt;/p&gt;</description>
         <author>Robirobi</author>
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         <pubDate>Mon,  5 Jul 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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         <title>Music corner - 28:Max Gazzè al Pim Pum Pam Festival di Cremona</title>
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         <description>&lt;strong&gt;Max Gazz&amp;egrave; 15/5/2010 - Cremona, Pim Pum Pam festival&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object width=&quot;390&quot; height=&quot;244&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/C6gs05YCfBs&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1?rel=0&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowscriptaccess&quot; value=&quot;always&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/C6gs05YCfBs&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1?rel=0&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowscriptaccess=&quot;always&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; width=&quot;390&quot; height=&quot;244&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sto inseguendo l&amp;rsquo;uomo pi&amp;ugrave; furbo del mondo. Quello che pu&amp;ograve; avere tre o quattro donne al secondo.&lt;br /&gt;Per farlo, ho dovuto lasciare una cena sul pi&amp;ugrave; bello. Proprio quando bisognava ordinare il dolce.&lt;br /&gt;Addio gelato. Addio semifreddo al torrone, che avrei volentieri affogato nel nero denso di una salsa al cioccolato.&lt;br /&gt;Invece mi ritrovo sotto l&amp;rsquo;asfalto di un cielo uscito da un racconto di Konrad, a rincorrere le parole della canzone di apertura del concerto di Max Gazz&amp;egrave; attraverso il fitto dedalo di viuzze del centro fino ai giardini di piazza Roma.&lt;br /&gt;Eccolo l&amp;agrave; in fondo sul palco, Max, inconfondibile mentre agita il cespuglio di capelli al ritmo del giro di basso con cui chiude il primo pezzo della sua esibizione.&lt;br /&gt;Nonostante il clima invernale, da farti pensare che forse &amp;egrave; a maggio che si festeggia il Natale, c&amp;rsquo;&amp;egrave; un discreto pubblico assiepato sotto il palco. Io mi piazzo un poco pi&amp;ugrave; distante, appena davanti alla cabina di regia. Non ricordo esattamente quando l&amp;rsquo;ho visto suonare dal vivo l&amp;rsquo;ultima volta. Forse era a Milano. O forse a Cortemaggiore. Un paio di anni fa, credo.&lt;br /&gt;Ma ricordo perfettamente la prima volta, sempre al Fillmore di Cortemaggiore, con Max a sparare i suoi pezzi migliori, mentre un gruppo di ragazzi mascherati con il suo faccione appiccicato sul viso si arrampicavano sul palco per mettersi a ballare e saltare.&lt;br /&gt;Uno di questi era il mio amico Goggio, bassista di una formazione cremonese, che toltosi la maschera di carta, invece di agitarsi sul palco come gli altri, tentava di strappare il basso dalle mani di Max, per fargli vedere che anche lui ci sapeva fare con quell&amp;rsquo;arnese.&lt;br /&gt;Fortunatamente per Max, la security era subito intervenuta, rispedendo il Goggio con un tuffo carpiato tra la folla sghignazzante.&lt;br /&gt;E stasera sembra di essere tornati un po&amp;rsquo; indietro nel tempo, perch&amp;eacute; i pezzi che Max snocciola uno dopo l&amp;rsquo;altro appartengono prevalentemente ai primi album. Ecco &amp;ldquo;Favola di Adamo ed Eva&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Una musica pu&amp;ograve; fare&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Da rosa a sposa&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Il motore degli eventi&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Vento d&amp;rsquo;estate&amp;rdquo; per giungere poi alla recente &amp;ldquo;Il solito sesso&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Di diverso rispetto al passato, per&amp;ograve;, c&amp;rsquo;&amp;egrave; un Max meno brillante del solito che, oltre a prendere qualche stecca, di cui mi accorger&amp;ograve; solo il giorno dopo nel rivedere un video del concerto catturato col mio telefonino, interagisce troppo poco col pubblico. E poi ci sono quei suoni ruvidi, quasi grezzi, che mi sembrano stonare con la poesia ironica e raffinatamente leggera di certe sue canzoni, tanto da farmi pensare che sul palco ci sia una cover band neanche troppo brava.&lt;br /&gt;Ma alla fine sono solo dettagli, perch&amp;eacute; sono comunque l&amp;igrave; a cantare a squarciagola le mie canzoni preferite, e Max &amp;egrave; l&amp;igrave; a suonarle per me. S&amp;igrave;, avete capito bene: per me. Come dimostra proprio la canzone di chiusura, dopo il solito inutile siparietto del &amp;ldquo;bis&amp;rdquo;, in cui la band se ne va e poi ritorna sul palco incitata dal pubblico. Non l&amp;rsquo;ho mai sopportato questo gioco delle parti. Uguale pi&amp;ugrave; o meno in ogni concerto a cui ho assistito, da Carmen Consoli agli U2.&lt;br /&gt;Ad ogni modo, quando Max rientra, &amp;egrave; un po&amp;rsquo; indeciso se ripetere uno dei pezzi gi&amp;agrave; suonati o chiudere con qualcosa di diverso. La soluzione gli giunge all&amp;rsquo;orecchio con un urlo sgraziato lanciato dalle retrovie del pubblico.&lt;br /&gt;MENTRE DORMIIIIIII! MENTRE DORMIIIIIII!&lt;br /&gt;Mi sgolo come una sirena impazzita, a cui si aggiungono subito altre urla per invocare la stessa canzone, come se Max fosse un juke box con braccia, gambe e un cespuglio nero di capelli in testa.&lt;br /&gt;E cos&amp;igrave; il concerto si chiude, con Max che ci accontenta, premettendo che gli arrangiamenti sono approssimativi, non avendo ancora ultimato la preparazione live per i pezzi del nuovo album che porter&amp;agrave; a breve in giro per l&amp;rsquo;Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; passata una mezzora dalla fine del concerto. L&amp;rsquo;aria &amp;egrave; gelida e il cielo raccontato da Konrad &amp;egrave; ancora l&amp;igrave; in cima, una distesa di nero pronta a precipitare sulle nostre teste da un momento all&amp;rsquo;altro.&lt;br /&gt;Invece di andarcene in qualche birreria a scaldarci le ossa e il fegato con una pinta, ci dirigiamo nell&amp;rsquo;area del backstage. Lalla e la sua amica Irene, scoperto che Max Gazz&amp;egrave; &amp;egrave; il mio cantante preferito, mi dicono che non posso andarmene senza una foto ricordo con Max.&lt;br /&gt;Non importa se non abbiamo una macchina fotografica. Ci sono sempre i telefonini, no?&lt;br /&gt;Cos&amp;igrave;, corrotto un membro dello staff, riusciamo ad infilarci nel dietro lo quinte, dove scorgiamo in una manciata di metri quadrati Max, i due tizi della band e una belloccia dai capelli castani intenti a parlare fitto fitto, tra le nuvolette bianche delle sigarette.&lt;br /&gt;Cavolo, sono spalla a spalla con Max Gazz&amp;egrave;, mentre Lalla, Irene e ora French, che ci ha raggiunti dopo qualche minuto, se la ridono nel vedermi imbarazzato nel domandare una semplice, banalissima foto. Lo fisso, sperando che si volti per chiedermi cosa voglio. Invece niente. I suoi occhi sono calamitati sulla tizia. Be&amp;#39;, dopo un po&amp;rsquo; anche i miei lo sono: la tizia &amp;egrave; davvero notevole.&lt;br /&gt;Irene rompe lo stallo. &amp;ldquo;Max, facciamo una foto insieme?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;Max nemmeno si volta. Con la sigaretta tra i denti biascica un &amp;ldquo;adesso arrivo&amp;rdquo;, che sembra quasi un &amp;ldquo;non rompermi le palle&amp;rdquo;. Mi allontano da Max, affiancandomi sconsolato a Irene, Lalla e French. Aspettiamo.&lt;br /&gt;Ma Max non arriva. E&amp;rsquo; il turno di French. Va da Max e gli spiega che &amp;egrave; il mio cantante preferito, che vogliamo solo fare una foto insieme e poi togliere il disturbo. Stavolta Max si volta.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Va bene, finisco di dire una cosa e facciamo la foto&amp;rdquo; risponde lui gentilmente, guardandoci da dietro le spalle di French, con gli occhi rossi per il fumo.&lt;br /&gt;Conclusione. Lo aspettiamo ancora dieci minuti. Ma lui resta l&amp;igrave;, a parlare con la tipa. Ma che avr&amp;agrave; da raccontarle? Sul palco, a parte cantare, non ha detto una parola!&lt;br /&gt;Decidiamo che almeno la birra non va fatta aspettare e ce ne andiamo. D&amp;rsquo;altronde non avevamo nemmeno la macchina fotografica. E la foto, a pensarci bene, sarebbe stato meglio farla alla tipa.</description>
         <author>Pigi</author>
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         <pubDate>Tue, 29 Jun 2010 00:00:00 +0200</pubDate>
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