<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Tapirelax</title>
      <link>http://www.tapirulan.it</link>
      <description>Pubblicazione satirica e dintorni</description>
      <language>it</language>
      <copyright>Copyright by tapirulan.it 2006</copyright>
      <managingEditor>redazione@tapirulan.it</managingEditor>
      <lastBuildDate>Mon,  8 Mar 2010 18:40:02 +0100</lastBuildDate>
      <category>Satira-Umorismo</category>
      <generator>RSS 2.0 generation class</generator>
      <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
      <item>
         <title>Music corner - 26:Con permesso</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=279</link>
         <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Black heart procession 7/12/2009 &amp;ndash; Milano, Magazzini generali&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre sono l&amp;igrave; che compro il biglietto alla cassa, un tizio fa al Maino &amp;ldquo;Guarda che con quello non puoi mica entrare&amp;rdquo;. Mi giro a guardare. E&amp;rsquo; uno dei due buttafuori, un tale dall&amp;rsquo;aria non tanto sveglia con due baffoni bianchi a manubrio che lo fanno somigliare a una specie di Hulk Hogan versione terza et&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Cosa? Questa?&amp;rdquo; domanda il Maino stupito, e alza in aria un sacchetto di plastica.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Proprio quella. Dentro &amp;egrave; vietato consumare vivande&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Il Maino apre il sacchetto, tira fuori un panino e fa per scartarlo.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Non &amp;egrave; permesso stare qui davanti. Questa &amp;egrave; l&amp;rsquo;entrata. Se vuoi mangiare devi andare laggi&amp;ugrave;. L&amp;agrave;, da quel grande tendone. Laggi&amp;ugrave; puoi fare quello che vuoi. Anche mangiare&amp;rdquo;, e indica una specie di ombrellone imbevuto di pioggia.&lt;br /&gt;Ci spostiamo l&amp;agrave; e consumiamo in fretta il panino, rabbrividendo dal freddo.&lt;br /&gt;Appena dentro cerco la scala per andare di sopra: da l&amp;igrave; si vede meglio. Mi fanno sapere che il pubblico deve restare di sotto, ch&amp;eacute; quest&amp;rsquo;oggi &amp;egrave; tassativamente proibilto salire sul soppalco.&lt;br /&gt;Mi avvicino alla cassa a faccio alla tizia: &amp;ldquo;Scusa, per caso sarebbe permesso avere una birra se pago?&amp;rdquo; e sorrido. Mi guarda strano e mi fa una media. Per&amp;ograve;, dico, possibile che me la devo sempre prendere con chi non c&amp;rsquo;entra? Se avevo voglia di fare l&amp;rsquo;insolente allora perch&amp;eacute; non sono andato a cercare il buttafuori, invece che prendermela con la cassiera? Che razza di vigliacco, vero?&lt;br /&gt;I BHP salgono sul palco puntuali e inizia il concerto.&lt;br /&gt;Com&amp;rsquo;&amp;egrave; stato?&lt;br /&gt;Un&amp;rsquo;ora e un quarto di pura emozione.&lt;br /&gt;Che altro dire?&lt;br /&gt;S&amp;igrave;, certo, posso dire che Pall Jenkins quella voce sublime ce l&amp;rsquo;ha dal vivo come sugli album, posso dire che i BHP sul palco hanno il carisma di un taxi parcheggiato, posso eventualmente dire che il concerto &amp;egrave; stato troppo corto, o troppo lungo, o troppo giusto, che le luci erano un po&amp;rsquo; troppo fioche, che la batteria era sicuramente da schermare, che il basso era troppo alto, che il piano talvolta affogava, che l&amp;rsquo;acustica del locale &amp;egrave; una merda, posso lamentarmi che quei maledetti si sono ben guardati dall&amp;rsquo;eseguire quella che da qualche tempo considero semplicemente la pi&amp;ugrave; bella canzone mai scritta, posso dire queste e mille altre cose, tanto per dimostrare che al concerto ci sono andato davvero. S&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Ma come faccio a recensire un&amp;rsquo;ora e un quarto di pura emozione?&lt;br /&gt;Misterioso? Cupo? Intenso? Malinconico? Quale aggettivo usare? Come altrimenti definire quel suono cos&amp;igrave; sfuggente? No, neanche. Pure &amp;ldquo;sfuggente&amp;rdquo; &amp;egrave; sbagliato. Un suono privo di aggettivi, ecco tutto. Il suono dei BHP &amp;egrave; &amp;ldquo;senzaggettivi&amp;rdquo;. Che cosa si pu&amp;ograve; dire dire, quindi, di un suono senzaggettivi? Niente. Lascio perdere, ci rinuncio. Preferisco che il carillon di emozioni continui a girare e girare e girare nella testa. Tra le altre, &lt;em&gt;Release my heart&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Drugs&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Tropics of love&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Blue tears&lt;/em&gt;; su tutte la splendida &lt;em&gt;Your church is red&lt;/em&gt; che chiude magnificamente il concerto.&lt;br /&gt;Volete una recensione sui BHP? Ebbene: andateli a vedere e fatevela da soli.&lt;br /&gt;Prima di chiudere, Jenkins si scusa col pubblico: loro volevano restare dopo il concerto a vendere gadget e conoscere i fan ma l&amp;rsquo;amministrazione del locale non gliel&amp;rsquo;ha permesso. &amp;ldquo;Per&amp;ograve; vi aspettiamo qua fuori in cortile&amp;rdquo;, dice Jenkins, &amp;ldquo;presso il nostro furgone rosso&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Esco dal locale e vado al furgone. Mi metto in coda per comperare una maglietta. Quando &amp;egrave; il mio turno arriva Hulk Terzaet&amp;agrave; e mi strattona. &amp;ldquo;Non &amp;egrave; permesso stare qui. Dobbiamo chiudere. Tutti fuori&amp;rdquo;. Ignoro il bestione e mollo quindici euro al roadie in piedi dentro furgone. Hulk Terzaet&amp;agrave; mi strattona di nuovo, pi&amp;ugrave; forte. Il tizio sul furgone mi lancia la maglietta. Mi sbilancio e quasi perdo l&amp;rsquo;equilibrio. Piglio al volo la maglietta e mi libero dalla presa di Terzaet&amp;agrave;. &amp;ldquo;Vado, vado&amp;rdquo;, dico. E vengo via.&lt;br /&gt;Quello che vedo da lontano, prima di girare l&amp;rsquo;angolo: in cortile ci sono i BHP, qualcuno deve averli chiamati, un crocchio di fan che reclamano una maglietta e infine Terzaet&amp;agrave; che indica il furgone e poi il cancello, il furgone e il cancello.&lt;br /&gt;A mia volta, prima di chiudere, vorrei pubblicamente scusarmi coi Magazzini Generali a nome mio, di tutti i fan e dei BHP per aver arrecato cotanto fastidio. Vi prometto che non succeder&amp;agrave; pi&amp;ugrave;, gireremo alla larga. Aggiungerei una cosa, cari Magazzini Generali, se posso. Da qui, da lontano, da quel vigliacco che sono, mi faccio cura di mandarvi affanculo.&lt;br /&gt;Con permesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Setlist&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Outside the glass&lt;br /&gt;All my stops&lt;br /&gt;Release my heart&lt;br /&gt;Rats&lt;br /&gt;Wasteland&lt;br /&gt;Square hearts&lt;br /&gt;Drugs&lt;br /&gt;Tropics of love&lt;br /&gt;Not just words&lt;br /&gt;Blue water - Blackheart&lt;br /&gt;Blue tears&lt;br /&gt;Heaven and hell&lt;br /&gt;Tangled&lt;br /&gt;The old kind of summer (encore)&lt;br /&gt;Suicide (encore)&lt;br /&gt;Your church is red (encore)&lt;/p&gt;</description>
         <author>UfJ</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=279</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon,  8 Mar 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
      <item>
         <title>Appuntamento al bar:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=288</link>
         <description>Ore 18, via del Popolo, puntualissimo. Pure troppo, l&amp;#39;appuntamento &amp;egrave; fissato per le sette ma non ce la facevo pi&amp;ugrave; ad aspettare. E&amp;#39; vero che dovr&amp;ograve; attendere comunque, se non a casa prima di uscire, al bar ma essere qui, pi&amp;ugrave; vicino, mi fa stare pi&amp;ugrave; tranquillo e mi rilassa. Decisamente. Strano per me arrivare ben un&amp;#39;ora prima. Gi&amp;agrave; dovrei stupirmi col solo essere puntuale. Il mio curriculum parla chiaro: perennemente in ritardo, un fattore cronico, fisiologico, temo pure psicosomatico. Ormai la gente mi guarda in volto e mi dice: &amp;quot;Puntuale, mi raccomando&amp;quot; e nemmeno mi conosce. E&amp;#39; solo Elena che mi fa questo effetto, non sgarro di una virgola. Rispondo sempre al telefono al primo squillo, anche al lavoro sissignore e il capoufficio pu&amp;ograve; dirmi ci&amp;ograve; che vuole che non mi importa. In realt&amp;agrave; quando sono al telefono con lei non lo sento proprio e la ramanzina &amp;egrave; tutta in differita. Ma dopotutto &amp;egrave; un buon&amp;#39;uomo e mi capisce. Anche lui ha avuto la mia et&amp;agrave;, dice, e termina sempre dicendo: &amp;quot;Trattala bene &amp;#39;sta ragazza. Non come me&amp;quot;. E cos&amp;igrave; eccomi qui, appoggiato al bancone del bar, &amp;quot;da Piero&amp;quot; mi sembra, un paio d&amp;rsquo;isolati da casa sua ad aspettare che arrivi. Anche stavolta ho insistito per potermi presentare alla porta e suonare il campanello come un vero gentiluomo ma lei niente. Nessun contatto con i suoi, per ora, &amp;egrave; troppo presto. Sostiene che se mi vedessero gli prenderebbe un colpo e quantomeno avrebbero da ridire sul suo abbigliamento costringendola a capi pi&amp;ugrave; castigati. Devo dire che l&amp;#39;ipotesi mi ha convinto e l&amp;#39;idea di non vedere pi&amp;ugrave; i suoi vestitini mi trattiene tranquillo a sorseggiare birra chiara, palesemente annacquata, con contorno di patatine stantie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Giovanotto, ehi giovanotto!&amp;quot;. Mi volto. Alle mie spalle, seduto al tavolino, un signore mi guarda col sorriso di chi la sa lunga. &amp;quot;Dice a me?&amp;quot; chiedo. &amp;quot;Proprio a te&amp;quot; sogghigna &amp;quot;sei l&amp;#39;unico giovane qui dentro. Gli altri ormai sono tutti andati&amp;quot;. Dal tavolo della briscola adiacente si alza qualche rumorosa protesta e qualcuno invita l&amp;#39;oratore a guardarsi allo specchio. Si vede comunque che &amp;egrave; una scenetta collaudata. &amp;quot;Cosa bevi?&amp;quot; aggiunge. &amp;quot;Una birra&amp;quot; &amp;quot;Ma la birra qui fa schifo, lo sanno tutti&amp;quot; acclama ad alta voce. Alcuni gli fanno eco e da parte mia, ma a bassa voce per non destare l&amp;#39;interesse dell&amp;#39;oste, rispondo: &amp;quot;Effettivamente ne ho bevute di meglio&amp;quot;. &amp;quot;Lo sai cosa devi ordinare qui?&amp;quot; mi domanda nuovamente cercando inutilmente di sussurrare. &amp;quot;Devi ordinare un bel lambrusco. Anna! Due rossi per me e il ragazzo&amp;quot; &amp;quot;Ma no grazie, tra poco devo andare&amp;quot; accenno con poca convinzione. L&amp;#39;orologio sulla parete difatti segna solo le sei e un quarto. &amp;quot;Su su, non fare complimenti offro io. Siediti pure qui con me&amp;quot;. Accetto dunque la proposta e mi metto al tavolino con lui. Se ne sta semplicemente in camicia, il volto paonazzo in parte colorato dal sole in parte dal nettare di Piero che sembra conoscere bene. Il suo bicchiere vuoto sta a testimoniarlo. La signora Anna arriva con un bicchiere per me e la bottiglia nell&amp;#39;altra mano, priva di ogni etichetta, e ci versa da bere. &amp;quot;Questo lo facciamo noi&amp;quot; mi rassicura &amp;quot;vedrai che differenza. Assaggialo e mi saprai dire&amp;quot;. Mi cimento subito nella degustazione dato che la signora non sembra volersene andare prima di avere il mio parere e devo ammettere che non ha tutti i torti. &amp;quot;Veramente buono, signora, complimenti&amp;quot; &amp;quot;Che ti avevo detto&amp;quot; sorride lei e se ne va tutta contenta. Il mio compagno fa meno cerimonie e il suo sorseggio termina solo a bicchiere vuoto. Mi scruta. &amp;quot;Non sei di queste parti&amp;quot; attacca &amp;quot;non mi sembra di averti mai visto&amp;quot; &amp;quot;E&amp;#39; vero&amp;quot; rispondo &amp;quot;devo solo incontrarmi con una persona&amp;quot; &amp;quot;Una ragazza?&amp;quot; aggiunge alzando il sopracciglio &amp;quot;Gi&amp;agrave;&amp;quot; ammetto e senza volerlo mi viene da sorridere. E&amp;#39; cos&amp;igrave; tutte le volte che la penso ed anche se vorrei contenermi proprio non ci riesco. Il mio interlocutore si appoggia allo schienale della sedia e sospirando mi dice &amp;quot;Eh, che bella la giovent&amp;ugrave;. Siete insieme da poco, vero? Si vede da come reagisci. Hai gli occhi brillanti dell&amp;#39;amore appena nato. Anch&amp;#39;io alla tua et&amp;agrave; ero cos&amp;igrave;. Sempre dietro alle ragazze, giorno e notte e mio padre a darmi scapaccioni tutte le sere perch&amp;eacute; tornavo tardi. Allora ero ambito sai? Ero anche un birichino, avevo morose dappertutto.&amp;rdquo; &amp;ldquo;Beato lei!&amp;rdquo; gli rispondo ma mentre lo dico non posso fare a meno di pensare che siano tutti vaneggiamenti ed il mio sguardo si posa prima sulla galoppante calvizie e poi sulla pancia strabordante. &amp;ldquo;Non ci credi eh?&amp;rdquo; mi incalza, &amp;ldquo;Guarda che ti sbagli perch&amp;eacute; la bellezza non &amp;egrave; tutto, figliolo, bisogna saperci fare con le donne. E&amp;rsquo; tutta questione di approccio, di strategia, sapere quando dire e quando fare. Stai attento perch&amp;eacute; i tipi bruttini come me te la possono soffiare da sotto il naso in barba al tuo bel visino&amp;rdquo;. Non afferro se mi sta prendendo in giro oppure no ma l&amp;rsquo;argomento inizia ad interessarmi ed &amp;egrave; pur vero che Matteo, l&amp;rsquo;amico d&amp;rsquo;infanzia di Elena, passa molto, forse troppo tempo con lei e la conosce fin troppo bene. Sono sempre freddo con lui e mi ricambia ogni volta con quel sorrisino che saprei bene come togliere. Ma Elena ne ride sempre dicendo che non devo essere geloso perch&amp;eacute; &amp;egrave; solo un amico e non prova attrazione per lui. Il mio compagno deve avere intuito che la faccenda mi riguarda da vicino e gongolante nell&amp;rsquo;avere un interlocutore interessato riprende: &amp;ldquo;Ascolta me e vedrai che non andrai in bianco. Tu che ci fai con &amp;lsquo;sta ragazza? &amp;ldquo;Che ci faccio?&amp;rdquo; balbetto un po&amp;rsquo; imbarazzato. &amp;ldquo;Ci fai poco, si vede. Tu sei un bravo ragazzo, lo capisco, e questa &amp;egrave; cosa buona perch&amp;eacute; a tutte piace incontrare qualcuno che le capisca, che le coccoli. Ma non basta&amp;rdquo; &amp;ldquo;Non basta&amp;rdquo; gli faccio eco ingenuamente e sento che anche gli altri avventori si stanno interessando alla mia causa. &amp;ldquo;Non basta perch&amp;eacute; al momento giusto bisogna passare ai fatti e prendere l&amp;rsquo;iniziativa. Ti sembrer&amp;agrave; che lei vuole ritrarsi ma non &amp;egrave; cos&amp;igrave;, non ci abboccare, &amp;egrave; solo un trucco per vedere se sei veramente interessato oppure no. Vai sempre avanti&amp;rdquo; e per convincermi ancora di pi&amp;ugrave; mi racconta di tutte le sue avventure giovanili, delle storie che aveva, delle sue capacit&amp;agrave; di seduttore. Ogni impresa veniva descritta nei minimi particolari, &amp;ldquo;a scopo didattico&amp;rdquo; diceva, come quella volta che ha concretizzato al primo appuntamento o quell&amp;rsquo;altra in cui il suo amico &amp;egrave; dovuto partire per un viaggio&amp;hellip; e ci ha pensato lui! Non conoscendo io bene la zona mi ha poi indicato quali fossero i locali migliori dove portare la mia ragazza ed anche i percorsi del dopocena, i punti panoramici, quelli caratteristici, quelli appartati, quelli dove era plausibile forare una gomma e restare a lungo isolati. E per ogni situazione aveva sempre qualcosa da dire senza perdere mai il controllo della situazione gestendo abilmente il climax fino al gran finale e&amp;hellip; e le varie sconcerie che aggiungeva mi avrebbero fatto pensare in altri casi ad un poco di buono o ad un gran ciarlatano ma alcune storie particolarmente peccaminose erano state confermate col sorriso dalla signora Anna e per fortuna che il povero Piero era lontano al di l&amp;agrave; del bancone. Immerso in questi racconti vengono le sette e ad un certo punto mi squilla il cellulare, &amp;egrave; Elena che mi avverte che sta arrivando. Il mio mentore intende e annuisce. &amp;ldquo;Ragazzo, &amp;egrave; ora di farsi valere. Ma com&amp;rsquo;&amp;egrave; questa ragazza, non mi hai parlato di lei. Rotonda, belle gambe?&amp;rdquo; &amp;ldquo;Sempre in minigonna&amp;rdquo; rispondo con complicit&amp;agrave;. &amp;ldquo;Buon segno&amp;rdquo;, sorride &amp;ldquo;e come si chiama?&amp;rdquo; &amp;ldquo;Eccola!&amp;rdquo;, lo fermo. Elena sta entrando proprio ora nel locale. Accidenti, sono letteralmente senza fiato e se non lo d&amp;ograve; a vedere &amp;egrave; solo per non fare la figura del pivello di fronte a tutta la combriccola. Per&amp;ograve; questo un po&amp;rsquo; mi preoccupa perch&amp;eacute; non voglio che lei subisca gli sguardi lascivi dei miei compagni di bevuta, non mi va poi cos&amp;igrave; bene. Eppure non sembra infastidita, solo un po&amp;rsquo; cauta, quasi restia nell&amp;rsquo;avvicinarsi sempre pi&amp;ugrave; lentamente e guardarmi con quello sguardo di chi si presenta all&amp;rsquo;orale di un esame scolastico. E mentre di nascosto d&amp;ograve; una gomitata d&amp;rsquo;intesa al mio compagno senza farmi vedere lei ci saluta con voce incerta: &amp;ldquo;Ciao Andrea, ciao pap&amp;agrave;&amp;rdquo;.</description>
         <author>Andrea</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=288</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon,  1 Mar 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
      <item>
         <title>Tutta colpa del passato:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=282</link>
         <description>S&amp;rsquo;incontrarono due volte, il giorno in cui si conobbero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima, alle 09.00 presso il rinomato studio dell&amp;rsquo;Arch. Di Francesco. Lei, Antonella Mattei, neo ex moglie dell&amp;rsquo;Avvocato Leonardi, bella&amp;nbsp; e affascinante (sebbene i &amp;ldquo;venti&amp;rdquo; avessero smesso di soffiare da tempo nella sua carta d&amp;rsquo;identit&amp;agrave;), confezionata per l&amp;rsquo;occasione in un Armani autunno&amp;ndash;inverno. Lui, l&amp;rsquo;architetto Di Francesco Michele, sprofondato nella rossa Frau del suo ufficio, divorziato e con fama di sciupatore di femmine professionista.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Una lonza&amp;rdquo;, pens&amp;ograve; lui mentre ascoltava le di-lei-richieste di ristrutturazione edilizia dell&amp;rsquo;appartamento lasciatole in dote dall&amp;rsquo;ex marito.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Uno stronzo&amp;rdquo;, pens&amp;ograve; lei constatando, con un filo d&amp;rsquo;amarezza, di non aver fatto colpo.&lt;br /&gt;Si sorrisero affabili, incrociarono gli sguardi come lame di coltello. Fu antipatia a prima vista.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Bella &amp;egrave; bella&amp;rdquo;, constat&amp;ograve; l&amp;rsquo;architetto richiudendosi la porta alle spalle. Lui le donne del genere le conosceva bene. Aveva militato in quel campionato per lungo tempo; ne aveva persino sposata una!&amp;nbsp; Confidenze, lusinghe, corteggiamenti. Una noia mortale. Le &amp;ldquo;lonze&amp;rdquo;, come amava definirle, erano quel genere di donna che madre natura ha dotato di una bellezza primigenia, assoluta, ma del tutto sprovviste di senso dell&amp;rsquo;umorismo. Donne concentrate esclusivamente sul proprio ruolo, sull&amp;rsquo;effimero potere della bellezza. Donne troppo interessate a se stesse per lasciare spazio a qualcun altro, per concedersi oltre l&amp;rsquo;apparenza.&lt;br /&gt;Forse quel giudizio era ingiusto, forse era prevenuto nei confronti di quella donna; ma lui le &amp;ldquo;lonze&amp;rdquo; le lasciava volentieri l&amp;igrave; sul banco del macellaio a farsi rimirare. Ormai era praticamente vegetariano, cercava la fantasia in cucina e raramente ne trovava.&lt;br /&gt;Il pensiero gli mise appetito e gli ricord&amp;ograve; la cena in programma con gli amici quella sera. Sorrise. Non vedeva l&amp;rsquo;ora. &lt;br /&gt;Il seguito prova che le cose non sarebbero andate secondo i suoi programmi.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Certo &amp;egrave; un uomo affascinante&amp;rdquo;&amp;nbsp; ammise a se stessa, mentre premeva il tasto dell&amp;rsquo;ascensore.&amp;nbsp; Un certo tipo d&amp;rsquo;uomo, ad alto reddito, corredato da un gran macchinone, casa al mare e barca opzionabile, palestrato-ginnico, di quelli capaci di intrattenere una donna con pi&amp;ugrave; di un argomento. Tale e quale il suo ex-marito. Forse proprio per questo l&amp;rsquo;aveva trovato insopportabile. Dopo tutto ne aveva avuto abbastanza di essere mostrata a soci ed amici come un trofeo di caccia&amp;nbsp; ancora ben conservato, appeso sopra il camino. E proprio come un trofeo di caccia era stata cornificata&amp;nbsp; con ragazzine che avevano la met&amp;agrave; dei suoi anni e nemmeno un briciolo della sua classe. Dov&amp;rsquo;erano finiti i sogni, le affinit&amp;agrave;, la voglia di stare insieme? Dov&amp;rsquo;erano finiti? Finiti. Tutto qui. Forse si era solo lasciata condizionare dal passato, chiss&amp;agrave;. Di certo avrebbe cambiato architetto, oltre che vita.&lt;br /&gt;La sua richiesta sarebbe stata esaudita, almeno in parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 22.00: pronto soccorso di uno degli ospedali della citt&amp;agrave;.&amp;nbsp; L&amp;rsquo;infermiera di turno, Rossana Schiaveri,&amp;nbsp; registra l&amp;rsquo;arrivo del&amp;nbsp; &amp;ldquo;codice verde&amp;rdquo;&amp;nbsp; di una sospetta colica renale a carico di Michele Di Francesco e, mezz&amp;rsquo;ora pi&amp;ugrave; tardi, quello di un trauma al mignolo della mano sinistra e lieve ustione al piede destro della signorina Antonella Mattei. Ai pazienti vennero prestate le prime cure, sospese per l&amp;rsquo;arrivo di un &amp;ldquo;codice rosso multiplo&amp;rdquo;, un grave incidente stradale che tenne sotto scacco gli addetti di pronto soccorso nelle successive ore, lasciando i due tapini nel corridoio ad attendere. Ma, si sa; &amp;egrave; nella natura del paziente portare pazienza.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;architetto Di Francesco, in piena sedazione da flebo, dopo lunghe dolorissime ore del &amp;ldquo;mal della pietra&amp;rdquo;, giaceva semi addormentato su una barella del corridoio in attesa di ecografia. Il suo colorito abbronzato virava ora al verdognolo, pi&amp;ugrave; o meno come il suo codice di urgenza. &lt;br /&gt;Poco distante, seduta su di una sedia a rotelle, sommariamente pettinata e decisamente struccata, infilata ora in una vecchia tuta, sedeva la signorina Mattei, con un piede ustionato e in attesa di radiografia al mignolo sinistro. &lt;br /&gt;Ci volle un po&amp;rsquo; prima che si riconoscessero poich&amp;eacute; il dolore &amp;egrave; un accompagnatore geloso, che richiede tutte le attenzioni.&lt;br /&gt;Finalmente l&amp;rsquo;antidolorifico fece il suo effetto e all&amp;rsquo;Arch. Di Francesco non parve vero di non provare pi&amp;ugrave; dolore. Non aveva mai provato tanto male in vita sua fino a quella sera. Era un uomo sano, fortunatamente e quando le fitte alla schiena e alla gamba lo avevano sorpreso nel mezzo della sua cena, aveva pensato davvero di star per morire. Si era sentito spezzare in due per lunghissimo tempo e ora gli pareva davvero un miracolo non provare pi&amp;ugrave; male. Si guard&amp;ograve; intorno, beandosi di quel sollievo, riflettendo su quanto non consideriamo abbastanza il prezioso dono della salute, fino a quando non ci viene sottratto. Scorse la donna sulla sedia a rotelle, di cui non si era minimamente accorto fino a quel momento e gli parve di riconoscerla.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;&amp;hellip; Signorina Mattei&amp;rdquo;, disse con un filo di voce, fra lo stupito e l&amp;rsquo;incredulo, cercando di ricomporsi, per quanto il suo stato gli permettesse.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Architetto Di Francesco??! E&amp;rsquo; lei? Ma cosa le &amp;egrave; successo??!!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Oh, niente di grave, una colica! Sto bene, o meglio fa malissimo, ma ora&amp;hellip;ora non sento pi&amp;ugrave; niente&amp;hellip;. E a lei, cosa &amp;egrave; successo?&amp;rdquo;&lt;br /&gt;La donna si avvicin&amp;ograve; spingendo a fatica la sedia a rotelle con l&amp;rsquo;unica mano sana. Riusc&amp;igrave; a spingersi vicino alla barella dell&amp;rsquo;architetto. Era cos&amp;igrave; diverso ora; indifeso, fragile. Gli sorrise. Lui ricambi&amp;ograve;.&lt;br /&gt;Lei raccont&amp;ograve; la sua disavventura; di come quella sera dopo la palestra, sola e piuttosto triste, avesse messo a scaldare una busta di passato di verdure surgelato, passandosi lo smalto nell&amp;rsquo;attesa. Prima sulle unghie dei piedi e poi sulle mani. &lt;br /&gt;Che sbadata era stata! Aveva estratto il piatto dal microonde reggendolo con la sola mano destra, sventolando la sinistra per far asciugare rapidamente lo smalto. Cos&amp;igrave; aveva sbattuto la mano contro lo spigolo del frigorifero, il piatto le era scivolato di mano, rovesciando il liquido bollente sul piede nudo. Tutto l&amp;igrave;.&lt;br /&gt;Lui la trov&amp;ograve; adorabile, infervorata in quel racconto; cos&amp;igrave; diversa dalla donna di poche ore prima, cos&amp;igrave; dimentica di se stessa, cos&amp;igrave; divertente. Forse si era sbagliato sulla &amp;ldquo;lonza&amp;rdquo; e tutto il resto, forse non aveva guardato abbastanza bene oltre l&amp;rsquo;apparenza.&lt;br /&gt;Le sorrise.&lt;br /&gt;Lei ricambi&amp;ograve;.&lt;br /&gt;Stavano per dirsi qualcosa, ma due infermiere rientrarono precipitosamente nel corridoio, pronte a condurli dopo tante ore alle rispettive destinazioni mediche.&lt;br /&gt;I loro sguardi si incrociarono di nuovo. Un velo di delusione negli occhi.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Mi chiamer&amp;agrave;?&amp;rdquo; chiese lui, quasi intimidito, mentre l&amp;rsquo;infermiera spingeva via la barella.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Certo, ho il suo numero&amp;rdquo; rispose lei quasi gridando &amp;ldquo;ma solo se mi dar&amp;agrave; del tu!!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;Sorrisero di nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S&amp;rsquo;incontrarono due volte il giorno che si conobbero&lt;br /&gt;La prima volta si videro, la seconda si guardarono.&lt;br /&gt;E fu tutta colpa del passato.</description>
         <author>A.marti</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=282</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon, 22 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
      <item>
         <title>Granita nel bicchiere:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=276</link>
         <description>&lt;p&gt;&amp;quot;La pi&amp;ugrave; perduta delle giornate &amp;egrave; quella in cui non si &amp;egrave; riso.&amp;quot;&lt;br /&gt;Nicolas de Chamfort&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Non c&amp;rsquo;&amp;egrave; niente da fare. &amp;Egrave; come una legge fisica. Riesco a dormire in maniera decente soltanto nel &lt;em&gt;mio&lt;/em&gt; letto. Negli altri non sto mai fermo. Mi giro e mi rigiro. Sembro un elettrone. O un&amp;rsquo;anima smar-rita. E se mi addormento, mi sveglio ogni ora. Non ne salto una. Potrei quasi fare a meno dell&amp;rsquo;orologio. Tanto pi&amp;ugrave; che mi va avanti di cinque minuti ogni tre giorni.&lt;br /&gt;Uffa. Sono stanco di fissare il soffitto. Ha un colore orribile. Mi fa venire acidit&amp;agrave; di stomaco&amp;hellip; &lt;br /&gt;Lo immagino bianco. Cerco un punto imprecisato. Lass&amp;ugrave;, da qualche parte. Come dice il Capitano Kirk dell&amp;rsquo;astronave Enterprise. O era un&amp;rsquo;altra frase? Be&amp;rsquo;, il concetto &amp;egrave; sempre lo stesso. Credo.&lt;br /&gt;Alzo il braccio destro. Sollevo l&amp;rsquo;indice. Disegno. Una donna. A mezz&amp;rsquo;aria. Nuda, che cos&amp;igrave; faccio prima. I vestiti non sono capace di farli. Non sono capace di fare nemmeno lei, ma fingo. Mi viene male. Dimentico sempre qualcosa. Agito la mano per cancellarla. Senza fretta. In fondo, non ho fat-to niente di male E poi non lo sapr&amp;agrave; mai.&lt;br /&gt;Basta, che il sesso virtuale dopo un po&amp;rsquo; mi annoia. Esco. A prendere un po&amp;rsquo; d&amp;rsquo;aria. Anche se &amp;egrave; calda. Anzi, &lt;em&gt;umidiccia&lt;/em&gt;. Almeno avesse il coraggio d&amp;rsquo;essere afosa. Invece no. Esita. Non ha le idee chiare. Non ha decisione. Non ha nerbo. Non ha un sacco di cose. Talmente tante che mi secca elencarle tutte.&lt;br /&gt;Esco dalla pensione. &amp;Egrave; ancora buio. Vado in spiaggia. Voglio vedere com&amp;rsquo;&amp;egrave; quando non c&amp;rsquo;&amp;egrave; nessuno. Non male. Mi aspettavo di meglio, ma io sono un uomo esigente. Per cui non chieder&amp;ograve; di pi&amp;ugrave;. So accontentarmi. Dicono che chi si contenta goda. Forse godo troppo.&lt;br /&gt;Mi &amp;egrave; venuta un&amp;rsquo;idea. Folle, forse. Azzardata. Priva di senso. Ma devo assecondarla. Qui e ora. Ho tutto il tempo per farlo. Prima che questa distesa di sabbia si converta nel solito, assiepato carnaio.&lt;br /&gt;Apro gli ombrelloni. Tutti. E le sdraio. Tutte. Poi dispongo ogni cosa come se anzich&amp;eacute; al mare mi trovassi in Piazza San Pietro. Pensavo avrei faticato di pi&amp;ugrave;. Invece no. Ogni cosa appare facile. Quasi non mi d&amp;agrave; soddisfazione. Impiego un paio d&amp;rsquo;ore, alla fine delle quali mi sento esausto.&lt;br /&gt;Mi fermo a contemplare &amp;ndash; non senza una punta di eccessivo compiacimento &amp;ndash; la mia opera. Ma s&amp;igrave;, dai. Resto qui. Ad aspettare l&amp;rsquo;alba. O quel torpore che sembra non voler arrivare mai.&lt;br /&gt;E ai primi che arriveranno qui dir&amp;ograve; che sono stato io. S&amp;igrave;, proprio io. Attender&amp;ograve; gli inevitabili consensi. Oppure il disappunto di chi, sicuramente, non mancher&amp;agrave; di esprimere il proprio biasimo. Oppure, ancora, la Neuro.&lt;br /&gt;Magari mi faccio un po&amp;rsquo; di vacanza alternativa.&lt;/p&gt;</description>
         <author>Abate Lunare</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=276</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon, 15 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
      <item>
         <title>Rientrare:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=232</link>
         <description>&lt;p&gt;Ricordo bene gli anni dell&amp;rsquo;asilo, perch&amp;eacute; all&amp;rsquo;asilo ho raggiunto la mia completezza e maturit&amp;agrave; di uomo.&lt;br /&gt;Ricordo la cuoca, i girotondi, il ritratto fotografico davanti al disegno murale del lupo cattivo.&lt;br /&gt;Ricordo la cascina, la mia vicina che faceva il bagno nella tinozza, nel bel mezzo del cortile, e si vergognava, ma a me quel nudo non diceva proprio niente.&lt;br /&gt;Ricordo che parlavo davanti a una botte arrugginita e le dicevo: &amp;quot;gli attributi e i contributi&amp;quot; e ascoltavo il suono di parole troppo difficili. &lt;br /&gt;Ricordo i gradini stretti che portavano nelle stanze piene di santini, e i mattoni rossi che si accendevano al sole della sera. Ricordo il grande noce dietro casa. &lt;br /&gt;Ricordo la mia prima ferita, un badile che avevo astutamente pestato e che mi si era rivoltato contro, tagliandomi la gamba sinistra. Ricordo il pianto come se fosse ora. Ero seduto e guardavo il mio taglio nuovo, e fu l&amp;igrave; che capii che la vita sarebbe stata pi&amp;ugrave; o meno un fiotto di sangue.&lt;br /&gt;Ricordo il pollice steccato in seguito a una caduta correndo fra i banchi dell&amp;rsquo;aula, nomi di bambini e di bambine, le cerbottane e le partite di pallone.&lt;br /&gt;Ricordo quando diventai pirata sul balcone di casa e la condanna a morte che ancora adesso mi insegue. Ricordo le lune di tutte le sere calde e il disegno di un cratere che somigliava alla gamba di un&amp;rsquo;amica di mia nonna. Ricordo che cominciai a scrivere su un quaderno a quadretti, e che inventavo con i miei amici scene di paura e le recitavo sotto un grande cedro, nelle grigie giornate dove non c&amp;rsquo;era altro da fare.&lt;br /&gt;Ancora ricordo una ragazza dai capelli lunghi e tenevo d&amp;rsquo;occhio alla finestra quando lei usciva e poi la seguivo poco distante e ancora adesso la ricordo e sono innamorato di quell&amp;rsquo;icona e a pensarci bene, anche se ero sicuro di no, lei si doveva essere accorta di quel passo incerto che la pedinava.&lt;br /&gt;Ricordo con quello stesso passo evitare le righe del marciapiede e il numero quattro che elessi a numero sfortunato da quando diedi in sogno due schiaffi per parte sulle guance di mia nonna ed ella si trasform&amp;ograve; in un teschio di gallina.&lt;br /&gt;Ricordo l&amp;rsquo;eremitaggio dell&amp;rsquo;adolescenza, la scelta di avvolgermi nel mistero con il mutismo, davanti alla ragazza che mi piaceva, e lei alla fine scelse un altro. Decisi di parlare e di farmi avanti con una seconda ragazza, abbandonando il mistero e mettendo a nudo i miei sentimenti, e anche quella scelse un altro. &lt;br /&gt;Ricordo che studiavo sempre, ma ora non ricordo cosa diceva il libro di storia a pagina trenta. &lt;br /&gt;Ricordo che facevo sempre le cose senza esigere compensi, ma altri riuscivano a farsi pagare. Era la seconda cosa che capivo della mia vita.&lt;br /&gt;Ricordo la fistola sacro coccigea, la rottura del tendine, dei legamenti del pollice, la scheggia di legno nel piede sinistro, il taglio sulla nuca contro il letto quando giocando a carte mi ero lasciato cadere indietro pensando - questo prima del dolore - &amp;quot;Ho vinto, sono fuori&amp;quot;.&lt;br /&gt;Ricordo di non essere pi&amp;ugrave; rientrato, da allora. E cercavo in ogni dove, guardavo le nuvole, bramando un appiglio che mi desse un buon motivo per tornare in me, ma n&amp;eacute; il colore dei cumulonembi n&amp;eacute; il soffio degli alisei si davano molto da fare per elogiare i vantaggi della salute. &lt;br /&gt;Ricordo che volevo scrivere qualcosa per cui farmi perdonare, qualcosa per poter rientrare, ma non mi veniva nulla che non fosse il semplice ritratto del mondo. E allora mi sforzavo di scrivere ci&amp;ograve; che la descrizione non presentava, violavo i sensi per portare alla luce rovine che nessuno vedeva, e anch&amp;rsquo;io facevo parte di quelle rovine. &lt;br /&gt;E allora mi chiesi a cosa serviva scrivere, e me lo chiedo ancora adesso, e non descrivo nulla e non scavo negli strati della terra e non studio la dendrocronologia e aspetto che le parole vengano da sole come quando arriva la febbre o un conato di vomito.&lt;br /&gt;Non posso far nulla per non ascoltarle, non posso lasciarle morire.&lt;br /&gt;Salvo le parole, se questo &amp;egrave; un mestiere. E&amp;rsquo; un modo per rientrare, o forse per rimanere fuori per sempre.&lt;/p&gt;</description>
         <author>Robirobi</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=232</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon,  8 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
      <item>
         <title>Music corner - 25:Un pugno di consigli nell'attesa che...</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=280</link>
         <description>&lt;strong&gt;Un pugno di consigli nell&amp;rsquo;attesa che il Conte di Toscana vi fotta la morosa&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1) Motorpsycho &amp;ndash; Child of the future&lt;br /&gt;Prima cosa toglietemi di torno quei trabiccoli elettronici rigonfi di emmepitre. Non voglio neanche vederli. E cavatevi dalle orecchie quegli stupidi auricolari grossi come caccole e filamentosi come catarri. Dico, sarete capaci per una volta, una singola volta, di ascoltare due minuti di musica senza andarvene da nessuna parte? Senza per forza fare dell&amp;rsquo;altro? Fermi, s&amp;igrave;, intendo seduti in poltrona, ce l&amp;rsquo;avete una poltrona? Coi piedi per aria e, se vi &amp;egrave; costume, un dito di whisky nel bicchiere. A me piacciono gli irlandesi, ma in genere fa fico dire gli scotch delle Highlands. Con un dito di scotch delle Highlands, allora. Crepi l&amp;rsquo;avarizia.&lt;br /&gt;No, no. Ancora non ci siamo. Cosa ci fate l&amp;igrave; appiccicati al lettore cd col libretto delle istruzioni davanti al naso? Via, via. Via quella roba. Filate di sopra, in soffitta, e tirate fuori il giradischi. Il giradischi, quell&amp;rsquo;affare che suonava quei robi neri, circolari, con tanti solchi stretti uno vicino all&amp;rsquo;altro, presente? Come? La puntina? Eh, la puntina son cazzi amari. Potete sempre chiedere al Mediaworld. HA HA HAAA. Simpatico vero? Oppure usate quella che avete. S&amp;igrave;, d&amp;agrave;i, per stavolta va bene quella vecchia che avete su.&lt;br /&gt;Adesso tirate fuori la vostra copia di &lt;em&gt;Child of the future&lt;/em&gt; e mettetelo su. Saltate le prime due e mettete la terza: &lt;em&gt;Whole lotta Diana&lt;/em&gt;. Lo so, lo so. Ma capitemi. Non posso mica starmene qui tutto il tempo. Il resto ve lo sentite dopo, OK? Con calma, da soli. Mettete su la terza, veloci che c&amp;rsquo;ho da andare avanti con &amp;rsquo;sta cazzo di classifica. Innanzitutto il fruscio. Lo sentite il fruscio della puntina? Sentite il rumore bianco? Non ve lo ricordavate pi&amp;ugrave;, vero, il rumore bianco? Zitti, zitti, sentite l&amp;rsquo;attacco, sentite. Sentite che roba. Cosa vi viene in mente? Niente, non vi viene in mente niente, ecco... forse i Led zeppelin, pi&amp;ugrave; che altro per via del titolo. Non sparate gli Ac dc. Non scherziamo. E&amp;rsquo; una recensione seria, questa qui.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;avete sentito quel riff. Potente, nevvero? Uno dei pi&amp;ugrave; potenti dai tempi di... ah, lasciamo perdere.&lt;br /&gt;Shhhht, avanti, avanti. Non vi rompo le palle. Ascoltatela tutta, fino in fondo. In santa pace. Io vi aspetto qui.&lt;br /&gt;Fatto?&lt;br /&gt;No? Non ancora?&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Allora? Finito?&lt;br /&gt;Ebbene?&lt;br /&gt;Ebbene s&amp;igrave;, &lt;em&gt;Whole lotta Diana&lt;/em&gt; vi ha spettinato, vi ha rovesciato dalla potrona, vi ha evaporato il dito di wkisky, vi ha fatto venire una voglia pazzesca di urlare, di andare sul balcone e gridare qualcosa, ma cosa, al mondo intero. Il fatto &amp;egrave; che siete soli, l&amp;igrave; dentro. Soli, voi, io e quel cazzo di vinile che vi ho consigliato. E allora vi passa la foia, vi sedete, mesti, guardate il bicchiere e il dito di Glen Keith &amp;egrave; gi&amp;agrave; finito, e &amp;ldquo;Whole lotta Diana&amp;rdquo; &amp;egrave; gi&amp;agrave; finita e, Cristo santo, la vostra morosa vi aspetta fra venti minuti e voi puzzate come un condominio di merda.&lt;br /&gt;S&amp;ugrave;, s&amp;ugrave;, non c&amp;rsquo;&amp;egrave; tempo per&amp;nbsp; &lt;em&gt;Cornucopia&lt;/em&gt;, non c&amp;rsquo;&amp;egrave; tempo per il resto dell&amp;rsquo;album. Di sopra a lavarvi. Marsch.&lt;br /&gt;Maledetta, maledetta morosa. Lei e quei cazzo di Depeche mode.&lt;br /&gt;Ma domani, ah, domani...&lt;br /&gt;Domani non esco neanche se c&amp;rsquo;&amp;egrave; il terremoto. Mi sento il resto dell&amp;rsquo;album. Tutto. Com&amp;rsquo;&amp;egrave; vero Dio. Perch&amp;eacute; quel coglione della recensione lo devo mandare a cagare, s&amp;igrave;, ma con cognizione di causa. Lui e i quei tre stronzi dei Motorpsycho.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Neil Young &amp;ndash; Fork on the road&lt;br /&gt;Ci vuole il lettore, stavolta. Dovete riaccenderlo e tirare fuori il libretto delle istruzioni. In genere basta infilare il cd e schiacciare play. Ce l&amp;rsquo;avete fatta? Bene. C&amp;rsquo;era qualcosa nel percorso artistico di Neil Young che prima o poi doveva approdare qui. Qualcosa che passa sotto il tavolo, come una riga di fango, che ansima nell&amp;rsquo;ombra, tra le recensioni, dissonanze nascoste tra le melodie che gi&amp;agrave; conoscete, tra i riff pi&amp;ugrave; orecchiabili (dio, quanto odio questa parola).&lt;br /&gt;Sentite. Sentite le note che ora esistono e un attimo fa lo stereo era spento. Carsismo musicale. Attraverso &lt;em&gt;Reactor&lt;/em&gt;, un album fondamentale, s&amp;igrave;, attraverso qualcosa che spara in alto &lt;em&gt;Rockin&amp;rsquo; in the free world&lt;/em&gt;, quella elettrica naturalmente, che passa per &lt;em&gt;Weld&lt;/em&gt;, tutto &lt;em&gt;Weld&lt;/em&gt;, poi &lt;em&gt;Piece of crap&lt;/em&gt;, che approda alle sabbie mobili impossibili di &lt;em&gt;All along the watchtower&lt;/em&gt; nella versione live del duemilaeuno, dove gi&amp;agrave; quella gran topa di Chrissy Hynde s&amp;rsquo;inabissava, va detto, suo malgrado. Vi sentirete dire da qualcuno che &lt;em&gt;Fork on the road&lt;/em&gt; &amp;egrave; un album mediocre. Credetegli, a quel qualcuno. Non compratelo, &lt;em&gt;Fork on the road&lt;/em&gt;, e riascoltatevi &lt;em&gt;Rust never sleeps&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Zuma&lt;/em&gt; oppure &lt;em&gt;On the beach&lt;/em&gt;. Sicuro che non sar&amp;agrave; tempo buttato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Bob Dylan &amp;ndash; Together though life&lt;br /&gt;Gocciole in sospensione, lass&amp;ugrave; nuvole minacciose come incudini, ombrelli aperti, un palco sferzato dal vento prealpino. Bob Dylan ci gira le spalle. Suona la sua pianolina del cazzo, la suona male, e canta, canta male, e la band va avanti e avanti e avanti. Qualcuno sostiene che Bob Dylan non ha pi&amp;ugrave; niente da dire. Tra quei qualcuni c&amp;rsquo;&amp;egrave; Bob Dylan medesimo. Bob Dylan che non ha tempo per le interviste, che non ha niente da spiegare ai giornalisti, Bob Dylan che deve solo suonare, suonare male, che deve solo cantare, cantare male, Bob Dylan che ama cos&amp;igrave; tanto il suo pubblico, e cos&amp;igrave; male, da non poterne fare a meno. Sono vent&amp;rsquo;anni, oramai. Bob Dylan che quest&amp;rsquo;anno chiede permesso, scusate, posso?, e scrive &lt;em&gt;Beyond here lies nothing&lt;/em&gt;. Pura poesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Dream theater &amp;ndash; Black clouds and silver linings&lt;br /&gt;Prendetemi per il culo, se lo ritenete, lanciatemi le pietre, mettete su faceb&amp;ugrave;c le mie foto che ascolto gli Stratovarius al Gods of metal mentre faccio le corna con la mano. Non vi devo niente, a voi stronzi, se non queste righe bisunte mentre mi abbuffo di salame fintoartigianale e trangugio birra mediocre. S&amp;igrave;, mi piacciono i Dream theater. E allora? Come mi piacciono i Metallica, s&amp;igrave;, ma attenzione, non i primi, quelli postnobilitati da certa fetentcritica dietrologica, no, mi piacciono quelli di &lt;em&gt;Load&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Reload&lt;/em&gt;, quelli di &lt;em&gt;Death magnetic&lt;/em&gt; s&amp;igrave;, s&amp;igrave;, oh, s&amp;igrave;&amp;igrave;&amp;igrave;&amp;igrave;. Ho quasi quarant&amp;rsquo;anni, ormai, va bene?, e mi sono rotto. Non devo pi&amp;ugrave; niente a nessuno. Sono finiti i tempi che facevo finta di apprezzare i Sigur ros e i Kings of convenience e i cazzo di Radiohead e invece mi sparavo &lt;em&gt;Fireball&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Let there e rock&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Holy diver&lt;/em&gt; di nascosto. Finiti, capito? Ora le cose stanno cos&amp;igrave;: vi piacciono i Dream theater? Bene, allora andiamo avanti e sentite cos&amp;rsquo;ho da dirvi. Non vi piacciono? Allora andate pure a fare in culo.&lt;br /&gt;Cos&amp;rsquo;ho da dirvi, quindi? Perdonatemi, ho bluffato. Ho poco, in realt&amp;agrave;, poco o niente. Perch&amp;eacute; se vi piacciono i Dream theater, allora vi piacciono DAVVERO, e quest&amp;rsquo;ultimo &lt;em&gt;Black clouds and silver linings&lt;/em&gt; lo conoscete gi&amp;agrave;, canzone dopo canzone, battuta dopo battuta, semibiscroma dopo semibiscroma. Lo conoscete meglio di me. E forse esagererete, forse farete come Bosi, il mio amico, che per un mese non &amp;egrave; uscito di casa perch&amp;eacute; la sera doveva starsene chiuso a imparare la linea di chitarra di &lt;em&gt;The count of Tuscany&lt;/em&gt;. O quella ballata (ballata?) meravigliosa che prende il nome di &lt;em&gt;Wither&lt;/em&gt;, o i tredici minuti di tutto, lo dice il titolo, condensati in &lt;em&gt;The best of times&lt;/em&gt;. No, forse non arriverete a tanto, vi piace troppo la birra, e gli aperitivi. Ma converrete che i Dream theater non sono mai stati cos&amp;igrave; misurati, cos&amp;igrave; maturi, cosi sublimemente (esiste sublimemente?) Dream theater. Non so, forse mi sbaglio, forse Bosi semplicemente ha trovato la morosa e altro che Dream theater, ora sta chiuso e scopa come un membro dei M&amp;ouml;tley cr&amp;uuml;e. La mia, di morose, da sempre adora la musica reggae e tutto ci&amp;ograve; che ha una vaga parvenza di comunismo. Al mattino, per&amp;ograve;, &amp;egrave; un po&amp;rsquo; di tempo che s&amp;rsquo;infila le cuffie di soppiatto e schizza fuori di casa senza salutare. Lei pensa che non lo sappia, ma io me ne sono accorto. Che si ascolta &lt;em&gt;The count of Tuscany&lt;/em&gt; di nascosto nell&amp;rsquo;ipod. L&amp;rsquo;ho capito da come muove la testa.&lt;br /&gt;Mettete via i Radiohead, procuratevi &lt;em&gt;Black clouds and silver linings&lt;/em&gt; e fate come la mia morosa. Mettete su &lt;em&gt;The count of Tuscany&lt;/em&gt; alzate il volume e muovete la testa per una volta come cazzo vi pare, fottendovene bellamente di chi vi guarda storto. Quando arriverete ai quarant&amp;rsquo;anni scoprirete quanto &amp;egrave; appagante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) U2 &amp;ndash; No line on the horizon&lt;br /&gt;Devo darvi dei consigli, no? Dopotutto &amp;egrave; questo il senso di questo articolo. Ebbene, eccone uno prezioso. Non comperate &lt;em&gt;No line on the horizon&lt;/em&gt;, non fatevelo prestare, non masterizzatevelo, non scaricatelo, non ascoltatelo. Fate una catena di Sant&amp;rsquo;Antonio, mandate una mail ai vostri cinque amici pi&amp;ugrave; cari e scrivetegli quello che vi ho appena detto qui sopra. Ditegli che c&amp;rsquo;&amp;egrave; un vostro conoscente che pensa che &lt;em&gt;No line on the horizon&lt;/em&gt; &amp;egrave; una delle pi&amp;ugrave; clamorose stronzate dai tempi di &lt;em&gt;Amnesiac&lt;/em&gt;. Ditegli proprio cos&amp;igrave;, dai tempi di &lt;em&gt;Amnesiac&lt;/em&gt;. E di mandare la mail ad altre cinque persone di loro conoscenza. I vostri amici si rivolteranno contro di voi, vi righeranno la macchina, vi ruberanno la fidanzata, la vostra posta smetter&amp;agrave; di funzionare, il vostro cellulare smetter&amp;agrave; di squillare e vi coprirete di macchie purulente. A quel punto non vi rester&amp;agrave; che domandare pubblica ammenda. Vi coster&amp;agrave; duecento bananozze, il prezzo di un posto davanti a un concerto degli U2. Ma poi starete tranquilli, tempo pochi mesi e tutto torner&amp;agrave; come prima. Eccetto la morosa, che ora se va in giro con quel vestitino che con voi non voleva mai indossare, i guanti di pizzo e le borchie, sempre insieme a quel pirla di Bosi, facendo le corna con la mano, muovendo la testa in modo strano e, ci scommettereste, &lt;em&gt;The count of Tuscany&lt;/em&gt; nell&amp;rsquo;ipod. Ma &amp;egrave; cos&amp;igrave; che gira il mondo. Sorpresi? Ess&amp;ugrave;, d&amp;agrave;i, non fate quella faccia. Meglio ora che male accompagnati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Les Claypool - Of Fungi and Foe&lt;br /&gt;Fatemi chiudere cos&amp;igrave;, con un album che manco so se &amp;egrave; di quest&amp;rsquo;anno. Del 2009 intendo. &lt;br /&gt;Les Claypool.&lt;br /&gt;Les Claypool.&lt;br /&gt;Les Claypool &amp;egrave; un basso che suona un uomo, ascoltatelo, stridio di neuroni, batteria, niente chitarra, eresia, percussioni, bahum bahum bahum bahum, Frank Zappa &amp;egrave; dovuto correre al gabinetto ma &amp;egrave; rimasto senza carta igienica, grand-guignol, un petardo infilato su per il culo del conte di Toscana, correre nelle pozzanghere, muovete la testa, stomp stomp, grandina, sferragliare di treni, tagliarsi con un rasoio, pinte e pinte di birra, pupazzi di neve che ghignano e socchiudono i bottoni, Tom Waits che gioca a freccette senza Iggy Pop, fuochi d&amp;rsquo;artificio oltre le tende, niente morosa, le corna, fate le corna con una mano e poi ditemi, che cos&amp;rsquo;avrebbe fatto al vostro posto Sir George Martin?&lt;br /&gt;Les Claypool suona a marzo in Italia. Volete farmela pagare? Mi trovate l&amp;agrave;. Indosser&amp;ograve; un berretto di Stetson taglia 57.</description>
         <author>UfJ</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=280</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon,  1 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
      <item>
         <title>La sorella dello sposo:</title>
         <link>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=272</link>
         <description>Sono la sorella dello sposo. No, non quella. Quella &amp;egrave; Chiara, la sua testimone. Non mi cercare sull&amp;rsquo;album, tanto non ci sono, nemmeno nella foto dei parenti. Non mi piace essere fotografata; lo evito, diciamo che non sono fotogenica. Mio fratello &amp;egrave; quello bello. Non trovi che sia bellissimo nelle foto del matrimonio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono la figlia dell&amp;rsquo;avvocato Migliorati, &amp;ldquo;quella adottata&amp;rdquo; aggiungono sempre, parlando di me. Ecco perch&amp;eacute; non assomiglio a mio fratello. Lui &amp;egrave; arrivato dopo, come una sorpresa benedetta, l&amp;rsquo;anno dopo la mia adozione. Capita, dicono. Dicono un sacco di cose. Che sono stata fortunata ad essere stata adottata da una famiglia benestante, che mi ha pagato le operazioni e le cure agli occhi e quelle lenti cos&amp;igrave; particolari che mi permettono di vedere, nonostante il mio difetto congenito e mi fanno somigliare a Kermit la rana.&amp;nbsp;Mio fratello ha dieci decimi. Non trovi che abbia degli occhi stupendi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla nascita mia madre non mi ha nemmeno dato un nome, figurarsi un cognome, nessuno mi ha riconosciuto. Un&amp;rsquo;infermiera ottimista mi ha chiamato Benedetta. Non &amp;egrave; un buon inizio, lo so. So solo che la mia madre naturale era minorenne allora, e io ero un neonato con grossi problemi agli occhi. Dicono che sia stata coraggiosa. Avrebbe potuto abortire. B&amp;egrave; un po&amp;rsquo; mi ha abortito lo stesso. Ma sono cose che &amp;egrave; meglio non dire.&amp;nbsp;Sono cose a cui non penso pi&amp;ugrave;. Non trovi che in questo primo piano di mio fratello sia davvero intenso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiamo Benedetta, sono stata adottata dalla famiglia Migliorati e sono la sorella dello sposo. Se non fossi sua sorella, credo mi sarei innamorata di lui. O meglio, sono sempre stata innamorata di lui. Che per&amp;ograve; &amp;egrave; mio fratello ed ora si &amp;egrave; pure sposato. Per&amp;ograve; ho scattato delle gran belle immagini al suo matrimonio. Dicono di me che sono un&amp;rsquo;ottima fotografa, nonostante sia mezza cieca..e se lo dicono loro, ti puoi fidare. Ti lascio il numero dello studio, se vuoi un preventivo, chiamami.</description>
         <author>A.marti</author>
         <comments>http://www.tapirulan.it/articoli.php?id=272</comments>
         <guid>http://www.tapirulan.it/artiloli.php?id=6</guid>
         <pubDate>Mon, 25 Jan 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
         <source url="http://www.tapirulan.com/rss/tapirelax.xml">www.tapirulan.it</source>
      </item>
   </channel>
</rss>