Il fruttivendolo del mercato s’è svegliato stamane convinto che la venditrice di dolciumi, negli ultimi giorni, abbia invaso parte del lotto a lui destinato. Il letto matrimoniale sa che quest’idea è dovuta piuttosto a una progressiva rototraslazione della moglie dalla sua dolce metà del talamo a quella del coniuge vicino, ma non ne farà parola. La moglie invece così lo interpella (fa parola lei, eccome):
«Prepara il caffè, Giacomo», ma Jack, così lui pensa a se stesso, escogiterebbe più volentieri un piano per smascherare la ribalda e ricacciarla nei suoi ranghi. Mi serve la planimetria della piazza con gli spazi a ciascuno assegnati e una foto dall’alto, passerà il satellite da Casalbuttano, CR? Mi serve per dimostrare l’inondazione di caramelle a scapito degli ortaggi. Inattuabile. Che faccio, allora?
«Non sento il profumo, sbrigati», non ha davvero più tanto tempo Jack: sono le sei, tra mezz’ora sarò in piazza a preparare il banco, se non riesco a stabilire un’evidenza dell’appropriazione indebita, sarà un’altra giornata di… concime, anche quello ha il suo valore, però sempre di merda si tratta!
Ricapitoliamo: i confini della Jack’s bancarella sono inattaccabili su tre lati: essendo posta a un angolo della piazza, alle spalle ha i gradini del sagrato e di lato la strada: inamovibili. Di fronte, ovviamente, deve esserci lo spazio per la gente che compra, quella che guarda e quella che passa. L’unico fianco prestato al nemico è proprio quello che dà sul Fort Knox di marzapane e cioccolato abitato dalla vecchia strega.
Eppure è convinto di essersi sentito più stretto negli ultimi giorni: tutta la sezione insalate – a partire dal radicchio rosso di Verona, passando da indivia e lattuga spesso così pallide da tirare al bianco, fino ai verdissimi grumolo e rucola – che formava una barriera patriottica all’attacco delle gomme americane e che si estendeva così smisurata da rendere difficile restituire il resto brevi manu alle vecchine, ora aveva così poco spazio da ricordare più la Striscia di Gaza che l’italica penisola. Che faccio?
«Il caffè!», dalle catacombe.
Rivoluzione logistica della bancarella: via le indifese a foglia larga e stretta. Al loro posto una bella trincea di tuberi: non solo patate, sarebbero capaci tutti, ma anche tartufi (crepi l’avarizia, insieme alla vecchia, magari) e manioca sapientemente intervallati da carciofi spinosi perché venga infilzata qualunque morbidosa cerchi di oltrepassare, e da girasoli per far da vedetta. Subito dietro le leguminose: file e file di caricatori con proiettili pronti all’uso. Ho bisogno di una catapulta con la quale scagliarli.
«Sei una testa di cavolo!», anche la moglie, appena alzata, sembra avere dei vegetali in mente al posto dei capelli.
«Lo sai che non riesco a svegliarmi senza un caffè, ma non ti importa! Non pensi mai a me!»
«Ma cara…»
«Invece… Quando sono entrata avevi un’espressione più assente del solito. E ce ne vuole. A chi, o a cosa pensavi?»
«A come fermare l’avanzata delle truppe zuccherate sulle mie colonie più esterne…»
«Farnetichi. Passami lo zucchero, a proposito.»
«Ecco, appunto. Lo zucchero, una spia in casa nostra! Secondo me invece, la megera non ha neanche un frutto in cucina.»
«Beh, qual è la tua strategia per riprenderti quello che ti avrebbe tolto?»
Jack le spiega, con un certo imbarazzo, perché la Linea Maginot non convince tanto nemmeno lui, quello che ha precedentemente immaginato.
«Hai perso il senno. Da stamane non hai fatto altro che farneticare. Non hai fatto il caffè soprattutto! In una sola cosa hai ragione: la necessità di allargare un po’ il banco. Ma non credo che la tua strategia possa servire allo scopo.»
«Ma io non voglio allargarmi. Mi basta che non sia la strega a pestarmi i piedi.»
«Taci e ascolta, invece. Non possiamo chiedere la licenza per uno spazio maggiore. Dobbiamo usare l’astuzia. Proponi alla signora Maria, non chiamarla più vecchia, tanto meno strega, neanche quando pensi a lei, sempre signora Maria, avrai bisogno di un atteggiamento positivo nei suoi confronti, proponile di fare posto a qualcuna delle tue cassette di ortaggi tra le sue caramelle. Lei non ha problemi di spazio come noi! Accetterà se saprai rendere la cosa allettante. E naturalmente dille che dividerete i ricavi! È chiaro?»
Con la bocca semiaperta nessuno ha un’espressione sveglia, tanto meno se la mascella sporge quel tanto che basta perché gli incisivi inferiori siano più esterni rispetto a quelli superiori. A questo, nell’aspetto di Giacomo, vanno aggiunti occhi semichiusi come di chi ha sonno, per capire che nemmeno sua moglie ha un’alta considerazione di lui.
La moglie Lisa, viceversa, ha l’aspetto delle donne severe: naso gobbo, occhi, narici, labbra, mento stretti, collo lungo, supera il marito in altezza e in tutto il resto. Non potendo competere dal punto di vista del pene, s’è trovata un amante maggiormente dotato, come a dire che anche in quel campo è riuscita a fare meglio di lui.
La vecchia Maria che vende caramelle, ma non le potrebbe mangiare a detta del medico, se non fosse che è inutile fare sacrifici tutta la vita per morire sani, non ha solo rughe in volto, ma tra le pieghe si intravedono anche occhi, naso, bocca, del tutto insignificanti però rispetto a quella ragnatela di solchi spaccature e segni che descrivono tutta una vita di albe gelide e pomeriggi torridi.
La vigilessa non ha nemmeno un nome, oltre a mancare di seno, vita, fianchi. In compenso svolge un’attività che la rende simpatica a tutti. Così non può che puntare tutto sugli occhi, belli quelli, e attendere che la jihad islamica imponga anche a noi il burqa, unico indumento per il quale scambierebbe la sua divisa.
Resta solo Agosti, contrabbandiere, brutto, tarchiato, storto, sempre indaffarato, fiato affannoso, spesso pesante, pesante lui stesso, ossa grosse, nodose, con attorno muscoli spessi, pelle dura, grossi peli neri, neri i capelli, riccioluti, larghi come un dito, unti, grassi, come lui, grasso, pancia enorme, dura, alta sul diaframma a rendere il respiro difficile, ma non i movimenti, rapidi, scattosi, mai fermo, mai zitto.
«Ehi Jack, ciao. Ho il raccolto.»
Brusca frenata per accostare l’auto più possibile al banco del fruttivendolo, mani sul volante in attesa della risposta, Agosti accende le quattro frecce e si guarda intorno.
«Dove?»
Agosti ha fretta, finestrino per metà abbassato, si tocca un orecchio e tira il freno a mano.
«Nel baule, dove se no? Apri il tuo furgone, poi vieni a prenderla, io non scendo», muove la leva che apre il portellone posteriore, guarda la strada e chi sopraggiunge, passa un dito sul bordo del vetro, come a pulirlo.
«Giochi a fare la spia? È una cassa come tante altre, esternamente.»
Agosti sbatte due volte le palpebre e fa una smorfia di impazienza, sollevando una natica dal sedile.
«Sbrigati.»
Rilascia il freno a mano, toglie un filo di polvere dalla plastica della portiera, controlla nello specchietto retrovisore.
«Fatto»
«Ciao», si sincera per l’ennesima volta che il freno a mano sia rilasciato e riparte senza fretta, apparentemente.
Nel frattempo si è fatto giorno e la piazza si è letteralmente riempita di gente. La folla scorre disordinata tra i banchi del mercato come globuli rossi nei capillari rimbalzando gli uni contro gli altri fino a raggiungere l’alveolo desiderato, il banco di mutande e corpetti rovesciati alla rinfusa a formare una montagna di candida riservatezza. Immergendo mani e testa nella cima di medie e di large, generando un’unione mistica tra richiesta e offerta, ciascuna cellula, al posto di cedere ossigeno e ottenere
ci-o-due, compra tessuto restituendo carta. Il grande cuore del mondo, l’economia, spinge tutte queste cellule contente verso gli acquisti, senza soluzione di continuità, a meno dell’infarto, dovuto alla presentazione del conto o al consumismo, volevo dire colesterolo. Mentre vigili leucociti regolano la proliferazione di illecite bancarelle fagocitando abusivi venditori, causa di indebolimento fiscale dell’Organismo Stato.
«Tutto bene, Signor Giacomo?», dopo aver dato un paio di multe per attraversamento pedonale fuori dalle strisce, i pedoni vengono presi per le terga, non per la targa, ed aver raccolto i frutti fotografici degli autovelox seminati lungo la statale, la vigilessa, senza aspettare risposta: «mi hanno detto che ultimamente frequenta personaggi ben conosciuti nel nostro ufficio. Lo fa per sentirsi giovane e ribelle o è un sistema per arrotondare… la verdura, diciamo.»
«È solo un vecchio amico, non vedo cosa ci sia di male nello scambiare quattro chiacchiere.»
«Se vi siete fermati a quelle, niente. Ma, a me, hanno detto che proprio oggi avete scambiato anche una cassa, e piuttosto pesante. Anche la nostra conoscenza si è data ai prodotti dell’orto?»
«No, sì, è… vino. Mi ha portato una cassa di bottiglie. Siamo tornati al proibizionismo?»
«Da noi non c’è mai stato. Comunque sappia che non c’è posto per i traffici illeciti nel nostro paese. Arrivederci.»
È proprio un problema di posto, il mio, ma non sarà chiedendo a quest’androgina dalla faccia pallida, i capelli piatti e sotto la divisa il vuoto, che lo vedrò risolto. Devo passare all’azione.
«Signora Maria, ma non la vuole un po’ di verdura da mettere sul suo banco? Tutte quelle caramelle le faranno venire la carie ai denti!»
«Ma io mica le mangio, queste le vendo!»
«Cosa vuol dire? Anche il benzinaio non beve il carburante, eppure soffre degli effetti nocivi del benzene! E chi lavora con l’amianto, non ha un’altissima probabilità di prendere l’asbestosi? Quindi lei… Guardi me invece, come sono in forma, tutte fibre e vitamine. Le farà bene! Mi dica cosa vuole, dopo vediamo dove metterle, le cassette. E se vende qualcosa… dividiamo!»
«Mah, non saprei… non capisco… in un banco di gigione, la verdura cosa c’entra? Non ho mai venduto verdura, io.»
«Preferisce la frutta?»
«Beh, quella almeno è dolce…»
«Frutta, aggiudicato!»
«Ai miei tempi, per Santa Lucia ci regalavano un po’ di liquirizia con un limone ed eravamo già contenti…»
«Ha perfettamente ragione, bisogna sapersi accontentare! Comunque frutta ci vuole in un banco di dolciumi, ma quella esotica, che ha più fruttosio della nostra. Le do un bell’ananas per cominciare!»
Dalla cassa nel furgone prende un ananas, strappa con la bocca la linguetta e lo lancia, accompagnandolo gentilmente verso il suolo. L’ordigno tocca terra, rimbalza correndo un paio di volte, arriva proprio in mezzo alle caramelle ed esplode.

Al processo, il fruttivendolo Giacomo si difenderà dicendo che stava solo cercando di esportare i propri prodotti, ananas appunto, in un mercato inesplorato. Considerata dal magistrato una strategia commerciale aggressiva, ma ammissibile, verrà condannato solo per frode fiscale, non avendo emesso regolare bolla di trasporto.

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