Non occhi – no, non occhi
ma pozze sperse di rassegnazione
su circonferenze di turchesi
incastonati a matita.

E tutt’intorno, rocce
scarnificate
da lustri di venti e piogge
e inciampi.

Una ferita da granata
la sua bocca.
Non accenna
ipotesi di rimarginazione.

È la madre dell’imputato.

Ammanettata anche lei,
al puntale del suo cordone.

(edita in “Kona” AA.VV. – Ed. Tapirulan 2012)

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