Solo un nome nel fianco
le barche nelle darsene, rottami
di sale e di tufo. Le chiglie
segnano di morso antico le conchiglie;
e incastrata nelle reti insieme a rami
di corallo operaio
qualche testa di sarda
è scampata all’oltraggio
dell’esca per i saraghi e le orate.
Fuggito vano agli ami della coffa
è pure il giallo, cera della stoffa,
bacio secco sul muso alle nottate
di Cesare testardo.

Sta Portici la stanca
le gambe ocra e gli occhi nella Luna
a risputare corpi di mutanti
– che il fiato rotto vaporizza istanti –
quando rifugio chiedono alla bruna
fine scorza dell’acqua
ed è di nuovo vita.
Ma tutto sanno i polpi
che bevono dal rosso dei fondali
lo gridano alle triglie dall’arancio
manto, dono di dio. Ecco un lancio
umano disperato di fanali
seguito dalla tosse

a fili del tabacco,
e l’eco sorda azzannano le stelle
legate insieme ai legni e alla speranza
nell’atto che ritorna la paranza
sopra la spiaggia nera alle Mortelle.

*Piccolo approdo vicino al porto del Granatello a Portici

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