All’assenza sua avrei voluto frangere le tenebre
sussurrando antiche romanze per limarne il buio
ma Tu
che il suo tempo hai trattenuto
hai dipinto il mio universo
d’un colore di cui non conoscevo l’esistenza
Desolante immenso è acerbo ancora il pianto
su fiaccole di cristallo ed alabastro marmoreo
e sulle note dalle piene brezze
teneri profumi divoro ai ricordi
perforando gli oscuri cassetti alla memoria
sfiorando con le mani
attimi ammainati come vele
dove rispecchia dentro
il tuo profilo color seppia
Gialle ginestra e grappoli candidi dell’acacia
son divenuti trucioli di sogni
sfatti stracciati dal riverbero del sole
ch’aleggia ancor nell’aria
e bussando su corolle dei papaveri appassiti
fame di glicini ametista
e d’occhi color del ciel m’assale
Ripiego il pensiero già ubriaco di malinconie
scheggiando variopinte nostalgie a quelle gerle d’esistenza
e ancorando destini in canestri bucati
su strade stillanti di silenzio
divengo quercia immota
dentro l’iride della luna
