M’insegnavi il silenzio
mentre il mattino incespicava giallo
sul collo di Pietrarsa
sangue di pesce a drupe
intorno il fumo
viola le mani prima dell’innesco.
Quanti sogni cardavi alle tue lenze
sicuro fino al braccio
divelte cinque sbarre del cancello
fanoni grigi della ferrovia;

non ti scorgevo più se non dal fiato
solo gli occhi di gambero e l’odore
della rena che si scortica sull’onda.

Mai visti questi cieli oltre il ricordo
come l’argento a rughe nelle forme
che sanno stare ancora nell’acerbo
prato d’ortica e storie.
Tutto sembrava rompersi, finire
fra il livido destarsi della cima
e una bestemmia ridimensionata
mi arrivava dopo l’arco
una preghiera;
io mi stancavo presto
correvo fino all’ hangar di rottami
giocavo a sacerdote

a scritte di silice
sacrificavo bambole al mio dio.

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