Sto
come si sta su rami di pesco
col petto esposto al vento
e con le dita
tessendo delle rondini la seta
Sto
mirando drappi rossi e solitari
di scene saltellanti di apparenza
incespicando inerme
fra srotolate rime zingaresche
Sto
sospesa in questo placido sognare
contando i raggi folli da persiane
fumosa nel ricordo
della città che d’eterno ha l’odore
Sto
su queste vigne dell’ indifferenza
sgranando chicchi
solitari e bigi
mendici di attenzioni late
Sto
nella risacca evanescente
fremendo come spugna
caricata di laconici echi
sul fare rancoroso del ponente
Sto
di tepore languida
di vento sapida
di bagliori monda
di parole gravida
