Se vi aggirate di sera in quella terra di mezzo che si estende tra Crema, Pizzighettone e Soncino potreste avere la ventura di avvistare una fabbrica della nebbia. Le fabbriche della nebbia assomigliano più o meno a dei cementifici, però sono avvolte nella nebbia, hanno il colore della nebbia, fanno il rumore della nebbia e producono soltanto nebbia. E’ facile riconoscere la nebbia. La nebbia ha la forma della paura, perché avanza a volute sottraendo lo spazio, poi ristagna, orizzontale, magmatica, come ricordi dolorosi.
Se vi aggirate di sera in quella terra di mezzo che si estende tra Crema, Pizzighettone e Soncino potreste avvistare un locale chiamato Alice nella città. Potreste domandarvi “Ma che razza di nome per un locale immerso nella brughiera”. Potreste domandarvi “Dove diavolo sta l’entrata” mentre vi aggirate disorientati nei locali del retro. Potete chiedervi infine quale micragnosa pidocchiera induce i gestori a imporvi una tessera associativa da otto Euro che scade il trentuno dodici duemiladodici, cioè fra 66 giorni esatti.
Se vi aggirate di sera in quella terra di mezzo che si estende tra Crema, Pizzighettone e Soncino potrebbe capitarvi di assistere alla performance di Alessia, Lorena, Pego e Roberta, assieme a un tizio vestito esattamente come il tipico frequentatore di un pub gallese e di un altro tizio che chiameremo con lo pseudonimo Il chitarrista con non tantissimi capelli. Ebbene, se vi capiterà una cosa del genere sarete fortunati.
Quel tizio vestito esattamente come il tipico frequentatore di un pub gallese vi prenderà per mano e vi condurrà ad assistere a un incontro di lotta nel fango tra una sensuale (ma occhialuta) poetessa contemporanea e nientemeno che il Leopardi, Jack Leopardi. Vi appassionerete a un genere letterario giapponese composto di diciassette sillabe, non una di più, non una di meno, il cui nome suona come uno starnuto di quelli in cui esce un po’ di catarro dalle labbra. Vi parlerà di giovani colf rumene che danzano come balinesi nei giorni di festa, ma sfortunatamente senza candelabri in testa. Da parte vostra vi emozionerete quando Il chitarrista con non tantissimi capelli eseguirà impeccabilmente un brano del calibro de Le acciughe fanno il pallone, infine vi si raddrizzeranno i peli delle braccia quando Roberta vi leggerà un estratto dal romanzo sui manichini scritto da quel tizio vestito esattamente come il tipico frequentatore di un pub gallese.
Alla fine della serata vi verrà voglia di tornarci di nuovo, in quel posto, sempre che riuscirete a trovarlo, sperando di incontrare nuovamente quei tizi strambi come la nebbia in cui sono immersi. Di tornarci, sì, ma possibilmente prima del 31 dicembre 2012.

1 Commento
robirobi Ottobre 26, 2012 - 17:35
grande, grande. La nebbia come l’hai descritta tu non l’ha mai descritta nessuno, nemmeno Virgilio, che si limita a dire che le nubi, come fiocchi cotonosi vagano e calando nella valle si sciolgono in nebbia.