Settembre del 1999. C’è l’esame di inglese. E chi lo parla!
Anna ed io abbiamo deciso di andare in Inghilterra, Margate, a luglio, per un mese.
Partiamo con le valige vuote, viaggio leggero con pochi indumenti e il detersivo.
Un mese davvero divertente! L’inglese? Beh, diciamo che è leggermente migliorato.
Il fatto è che abbiamo girato molto ed abbiamo visitato molti mercatini tra i vari quartieri di Londra e le innumerevoli zone limitrofe!
Quando si tratta di tornare non sappiamo più dove mettere la roba…
Le valige ora scoppiano e il peggio è che non riusciamo a sollevarle, ma lo sforzo s’ha da fare! Ci aspettano due treni fino a Victoria Station, poi il treno per l’aeroporto per raggiungere infine l’imbarco. Si prospetta una giornata faticosa.
Per prendere il primo treno ci sono un sacco di scale per il sottopassaggio: scale in discesa e poi in salita naturalmente, e poi sul treno! Già qui ci accorgiamo di avere esagerato!
Quanto mai abbiamo comprato tutti quegli oggetti e i vestiti e i libri (i libri ti fregano sempre!)
Salite sul primo treno siamo già morte.
Fortunatamente il secondo lo raggiungiamo senza fare scale e saliamo a bordo: due ore di viaggio.
Decidiamo di lanciarci in conversazioni con i nostri vicini di posto, giusto per verificare se siamo all’altezza di due chiacchiere informali e senza tante pretese.
Nel posto accanto ad Anna continuano ad alternarsi persone diverse che non le danno modo di lanciarsi nella conversazione. Alla fine si addormenta.
Io sono seduta di fianco ad un uomo sui quarant’anni, scuro di carnagione, sicuramente non un inglese doc… immagino possa essere indiano o giù di lì. Verifico! Iniziamo a parlare e scopro che è un medico, che vive a Londra da vent’anni, dai tempi dell’università, e mi parla degli inglesi e del suo inserimento nel nuovo Paese.
Fantastico: parlo e quel che è più sorprendente è che capisco l’inglese!
Sì, non proprio tutto, ma capisco a grandi linee cosa dice…
Va beh che non è proprio inglese-inglese, ma è un dottore… questo ha la sua credibilità, o no? Parliamo per due ore, forse ci provava? Non so, non importa!
Stiamo per arrivare e lui si offre di portarci giù le valige: le valige di tutte e due!
Non ci credo… stupendo!
In fondo mi dispiace.
Vorrei dirgli di no, che è meglio di no per lui, ma non posso essere scortese, e non posso non sfruttare quest’occasione!
Io e Anna ci prepariamo per scendere, lui resta indietro. Siamo fuori dal treno e dal finestrino lo vediamo. Vorremmo sprofondare, lui le solleva e l’espressione del suo volto è indescrivibile.
Il sorriso dalle sue labbra scompare.
Le porta giù dal treno e ci liquida in un secondo.
Noi scoppiamo a ridere.
All’aeroporto le pesano: trenta e trentadue chili!
