Gli organi genitali hanno sempre avuto una grande importanza nella vita dei popoli latini, e specialmente nella vita del popolo italiano […] La vera bandiera italiana non è il tricolore, ma il sesso, il sesso maschile.
Colette
Cerco dei bicchieri. Non per me. Per mio padre. Gli è venuta la mania di bere l’acqua nei calici. Però li vuole di una forma particolare. E siccome nei negozi non si trovano, mi tocca girare nei mercatini dell’usato.
Vado in quello che si trova poco distante da casa. Hanno roba bella che non costa tanto. Pochi euro e si possono fare figure discrete.
Faccio per entrare nella stanza dove tengono i libri. No. Meglio di no. Ci sono stato da poco. Impossibile abbiano già qualcosa di succulento.
Vedo il tavolo dove tengono i bicchieri. Mi avvicino.
Non mi accorgo subito di lei, concentrato come sono su un’offerta molto interessante.
Casualmente alzo lo sguardo. È in piedi vicino a un tavolo ingombro di porcellane. Le guarda con attenzione. E io guardo lei.
Non vistosa, né sfacciata. Capelli castani. Chiari, direi. Non lunghi, ma abbastanza mossi. Indossa qualcosa di grigio. Ricorda una specie di pelliccia. Sotto indossa qualcosa di nero. E scollato. Non si vede nulla. Ma a me non importa. Nel senso che non fa differenza.
Vederla e desiderarla è un tutt’uno. Mi eccito senza pensarci due volte. L’erezione è quasi immediata. Non me l’aspettavo. Mai successo di bramare una sconosciuta con tanta e tale intensità.
Ho voglia di prenderla qui. Adesso. Incurante dei presenti.
Avvicinarmi. Abbracciarla. Intrecciare la mia lingua alla sua. Favorire il contatto dei corpi, sebbene arginati dagli abiti. E riempirmi la bocca di lei.
Mi vedo avvinghiato a lei. Mentre la trascino fra piatti e stoviglie varie. Travolgendo ogni ostacolo incontrato sulla Via che mena all’Inguine.
Sento i suoi sospiri. La sua voce che mi prega di prenderla come capita. Una posizione, poi, la si trova. Contano solo manodopera e impegno. Mi prega di farla godere. Giura che è mia. E di nessun altro.
La fantasia mi scuote per intero. E non dura tanto. Giusto una manciata di minuti. Mi risveglio di colpo. Torno con i piedi sul pavimento del mercatino. Esausto. Come l’avessi posseduta per ore e ore senza stancarmi di lei e delle sue nudità, che immagino invitanti, sode, prepotenti.
La tentazione è forte. Sono lì lì per avvicinarmi e insinuare un piccolo tarlo nelle sue orecchie: scommetto che a letto sei…
No. Stai calmo. Non andare da lei. E tieni la bocca chiusa. Che a fare certe figure di merda sei sempre in tempo. Le occasioni non mancheranno e tu lo sai.
Bene. Molto bene. Ho ripreso il controllo. Fermo uno dei gestori. M’interessano quei bicchieri, dico indicandoli.
Detto fatto. Li prende. Li porta al bancone. Li avvolge uno per uno in ciò che resta di un quotidiano locale, chissà di quando. Li mette in un sacchetto fuorilegge.
Pago e vado verso l’uscita.
Prima di uscire, la cerco con lo sguardo. Non c’è più. Svanita.
Forse un ologramma indotto dal solito uragano ormonale. Arriva quando gli pare, provoca un po’ di danni, poi se ne va.
Non importa. Io non ho alcun rimpianto.
Se era un’allucinazione, pazienza.
Se invece era una persona di carne, meglio. Io qui ci torno spesso.
