Corro, non posso fermarmi. Corro senza sosta tra i cunicoli sghembi di questa maledetta miniera abbandonata: la mia casa, il mio mondo, la mia dannazione eterna. Davanti a me orrendi bagliori danzano sulle pareti, baluginanti presagi di un imminente pericolo mortale. Scavo, non posso fermarmi. Scavo senza meta all'interno di questo labirinto infernale. Il sudore bollente della fatica cola copioso dalle tempie e dalla fronte, ricopre il corpo, brucia negli occhi e nelle ferite che trasudano sangue ed energie. Il sudore gelido della paura risale la spina dorsale percuotendo la schiena con incontrollabili fremiti. M'inoltro per i cunicoli sempre più stretti, rocce aguzze, chiodi arrugginiti strappano la tuta ignifuga che m'avviluppa come un'insopportabile prigione e lacerano la carne generando nuove ferite sulle vecchie non ancora cicatrizzate. L'umidità s'addensa in rivoli putrescenti. Le vecchie travi oramai marce incapaci di sorreggere il soffitto scricchiolano e talvolta cedono sotto il peso di enormi macigni. Davanti a me. Eccolo! Inverto la marcia e corro all'impazzata, il cuore in gola, la morte negli occhi. Le braccia sbattono dappertutto come percosse da spasmi, i piedi battono il suolo irregolare con la rabbia della disperazione, i polmoni saturi di fetidi miasmi e tossiche esalazioni che scendono inodori ed incolori dalle pareti come nebulose dita di morte. Devo smettere di scavare per andare più forte, ma… dove… Ecco! Di qua! Giro l'angolo, entro in un cunicolo angusto, una lingua di fuoco lambisce la schiena ustionandomi la pelle sotto la tuta. La bestia è dietro l'angolo. Il suo alito mortale mi avviluppa in roventi vampate di calore, un ruggito bestiale mi raggela di terrore. Mi apposto. Imbraccio l'arpione. Ci siamo quasi… Ora! Sparo. Trattengo il fiato: se il colpo va a vuoto sono carne morta. L'arpione sibila lungo il cunicolo e rimbalza contro le rocce emettendo sinistri clangori, la corda si srotola sbatacchiando contro le pareti umide e sudice. Splaff! Il proiettile si conficca nel ventre della bestia immonda. Gli uncini seghettati lacerano la carne dalla quale ora gocciola un umore denso e scuro. Il mostro s'arresta, ruggisce di rabbia, gli occhi sbarrati da un terrore cieco ed idiota. Ho pochi secondi: mi avvicino di fretta vincendo il ribrezzo e l'orrore. Sparo un secondo colpo. Il grosso tubo si infila nella ferita. Accendo il compressore e comincio a pompare. L'animale si gonfia innaturalmente, emettendo orrendi latrati in un incomprensibile linguaggio primordiale che saturano l'aria malsana del cunicolo accapponandomi la pelle. Ma è alla mia mercè, ora. Non può sfuggire al suo incombente destino di morte. Continuo a pompare finché un crepitio annuncia l'imminente esplosione. La carne si lacera in brandelli sfilacciati che svolazzano come enormi lapilli verdastri, gli organi schizzano contro le pareti lasciando nell'aria scie gialle e scarlatte come macabre stelle filanti. Gli arti inferiori si accasciano al suolo scaricando a terra gli intestini e lo stomaco il cui disgustoso contenuto inzuppa il terriccio umido del suolo. Le zampe anteriori guizzano convulsamente come enormi code di lucertola. La testa della bestia vola nell'aria carambolando contro le pareti. Mi cade davanti ai piedi, rigidamente contratta in una smorfia di ferino dolore. Le sferro un calcio imbrattandomi gli stivali di materia cerebrale. Povero Fygar, ho pena per lui. Dopotutto ero soltanto cibo ai suoi occhi. A proposito di cibo, da dove viene questo pungente odor di cipolla? Soffritto? Mmmmh, che fame… penso che mi occuperò di Pooka più tardi… Ora vado nel centro a farmi una bella scorpacciata, ne ho proprio bisogno … Un rumore infernale assordante: tutto crolla, tutto sparisce. Aiuto, Dio, AIUTOOOO! Ma che diavolo succede? E che cos'è quella terribile musica? MI FA IMPAZZIRE!!!! Aaaargghhh! Corro, non posso fermarmi. Corro senza sosta tra i cunicoli sghembi di questa maledetta miniera abbandonata: la mia casa, il mio mondo, la mia dannazione eterna…
Alberto Calorosi
Alberto Calorosi è nato a Genova nel 1972, vive e lavora a Parma. Nel 2007 qualche suo racconto è apparso sulla rivista La Luna di Traverso, sul quotidiano di Parma L’informazione e su un paio di antologie di racconti. È redattore di Tapirulan. Considera Fabrizio De André il più grande artista di tutti i tempi e si rammarica di non avere avuto l’opportunità di conoscerlo, anche solo per chiedergli cosa accidenti significa all’ombra dell’ultimo sole. Un giorno o l’altro imparerà a pattinare.
http://blog.tapirulan.it/ufj

9 Commenti
Del Settembre 19, 2006 - 10:34
Idea potente. Thumb up.
fratearrigo Settembre 19, 2006 - 12:04
Sempre più bravo. Complimenti!
robirobi Settembre 19, 2006 - 22:39
Guarda, sto sorseggiando una camomilla. Per fortuna.
Lady Bell Settembre 20, 2006 - 13:14
ebbene si UFJ è un vulcano di geniali .. ehmm..si sente che sono appena ritornata da un viaggio Sicilia? Lady Bell
celtico Settembre 20, 2006 - 15:32
Non ho capito un cazzo!
Lady Bell Settembre 20, 2006 - 17:53
riprovo ebbene si UFJ è un vulcano di idee geniali .. ehmm..si sente che sono appena ritornata da un viaggio Sicilia?
Convitto 05 Settembre 21, 2006 - 16:07
Sai fare di meglio, sono sicura….
UfJ Settembre 21, 2006 - 17:09
ringrazio per i complimenti fanno piacere, davvero …fa piacere che la storiella vi sia piaciuta…
B. Settembre 22, 2006 - 08:26
ineffabile!