Umilmente dedicato ad una nuova, cara amica. Spero perdoni la sfrontatezza di avere usato il suo vero nome… Michela… Michela… Conoscevo una Michela, una volta. Uhm… uhmmmm… fammi pensare… ecco! Sì, a casa di un tale, un certo… hmmm, non ricordo il suo nome… uno che organizzava rassegne di… boh, credo fossero vecchi filmati. Roba parecchio pallosa, comunque. Sì, ora ricordo: mi presentai a questa tizia. ”Ciao, Alberto”, dissi. ”Michela”, rispose. La guardai pensieroso: un volto familiare. “Ehi – dissi con voce impostata, da doppiatore – ti ho già visto da qualche parte, ci conosciamo già?” Mi sganciai col pensiero da lì. A volte succede, non posso farci niente. Nella mia testa iniziarono ad aggregarsi concetti, pensieri, frasi senza senso, come ioni su un elettrodo. Eterogenei brandelli di memoria misti a fantasia accrocchiati al centro del mio cervello a formare una storiella da niente. Una di quelle scenette da discoteca. Una scenetta in cui il manzo s'avvicina alla gallina in esposizione, tira dentro la pancia, chiede da accendere. “Ehi – dice con voce impostata, da doppiatore – ti ho già visto da qualche parte, ci conosciamo già?” Breve occhiata 'ma chi è 'sto scemo?', pensa lei. ”No, non credo, arrivo or ora dalla Nuova Guinea”, risponde secca. ”Nuova Guinea, gran bel posto. Ah l'Africa, l'Africa…” ”La Nuova Guinea non è in… – sorride, scuote la testa – ah, lascia perdere”, dice. Fa per incamminarsi, vuole raggiungere l'amica. Un cretino in più sulla terra, un aneddoto in più da raccontare all'amica. Già dove diavolo sarà finita, quella? Sicuro che sta troieggiando in giro da qualche parte. 'Ora la vado a cercare'. S'arresta. Trattiene il fiato. Un'epifania, sì, proprio in questo preciso istante. La gallina vede se stessa riflessa nello specchio della discoteca. L'immagine di lei fra vent'anni, spennacchiata, zampe rugose, coda pendula, culo grosso e cadente. Non fa neanche più l'uovo: la menopausa alfine è giunta puntuale come una colica. Pensa. Pensa. Pensa che sì, è vero, gli uomini sono tutti degli imbecilli, capaci solo di raccontarsi gli uni cogli altri quanto ce l'hanno lungo e duro salvo poi piagnucolare come poppanti appena la febbre gli sale sopra i trentotto e chiedere continuamente quando è pronta la colazione ché non possono far tardi in ufficio, come se ci dovessero arrivare solo loro, puntuali, in ufficio. Poi pensa che dopotutto cosa importa se confondono l'Africa con l'Oceania, neanche c'è stata, lei, in Nuova Guinea, ne mai ci andrà. Perché fra vent'anni quel culo grosso e cadente sarà seduto attorno ad un tavolo con due figli un cane un gatto un criceto e un marito. Un marito che non sarà proprio una cima ma è dolce e affettuoso e si ricorda gli onomastici e gli anniversari. E pensa che forse non c'è poi molto altro… e chissà, potrebbe davvero cominciare così, con una sigaretta accesa e una gaffe sulla Guinea… dopotutto aveva un viso pulito, un bel sorriso, vestito elegante ma non fighetto, occhiali sottili, capelli corti ben pettinati. La gallina si gira e torna sui suoi passi. Torna indietro dal manzo, dirà: “davvero ti piace l'Africa?”, poi: “Che sete, andiamo al bar?” Il manzo non c'è più. Pazienza. In effetti, pensandoci, ha sete davvero. Arriva al bancone, ordina un kaipiroska alla fragola. Vede dall'altra parte l'amica, ha in mano un bicchiere. Ride. Il manzo è là, vicino a lei. Molto vicino. Le sta dicendo qualcosa all'orecchio. E lei ride, ride di gusto… Rientrai in me stesso: di nuovo a casa del… Sacco – ecco, si chiama Sacco – davanti a me questa sua amica. ”…i giorni”. ”Eh? Cos'hai detto?” Sgranò gli occhi, sorrise: “Ho detto che faccio la cameriera da tre anni nel locale che frequenti tutti i giorni”, ripeté. Sorrisi pure io, emisi tre puntini di sospensione solidi come la cera. Mi immersi tra le scartoffie del mio cervello. Annaspai, in cerca di qualcosa di intelligente per rispondere. Pensai. Pensai. Infine dissi: “Ah, davvero?” ”La madre degli stolti è sempre incinta”, mi disse più tardi Michela. Ad occhio mi parve un insulto, benché non mi fosse ben chiara la contingenza. ”I coglioni sono molto più di due” risposi di slancio, inducendo nello spazio tra noi un reciproco senso di antinomica perplessità.

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