Ero seduto in un pub di Lucca insieme a Sara e Simone. Stavamo tirando sera nell’attesa che iniziasse il concerto blues dell’anno: Joe Cocker e B.B. King. C’era un caldo boia. Sorseggiavo una pinta di Rothaus, una eccellente pils proveniente dalla Foresta nera. Sara e Simone erano impegnati in una discussione sui malcostumi italiani, io li ascoltavo distrattamente e intanto vagolavo con lo sguardo. L’Italia. Puah. Mi domandai cosa ci facevo ancora qui.
Sulla parete c’era un poster. C’era una scritta che diceva Il paradiso è qui. Sotto, la fotografia di un isolotto di sabbia con un ciuffo di palme. Intorno, un mare scintillante e la barriera corallina sembrava un’immensa collana.
“Davvero un paradiso”, pensai, e socchiusi gli occhi.

Ero sdraiato su un’amaca di rete. Indossavo un paio di calzoni da bagno alla moda e niente altro. Una leggera brezza sospingeva lontano la calura.
Schioccai la lingua. Mi accorsi di avere un po’ sete.
Il chiosco delle bevande era collocato a meno di cento metri.
Domandai una Rothaus. Il ragazzo mi rispose che avevano solo birra locale.
Feci una smorfia. “D’accordo”, dissi. “Basta che sia gelida”.
Mi mise in mano una bottiglietta appena tiepida. “E la più fredda che ho”.
Ritenni superfluo puntualizzare che cosa penso delle birre locali nelle bottigliette tiepide.
M’incamminai lungo la spiaggia di sabbia finissima. In giro c’era poca gente, dei giapponesi, un gruppetto di sub e una famigliola italiana. Lo capii per via del fatto che il marito teneva la Gazzetta dello sport infilata nel costume. Più lontano, un gruppetto di marmocchi che si rincorrevano e sollevavano sabbia tutt’intorno come un branco di fiere.
Dalle casse risuonava una dozzinale salsa caraibica.
Ritornai alla mia amaca. Il sole si era spostato di una frazione di grado e occhieggiava tra le chiome delle palme mosse dal vento. Spostai l’amaca di qualche metro. Il sole diretto mi fa venire l’eczema. Accesi l’i-pod e indossai gli auricolari. Quella sera ci sarebbe stato il concerto, come tutti i venerdì sera. Solitamente la band arrivava nel tardo pomeriggio con una piroga, scaricava i bonghi e gli altri strumenti, suonava un’ora circa per i turisti radunati sul bagnasciuga, dopodiché raccoglievano offerte con i cappelli e scomparivano nei bungalow. L’indomani ripartivano per un’altra isola. Suonavano un genere parecchio lontano dal blues.
Inspirai l’aria che odorava di sale. Socchiusi gli occhi. Immaginai di essere in un bar di Lucca con Sara e Simone ad attendere l’inizio del concerto di Joe Cocker e B.B.King.

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