Ma i sogni non sono sufficienti. Sono troppo brevi e irreali.
Eric Frank Russell
È andata dal medico, uno che la cura fin da quando era alta così, perché vuole dormire.
Non ha aggiunto altro. Il medico ha insistito. Deve esserci dell’altro, le ha detto. Non puoi venire da me soltanto perché vuoi dormire.
«Glielo assicuro, dottore. Non c’è altro. Ho bisogno di dormire. A lungo. Profondamente. Tutto qui.»
Le chiede se per caso ha problemi d’insonnia. Se fatica a prendere sonno. O se proprio non dorme.
«Per dormire, dormo. Ma poco e male. Mi sveglio più stanca di quando sono andata a letto…»
Il medico le crede. Non vede perché non dovrebbe. Ha rilevato qualche incertezza nel modo di parlare, ma dev’essere la stanchezza che le incrina la voce, il nervosismo. Sempre così quando non si riesce a dormire come si vorrebbe.
Meno male. Non se n’è accorto.
Le prescrive un sonnifero molto forte. Di quelli che stordiscono solo a guardare il boccetto.
Il nome è pressoché impronunciabile. Un indigesto miscuglio di lingue che se non sono ancora morte, poco ci manca, perché non si sentono tanto bene…
«Vai in farmacia e fatti dare questo. Mi raccomando: non più di dieci gocce.»
«E se ne prendo più di dieci?»
«Rischi di non svegliarti.»
Ecco.
Non doveva dirglielo.
La prima volta le dissero che poteva scegliere fra due possibilità: restare oppure tornare.
Credevo fosse semplicemente un sogno…
Non lo è. Scegli.
Si ritrovò nella sua stanza, a stropicciarsi gli occhi fino quasi a farli bruciare.
Ultimamente, faccio strani sogni…
Vorrebbe prenderle tutte, subito, andare a letto e restarci secca come un chiodo.
Non fare cazzate. Pensaci bene. Devi esserne sicura. Al cento per cento. Non ti lasceranno tornare indietro. Non questa volta. Quello che scegli non potrà essere cambiato. Mai più.
Apre la confezione. Indicazioni. Posologia. Controindicazioni. Avvertenze. Tutta roba che non le interessa, considerando quel che deve – anzi, vuole − fare.
Comunque non sono previsti particolari effetti collaterali. Sconsigliato ai pazienti allergici alle sostanze di cui si compone il medicinale. Controlla. Non vuole soffrire. Il trasferimento deve essere indolore. Ai limiti del percettibile.
Inoltre si consiglia di non esagerare con le dosi. In caso contrario, potrebbe subentrare una fastidiosa rigidità cadaverica.
Sarebbe una soluzione. Ma io non desidero esattamente morire: Voglio solo restare il più possibile dove vado quando dormo.
Ne butta giù una dopo cena.
Per provare.
Non fa più quello strano sogno da un po’.
Colpa sua. L’avevano avvertita: due possibilità. La terza non era contemplata. Del resto, quale avrebbe potuto essere?
Si sente fuori posto, come un nudista in una colonia di scorpioni. O viceversa. Persone e cose sono venate di irrealtà. Le vede inzuppate di nebbia. E non sono i suoi occhi. Quelli funzionano benissimo.
È una questione di desiderio. Lei, che non desiderava mai niente o nessuno, ora ambisce a tornare in quel posto. Per sua libera scelta.
Ho fatto male a tornare. Dovevo restare. Ormai è tardi. Non li sognerò più…
Sei quasi pronta.
Che vuol dire quasi?
Vuol dire quasi.
Ah.
Avevamo paura di turbarti. E, in un certo senso, lo abbiamo fatto. Non accetti più il tuo mondo. Vivere in mezzo agli altri ti pesa. Hai ancora della strada da fare, ma puoi dire di essere a buon punto.
Sul serio?
Ma ancora non puoi restare.
Per quale motivo?
Non possiamo impedire che prima o poi tu ti svegli.
Allora come posso fare?…
Devi aiutarci.
In che modo?…
Lo scoprirai.
L’ha scoperto.
Era semplice. Bastava solo pensarci. Doveva trovare qualcosa che le impedisse di svegliarsi.
Il sonnifero.
Ha cominciato con piccole dosi. Una pastiglia la prima settimana. Due pastiglie la seconda settimana. Tre la terza. In una progressione più o meno matematica.
Funziona. Dorme sempre di più e si sveglia sempre più tardi. Lo scarto fra sonno e veglia si riduce, avvicinandosi allo zero. Dormire all’infinito: a questo vuole arrivare. Ma deve farlo per gradi. Un po’ per abituarsi all’idea. Un po’ perché tutto sommato la spaventa abbandonare una realtà che lei considera con sempre maggiore fastidio.
Voglio rimanere in questo mondo? O passare nell’altro? Qualunque cosa io scelga, è per sempre. Non posso sbagliare. Non devo.
Loro non sono preoccupati. Comprendono perfettamente la situazione. Sanno che risolverà le sue contraddizioni.
Ti aspettiamo.
In ufficio non l’hanno più vista. Non sanno cosa sia stato di lei. Se abbia cambiato lavoro. Se stia bene o le sia invece venuta una di quelle depressioni che mettono la voglia di tumularsi in se stessi. Se abbia comprato un biglietto – treno o aereo, poco importa – per destinazione ignota. Non ne hanno più alcuna notizia.
Gli amici, quei due o tre che poteva considerare tali, hanno provato più volte a telefonarle. Inutilmente. Si sono rivolti alla madre, che ne sa quanto loro. Anzi di meno, nonostante gli ottimi rapporti con la figlia.
Le è successo qualcosa. Non si è mai comportata così. Meglio andare a vedere…
Tanto le chiavi di casa le ha. Gliene ha lasciato una copia quando è andata via di casa.
Apre la porta dell’appartamento.
La investe un silenzio quasi sepolcrale. Nulla si muove. Niente produce rumore. L’assenza di suoni ha un che di predisposto. Si sente che è una cosa voluta, ricercata da chissà quanto tempo.
La cerca in tutte le stanze. Che non sono poi molte. Salotto. Cucina. Due bagni (uno con doccia e uno senza). Stanza per gli ospiti. Camera da letto. È lì che la trova.
Non è morta. Respiro tranquillo. E regolare. Però non riesce a svegliarla.
Telefona al medico, quello che la cura fin da quando era alta così. Quello che le ha prescritto il sonnifero. E che forse comincia a intuire il perché della sua richiesta.
Ricovero immediato.
Cosa vuole che le dica?
Non ci si capisce un’ostia.
Non è in coma.
Semplicemente dorme. Ma non c’è verso di svegliarla. Sembra come una sospensione catatonica. Reversibile o no, è presto per stabilirlo.
Io le consiglierei di riportarsela a casa.
La faccia sistemare in una stanza con un letto comodo. Vedrà che prima o poi si sveglia.
Nessuno può dormire per sempre.
Sei felice di essere qui?
Diciamo che sono moderatamente soddisfatta…
Qualche ripensamento?
Nessuno.
Bene. Il tuo apporto è stato determinante. Sappi, comunque, che non potrai più tornare indietro.
Vi sembro una che voglia farlo?
