Mi ricordo che quando ero piccolo c’erano alcuni che quando gli andava giù la catena della bici non facevano come me e come la maggior parte dei bambini, cioè non si mettevano a piangere o brontolare o grattarsi la testa, né chiamavano un genitore a risolvergli il problema, no. Loro si mettevano lì con calma, in certi casi giravano la bici al contrario e la lasciavano appoggiata sul sellino e sul manubrio, e poi prendevano la catena con le mani, la rimettevano al posto giusto, rigiravano la bici se per caso l’avevano girata, controllavano che tutto andasse per bene e poi filavano via in sella come se niente fosse successo. Io restavo lì a guardarli allontanarsi.
Quando assistevo a questa scena io rimanevo sempre stupito. Mi sembrava impossibile che dei bambini come me riuscissero a fare quella cosa. E infatti non mi sembravano bambini come me. Mi sembravano più degli adulti travestiti da bambini. O dei nani. O dei meccanici bassissimi. Ecco, meccanici. E per me i meccanici erano gente con dei superpoteri, dei maghi. Dei maghi o degli ingegneri. Infatti avevo sentito dire che esisteva l’ingegneria meccanica e per me era quello. L’ingegneria dei meccanici. L’ingegneria di quelli che sanno mettere su la catena della bici. Quindi quei bambini sapevano già cos’avrebbero fatto da grandi. Gli ingegneri meccanici. E io cosa farò, mi chiedevo. Cosa farò da grande? L’osservatore di ingegneri meccanici?
Alla fine da grande ho fatto dell’altro, anche perché come osservatore di ingegneri meccanici avrei guadagnato pochino, ma per il resto son rimasto tale e quale. L’altro giorno per esempio ero per la strada. Stavo mangiando un gelato. C’era una ragazza col motorino, le si era incastrato il cavalletto in un tombino. Andava un po’ avanti un po’ indietro ma non succedeva niente. Si sollevava un po’ il tombino, poi si spostava un altro po’, ma niente di più. La ragazza si guardava attorno per capire se qualcuno poteva venirle in soccorso. Mi ha guardato senza dire nulla e io ho guardato lei. Siamo stato a fissarci forse mezzo minuto. Poi è arrivato un signore che le ha detto di sfilare il cavalletto in un determinato modo. Ha funzionato. La ragazza è andata via con una leggera sgommata. Dopo ho guardato il signore. Di sicuro un ingegnere meccanico.

3 Commenti
PAOLA Dicembre 22, 2010 - 11:06
FANTASTICO!!! ho riso tanto per la tua sottile ironia … grazie di aver portato un po’ di sole in questo giorno di fredda pioggia!!
Bruno Magnolfi Dicembre 23, 2010 - 11:31
Il vero racconto, a mio parere, coltiva l’incorniciare quell’ordinarietà di ogni giorno su cui non vale la pena soffermarsi. Per questo ne è sublimazione. Bruno.
Vittorio (ZIO PIPPO) Febbraio 24, 2011 - 13:57
Bello, innegabilmente bello, Un incipit di un futuro libro Mi ricorda PAOLO NORI, paesaggio padano (non nel senso di padania), lunghi tempi morti, estate assolata, in giro in bici