Fuori dalla sala la gente se ne sta col naso all’insù a contemplare i cumulonembi. Qualcuno inganna il tempo fumando, qualcun altro il tempo invece lo maledice. I vecchi di passaggio scuotono il capo, mettono le mani nelle tasche slabbrate dei pantaloni di fustagno e corrono a casa infreddoliti. Gli espositori coprono rassegnati le proprie mercanzie. I più giovani vanno e vengono dal bar di fronte e trangugiano birra. Dentro, i tecnici tirano fili dappertutto e madonne verso la volta del salone.
Tutti hanno un’espressione interrogativa e nessuno pare avere un’idea chiara sul da farsi.
Mario e i suoi stanno leggendo le loro poesie, ora, per uno sparuto pubblico di rifugiati al maltempo. Dopo tocca a noi.

Enrico, davanti a me, è molto preoccupato. Per essere precisi è completamente terrorizzato. Gli sto spiegando che voglio, anzi, ESIGO che il finale del racconto venga letto ansimando. Il pubblico deve capire che i due stanno facendo sesso. Lorena, agghindata per l’occasione – scarpe di vernice rossa, calze a rete e minigonna inguinale – annuisce. Nonostante il maltempo Enrico sta sudando. Suggerisco a Lorena di ‘interpretare’ la scena, magari strusciandosi un po’ nei confronti di Enrico. Nei limiti della decenza, beninteso. Enrico, per tutta risposta, se ne fugge a gambe levate.
Sono quasi le quattro. In sala ci sono non più di cinquanta persone, di cui almeno metà sono addetti ai lavori. Beh, tutto sommato hanno le orecchie anche loro. L’obiettivo nostro è quello di usarle, possibilmente, per giungere ai loro cervelli.
Come lettore non valgo una cicca e ritengo altresì di avere scarsi margini di miglioramento. Ma di questa lettura/performance, che caldeggio dall’inizio – da quando, cioè, s’è parlato per la prima volta di portare ‘Bufanda’ in tour – di questa lettura, dicevo, mi sono figurato tutti i tempi comici e – per necessità più che per protagonismo – mi sono ritagliato il ruolo principale.
E allora avanti e indietro nei corridoi delle terme, il foglio in mano, a leggere e rileggere la mia parte a voce alta, sotto gli sguardi sollevati delle anziane coppiette, rinfrancate, mi t’lëva dìt, Cesira, che l’Alzheimer può colpire anche i giovani.
E’ l’ora. Leggo di spalle al pubblico. Lorena e Enrico sono di fronte a me. I nostri ruoli: al crescente sconforto del mio personaggio fa da contrappunto un crescendo di eccitazione da parte dei due. Lorena provoca Enrico. Enrico assume una serie di espressioni degne di un caricaturista consumato. In più occasioni sento il pubblico ridere dietro di me. Abbiamo raggiunto il loro cervello. Missione compiuta.

Domenica 8 giugno, presso il parco Corvazza di Salsomaggiore, all’interno della rassegna ‘Incontrarsi a Salsomaggiore’, si è svolto – o meglio, si sarebbe dovuto svolgere – ‘Legger-A’, un evento culturale di ampio respiro che prevedeva un certo numero di reading poetici e letterari, al quale eravamo stati gentilmente invitati dalla ‘Luna di Traverso’. C’erano in tanti: Paolo Nori, Patrizia Valduga, Gene Gnocchi. E poi noi, assieme ai Lunatici, e ‘Materia/off’ – altra realtà culturale parmigiana – e, infine, un certo numero di iniziative collaterali.
Nulla di tutto ciò è andato come doveva. Alle prime gocce è cominciato il fuggi-fuggi. Dopo tre minuti non c’era già più nessuno. Ci trasferiamo tutti dentro l’atrio delle Terme Berzieri di Salsomaggiore ma, ormai è chiaro, il pubblico è soltanto un ricordo.
Che fare, quindi? Un po’ di indecisione e parlottamenti vari, dopodiché si decide di andare avanti. E anche se non tutto è filato liscio, anche se fuori piove, anche se il pubblico non è quello delle grandi occasioni… beh, il divertimento c’è stato, unito alla sensazione di avere fatto comunque qualcosa.

Alla rinfusa, una manciata di cose di quella giornata che non dimenticherò facilmente.
Non dimenticherò la faccia terrolibidinizzata di Enrico mentre Lorena gli si avvinghia per indurlo/indurirlo a commettere l’ennesimo adulterio letterario.
Non dimenticherò il testo di ‘Fatti la barba, Barbara’, perché se è vero che una canzone non può cambiare il mondo, è altresì vero che può catturare tre persone, strapparle loro malgrado alla conversazione e costringerle a saltare come ipnotizzate da un abile incantatore punk.
Non dimenticherò gli occhi ignei di Federica, i bulbi simili a macchine di Van der Graaf ogni volta che Fabio incasina il canovaccio. Ciò che accade ben più di una volta.
Non dimenticherò l’emozione nel percepire che chi sta facendo ridere il poco pubblico sono io, proprio io. Beh… io e gli altri. Specialmente gli altri…
Non dimenticherò la straordinaria lettura di Massimiliano, che ringrazio da qui, sperando che possa sentirmi. Arruolato lettore-di-Tapirulan. Nunc et semper et saecula saeculorum.
Non dimenticherò l’aracnide Patrizia Valmorta, vedova nera, funerea, strafatta, la pelle color della cenere, i lineamenti del volto simili a uno svincolo d’autostrada, più rifatta di ‘Blowin’ in the wind’; non dimenticherò le sue quartine da Pornobaci Perugina; non dimenticherò la teoria di uomini che si accalcano verso l’uscita con le biglie larghe e la mano sui maroni.
Non dimenticherò, infine, questa intera giornata a Salsomaggiore con tutti voi, e che si fotta il bel tempo.

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