C’è Franca Valeri che gira per Bologna. Oppure no. Voglio dire, a me sembra Franca Valeri, ma mi sembra anche che non sia lei.
Il motivo per cui mi sembra che sia lei è uno, e cioè che sembra proprio lei: ha quella faccia, quella corporatura, quell’altezza.
I motivi per cui non penso che sia lei invece sono un po’ di più. Primo, non posso dire di conoscere l’altezza di Franca Valeri. A occhio sembra bassa, ma non lo so, magari recitava sempre accanto a uomini altissimi. Non posso dire neppure di conoscerne la corporatura. Sembra magra, ma non l’ho mai vista con un abitino aderente. La faccia la conosco meglio, ma fino a un certo punto. Mi ricordo che ha gli occhiali e che ha un viso simpatico, senza segni particolari, ma quanta gente corrisponde alla descrizione? Anch’io, se mi metto gli occhiali, corrispondo.
Il secondo motivo che mi fa dubitare è che secondo me Franca Valeri non abita a Bologna. La vedo più come milanese, ma forse perché ho visto in televisione qualche sketch dove fa la milanese. O romana, perché ricordo quel film che ha fatto con Alberto Sordi. E’ difficile comunque dirlo con sicurezza, anche perché può darsi che sia romana o milanese ma si sia trasferita a Bologna perché la città grande, faccio per dire, la stressava, col suo smog o coi suoi raccordi anulari.
Il terzo motivo, che poi è il motivo principale, visto che i primi due li ho invalidati io stesso in un attimo, è che la signora che vedo in giro per Bologna è pazza. Non pazza nel senso che indossa la camicia di forza, o che una volta mi ha chiesto se avessi mai letto i suoi dieci comandamenti. È pazza nel senso che tutte le volte che la vedo è vestita in maniera strana, ma non strana del tipo un po’ stravagante, ma strana del tipo di chi non ha proprio idea di come ci si deve vestire quando si va in giro. Mi ricordo che una volta l’ho vista con un piccolo cappello da vichingo con tanto di corna e sottogola. Un’altra aveva una mantellina corta e lucida che sembrava da supereroe. Un’altra ancora aveva una specie di gonna a sbuffo fosforescente molto corta e un fiocco gigante che le chiudeva il colletto della camicia. Poi, oltre agli abiti, della pazza ha anche quella camminata lenta e incerta, da funambola inesperta, che è un po’ il marchio di fabbrica del consumatore di psicofarmaci.
Tutto ciò mi induce a pensare che forse quella signora non sia Franca Valeri. Ma non è detto affatto che le stiano così. Può darsi anche che sia una pazza che pensa di essere Franca Valeri, e che si veste in maniera strana perché agli artisti tutto è permesso.
Il discorso è che anche se quella signora che vedo è pazza, non significa necessariamente che non sia Franca Valeri. In effetti Franca Valeri è da tempo scomparsa dalle scene, e forse è scomparsa proprio perché la sua passione per le medicine e per gli abiti curiosi non le permetteva di recitare se non la parte della vecchietta bislacca. E lei, Franca Valeri, che si ritiene un’artista a tutto tondo, si rifiuta di vedersi relegata a interpretare la caricatura di se stessa, diretta da registi incapaci di vedere oltre l’apparenza. Allora preferisce orgogliosamente non fare più film, né sketch, e girare per Bologna indossando quello che il suo estro le suggerisce.
O magari l’orgoglio non c’entra nulla. Forse lei, che è effettivamente Franca Valeri, si veste così perché, essendo pazza, crede di indossare abiti di scena, e quindi crede di recitare in un film. E per quanto le sembrino abiti orrendi, lei, che è una professionista, anche se pazza, non vuole fare polemiche coi costumisti e col regista che vivono solo nella sua testa, e recita tutta la sua parte in giro per la città da quando al suo cervello arriva il messaggio “motore – ciak – azione”, a quando la medesima vocina urla “stoooop! Perfetta! Si preparino le comparse per la scena della corsa sotto la pioggia”. Dopo di che si ferma, forse si spoglia lì dove si trova, per la strada, o forse cerca un garage, una siepe o un angolo buio. E nuda, o con una sottoveste, a bassa voce, fissando un palo della luce che le sembra uno specchio, si dice “brava, brava Franca, sei ancora quella di un tempo, vedrai che con questo film rilanci la carriera”.
In sostanza è difficile capire come stiano davvero le cose, anche perché, se solo uno prova ad approfondire l’argomento, capisce subito che ci sono altre possibilità ancora. E che per esempio quella signora potrebbe anche essere una sosia di Franca Valeri che è impazzita perché in tanti l’hanno confusa per tutta la vita con l’attrice, fino a prosciugarle l’identità. È anche possibile che abbia deciso di vestirsi in maniera così bislacca per rendere chiaro a tutti che non è Franca Valeri ma solo una che le somiglia. Anche se a noi tutti dotati di buonsenso sembra evidente che questo non è il modo migliore per prendere le distanze dall’attrice, ma anzi serve a confondere ancora di più le acque.
Quel che resta da fare, allora, è arrendersi all’impossibilità di dirimere la questione, ricavare per quanto è possibile un certo piacere da questa indeterminatezza, e al limite cercare di riassumere il necessario con uno schema.
Donna che sembra Franca Valeri:
- È Franca Valeri –> È pazza –> Si veste come vuole tanto non deve recitare oppure pensa di recitare in un film per il quale deve vestirsi in maniera eccentrica e la sua professionalità non le consente di ribellarsi al costumista del cervello.
- Non è Franca Valeri –> È pazza –> Si veste come se fosse in un film di Franca Valeri perché si sente libera di farlo e forse pensa di essere Franca Valeri che recita in un film in costume.
- È una sosia di Franca Valeri –> È pazza o almeno con l’individualità rinsecchita da continui confronti impietosi –> La debolezza mentale l’ha portata a scelte discutibili in fatto di abiti.
