La notte è rotta da un trillo, da prima lontano, indistinguibile, poi sempre più affilato, insopportabile. Una mano esce dalle lenzuola, afferrando nel buio il telefonino che si agita di luce verde. E’ quella di un uomo importante, con tre cellulari (sempre accesi) sul comodino, ma non abbastanza potente da rendersi irraggiungibile (almeno di notte).
“Inverardi….” risponde pronunciando meccanicamente il suo cognome con un riflesso da segreteria telefonica, senza tracce di sonno nella voce, come non si fosse mai addormentato.
“…dottò, mi scusi dottò” lo raggiunge una voce affannosa dall’altro capo della cornetta “…roba grossa dottò, roba grossa..”
“Ma chi parla?” risponde il “dottò”. Ora la voce è irritata, piena di rabbia mal trattenuta.
“Mi scusi dottò, per l’ora e tutto quanto…sono Pasqualino Esposito, la guardia notturna dei magazzini del Monopolio, si ricorda di me?”
“Certo, Esposito, ma che succede? Sono le 4 del mattino..”
“Si dottore, imperdonabile dottore, ma le debbo riferire, lei ha dà sapere subito… è cominciato tutto ieri sera mentre venivo al lavoro.. Un gatto nero, dottò, di quelli che li porta il diavolo, m’ha tagliato la strada e io toccando ferro e facendo le apposite corna, sono molto superstizioso”.
“Ma che centra Esposito?! Mi svegli nel cuore della notte perché un gatto nero ti ha tagliato la strada, ma sei impazzito o hai bevuto?”
“Bere io dottore? Nell’adempimento delle mie funzioni? No..è cosa grossa, le ho detto…”
“Un furto Esposito? Un altro furto? Ma perché chiama me….sa benissimo che deve seguire la procedura..”
“..mi scusi sempre e per sempre dottò” prosegue Pasqualino nella sua forte cadenza napoletana “…il fatto ha dell’incredibile, persino Lui, Lui in persona si è scomodato”
“Lui chi Pasqualino?”
“Dottò, ora le rammento… se le ricorda le bionde rubate il mese scorso? Quando il camion partì pieno dall’aeroporto e venne rubato all’autogrill? Il camionista si beccò una scarica di botte e lo ritrovarono svenuto nel bagno e del camion puff.. manco l’ombra..”
“Certo che me lo ricordo Esposito”
“Tenga a mente dottò il gatto alla smorfia fa 3 e le botte 38… Stasera stavo giusto pensando di metterli sulla Ruota di Napoli, insieme al 67…che sono le sigarette e il 63 che è il Furto…, una quaterna secca da Napoli milionaria dottò…ma poi mi è apparso Lui… Lui in persona!!!”
“..ma lui chi Esposito?! Si spieghi: di chi diavolo sta parlando?!!
“nooon il diavolo dottò…al contrario, qui si parla di Lui, dell’illustrissimo Santo Gennaro che ci protegga tutti!!”
“San Gennaroooo?! Ma che centra San Gennaro? Senti Esposito ma stai dando fuori di testa?!!”
“..senta dottò, lo so che è difficile da credere, ma San Gennaro in persona m’ha fatto la grazia, e ha disciolto il rebbus delle sigarette rubate!”
“Senta Esposito.. non ho intenzione di starla a sentire un attimo di più…”
“no dottò…la faccio breve, glielo giuro su Mariassunta protettrice di tutti i lavoratori. Ora le dico; stavo qui a inizio turno e ho segnato su un foglietto i numeri che volevo giocare al lotto: 3 -38-67 e 63…poi lo sa, l’ora tarda, il buio, il silenzio, mi sono appisolato…Solo un attimo dottò, s’intende, ma in quell’attimo m’è apparso L-U-I San Gennaro in persona e santità…abbagliante, era al telefono e in mano aveva un numero, il 66..Sa cos’è il 66 nella smorfia, dottò?”
“..lei è pazzo Esposito, completamente pazzo…ma che San Gennaro e San Gennaro… lei dormiva in servizio e magari era pure ubriaco! Altro che visioni..Lei dà veramente i numeri, ma sa che le dico: lei è licenziato! E’ un cialtrone… solo un cialtrone, se ne vada e non si faccia più vedere!!”
Il dottor Inverardi buttò il telefono in faccia al povero custode. Poco dopo Pasqualino Esposito, sebbene licenziato dalla società di vigilanza nottura per cui lavorava diligentemente da 18 anni, fece un’altra telefonata: alla polizia. Sulle prime il poliziotto di servizio faticò a credere alle sue orecchie, ma prese nota che San Gennaro in sogno aveva dato al Signor Pasqualino Esposito non i numeri per il lotto, ma un numero di telefono. Quello del ladro che un mese prima aveva rubato un intero camion di sigarette, riducendo il malcapitato autista in fin di vita nel bagno di un autogrill. Ma anche il poliziotto era superstizioso e fece qualche verifica. Poche ore dopo, alle 7.30 il numero di telefono 338/67.63.66 squillò su un comodino, accanto ad altri due cellulari. Rispose una voce incolore, con un riflesso da segreteria telefonica, senza tracce di sonno nella voce: “Inverardi..”
“Dottò, non si scherza con i santi, specie con San Gennaro quando è al telefono e porta il 66, che nella smorfia è il numero del ladro”.
