Patrizia Santi

Poesie

Arco

Alberi nudi dipingono pianure pazienti. Urge l’esigenza di un tempo quieto, che contempli con mestizia il sacrificio. La vita, solo scaglie.

Incedo

Sono nicchia del plausibile. Sprofondare nella superficie delle cose per ricavarne comunque, un senso. Declino, capovolta.

Perdermi

L’irreversibile scelto come via. Mi strappo un sorriso di sbieco pur sapendo che non sto dando nulla, di me.

Sgusciare

Ho eletto la casa come luogo di riparo da venti affilati. E’ un vivere che giudichi a lato. Lascio le tue mani ad altra scelta. Lascio te, qui.

Sconto

Appannata da luci discrete. L’orologio rimarca con singolare esattezza l’essere vivo frammento. Gli aromi orientali del tè speziato, raccontano. Non lenisco la mia condizione a scontare.

Spengo

Spengo la luce. Il tempo ruota solitario, turbina sul frutteto. L’agilità è erosa dal destino. Si slega il gomitolo di lana.

Sepoltura

Quello che esisteva ora non è. Ho sperperato giorni brillanti. Tornata dall’abisso ho scalato l’esilio. Poi, quel vuoto, allentato di peso.

L’isola

Sere di solo congedo. Esausti paesaggi. Percepisco quel senso tarlato di mancata appartenenza, quella tessitura di vita logora. Il tempo ruota solitario, turbina sul frutteto. L’agilità è erosa...

Riduco

Macino le ore, trafugo un pezzo, poi l’altro. E’ breve, la strada, è finitezza, è morire sapendo.

Riprova

Non è quel solo alitare che possiedo, quel punto senza luogo, senza tempo. La grata ha mute allegrie, affitta luci per mattini senza passi alcuni.

Insuperato

Oltre la frana il fondo vuoto, che non si estingue.

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