Thomas More, latinizzato in Thomas Morus e poi italianizzato in Tommaso Moro (1478-1535) scrisse all’inizio del XVI secolo la sua opera più nota, Utopia, descrivendo un’immaginaria Isola che non c’è, abitata da una società ideale.
L’Associazione Tapirulan, in occasione della 16a Mostra internazionale di illustratori contemporanei, pubblicherà una nuova traduzione del libro, a cura di Davide Astori, con i disegni di Guido Scarabottolo, esposti per la prima volta a “Le invasioni botaniche 2021” insieme ad alcuni estratti del testo.
L’allestimento è stato realizzato d Mauro Doimo.
Usando l’app gratuita Aria (disponibile per Android e IOS) si possono inquadrare i disegni e ascoltare, grazie alla realtà aumentata, i testi recitati da Paolo Briganti.
Comunque è andata così.
Ho letto il titolo. UTOPIA. Ho chiuso gli occhi. Utopia, parola inventata da Tommaso Moro, che non ha mai chiarito il dilemma (ma è ovvio che non andasse chiarito), significa due cose a seconda che il termine, composto dal greco, usasse il dittongo iniziale “eu” o “ou”. Un buon posto o un posto che non c’è. Quando ho riaperto gli occhi avevo fatto una quarantina di disegni di fiori senza disegnare i fiori, solo rivelandoli attraverso il colore del fondo: bei fiori che non ci sono.— Guido Scarabottolo



