E se un conforto manifesto e condiviso fosse la cessazione di domande insistite su scenari ormai irripetibili potremmo vivere il presente senza preoccuparci di cosa sarà di noi alla prossima resa dei conti?
E se la scoperta di un linguaggio comune delineasse in noi un vocabolario di emozioni non corrotte dal tempo riusciremmo a non sparire negli spazi bianchi di un libro che si scrive nostro malgrado?
E se riuscissimo a non domandarci tutto ciò potremmo supporre un amore che sia figlio illegittimo di domande che non avranno mai risposta?

← Metafora viva Vs. the Kordz – parte I
Cara ti amo (ma ti lascio all’Ikea) →