Silenzioso, attendo il lento defluire della luce,
di quei dardi, bastardi,
che traffigono i miei occhi di plastica,
eternamente aperti,
costretto a ingurgitare la polvere
del tempo che mi separa da te.

E ancora attende il tuo arrivo,
il mio cuore di pezza,
sdrucito, malridotto,
per scucire i propri lembi
e accogliere le silenziose emozioni
che i sussurri della notte vorranno affidarmi.

Eccomi.
abbracciami,
inondami di lacrime,
glassami di tenerezza,
strozzami di rabbia,
o insultami, gonfia di rancore.
Non importa.

Si strapperà, il mio cuore di pezza,
e ricucirà,
ripieno di stupido cotone, se necessario,
o vuoto,
pronto a riempirsi del tuo sconforto.
Senza distogliere lo sguardo
osserverò il tuo dolore,
e ascolterò il tuo respiro,
come vento, che mi porti
il suono di dolce ondeggiare di spighe.

E dita affusolate, vorrei,
come zampe di ragno che percorressero il tuo corpo,
aghi roventi, che trafiggessero ogni cancerosa infezione,
rami di salice, che ondeggiassero ad ogni moto del tuo animo,
eleganti carezze,
che non potrai avere dalle mie goffe mani di peluche.

Una sola cosa ti chiedo.
Di continuare a respirare.

Perchè, talvolta, di notte,
il tuo respiro arriva ai miei occhi senza palpebre.

A volte il tuo respiro si condensa
e offusca la mia vista.

E per un attimo mi sembra di osservarti
attraverso il velo di amare lacrime spasimanti.
Per un attimo mi sembra di piangere.
Per un attimo mi sento vivo.

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