Perché un uomo che pesta una cacca deve gioire?
Perché porta fortuna!
Ma chi diavolo l’ha detto che porta fortuna?
Esiste una credenza popolare, un fatto storico, un aneddoto che possa confermare questa tesi? No, cavolo!
L’ha probabilmente inventata un tizio dotato di sufficiente self-control e inventiva per uscire da una situazione imbarazzante come pestare un puteolante stronzetto. Perché un’azione inutile come pestare una merda deve portare buona sorte, mentre un’azione utile come pestare una cimice porta solo un’odore neuro-distruttore? Uno pesta il frutto di una fulminea colica canina, lo spande in giro, magari sale in ascensore e nausea tutti con la sua maleodorante suola e la dea bendata deve pure sorridergli? Ma due dita negli occhi deve dargli! A lui e al padrone del cane! Ed è in effetti così che va il mondo, chi pesta la merda viene deriso, cacciato dall’ascensore e additato come un monatto spargi-miasmi, una bettoniera di secrezioni.
Tutto il resto è illusione e consolazione, l’illusione di cui parlava Foscolo e la consolazione cha fa dire alla volpe di Esopo che, in fondo, l’uva è acerba e fa schifo. Su questa illusione si basano molti miti e rituali delle antiche religioni che, dietro una facciata, nascondono verità spiacevoli e scomode.
E finalmente arriviamo a parlare della “Coprogonia”, l’argomento del titolo. Dovete sapere che ogni popolo, nell’antichità, aveva il suo bel pantheon di divinità e il suo bel pacco di miti cui faceva capo una cosmogonia, cioè una sorte di spiegazione di come sono nati l’universo, i primi dei, l’uomo e tutto ciò che ci circonda.
I greci, per esempio, avevano più di una cosmogonia, ma quella detta pelasgica può sembrare quantomeno curiosa. La cosmogonia pelasgica dice questo: “All’inizio era il Caos. Poi emerse nuda Eurinome, la ballerina. Essa voleva tanto ballare e per questo divise il cielo dal mare, servendosi poi di un’onda per danzare. Il suo frenetico volteggiare mosse l’aria, e finì per creare un impetuoso e sferzante vento che, come fosse vivo, danzava intorno ad Eurinome. Era il vento del Nord. La ballerina osservò questo vortice intorno a lei, lo afferrò con due mani e lo domò, plasmandolo a forma di serpente e mettendogli nome Ofione. Il serpente si strinse intorno ad Eurinome, si avvinghiò a lei, possedendola. Da questa unione nacque un uovo primordiale che la ballerina depose in grembo al caos, ma Ofione si avvicinò all’uovo, lo strinse tra le sue spire e lo curò fino a quando non lo vide schiudersi e uscire tutte le meraviglie del mondo: il sole, la luna, gli alberi, i fiumi, gli animali etc etc… Accadde poi che, in seguito ad una lite, Eurinome sferrasse un potente calcio alla mandibola di Ofione sbattendogli tutti i denti sulla terra. Questi denti, una volta toccato il suolo, generarono gli esseri umani.” E questo è il mito pelasgico, strambo a dire il vero.
A parte l’evidente difficoltà di un unione come quella sopracitata, è curioso pensare che la prima cosa che fa Eurinome, appena emersa dal caos, è ballare. Come dire, appena nata e già non ha voglia di fare un cazzo.
La versione coprogonica del mito, invece, differisce su alcuni punti e ci dà una visione diversa dell’atto della creazione del mondo, sembra infatti che il Caos non fosse altro che una immensa e ammorbante distesa di m… beh avete capito (anche se, riguardo all’origine di tale caos, i miti coprogonici tacciono).
Ma vediamo cosa dice esattamente la coprogonia pelasgica: “All’inizio era il Caos. E puzzava, ma non c’era nessuno a sentirlo. Così come l’uomo flatula impunito quando è in casa da solo, il Caos ribolliva felice dei suoi miasmi. Poi emerse nuda Eurinome, che non sapeva neanche perché era lì. Essa voleva tanto fare un bagno e per questo divise il cielo dal mare, servendosi poi di un’onda per le abluzioni. Non c’era il sole, l’acqua era fredda, l’aria era fredda e la scriteriata Eurinome, senza veli, subiva la morsa del freddo. Questo gelo le mosse lo stomaco e finì per creare un impetuoso e sferzante vento che, come fosse vivo, danzava dentro ad Eurinome. La ragazza sentì questo vortice dentro di lei e lo espulse, scaldando l’acqua. Insieme al vortice, Eurinome generò anche una sorta di cilindretto salamiforme che osservò con curiosit? . Poi lo afferrò con due mani e lo domò, plasmandolo a forma di serpente e mettendogli nome Stronzone. Il serpente si strinse intorno ad Eurinome e la ragazza avvertì lo stesso orribile puzzo del Caos, al ché afferrò la serpe per la gola e sentenziò: «Che tu sia maledetto, o Stronzone, poiché emani lo tesso olezzo di cui è impregnato il Caos, allontanati dalle mie nari e ricongiungiti al gorgogliante abisso, perché dalla merda sei nato e nella merda ritornerai». Indi scaraventò il serpente nel Caos, usando un potente calcio come propulsore. Nell’impatto un pezzetto di serpente schizzò via e anziché cadere nel Caos si adagiò in un angolo, lontano dallo sguardo della ragazza. Da questo pezzetto ebbero origine il sole, la luna, gli alberi, i fiumi, le montagne e gli uomini.
Il mondo così creato è quello in cui viviamo e, com’è giusto che sia, è pieno di ingiustizie, violenze, vessazioni, malattie, infelicità assortite, insomma un mondo di merda, ma divertente. Eurinome, ignara di tutto, continua il suo bagno nell’acqua calda, felice di non essere più infastidita da alcun odore.”
Come vedete la versione coprogonica è molto più umiliante per un essere umano e per questo molti sacerdoti hanno deciso di mascherare questo trauma con una versione edulcorata del mito. Scopriamo così che lo scopo della coprogonia era di descrivere le verità velate dai miti ufficiali, scostare la tenda e osservare quello che l’uomo aveva nascosto perché troppo doloroso da ricordare. I copromanti erano sacerdoti votati alla coprogonia e incaricati di scoprire questi segreti ma di non diffonderli, affinché restassero appannaggio della sola casta copromantica (per maggiori informazioni sui copromanti potete vedere il primo numero del coprologo).
Il libro sacro dei copromanti era il mitico Copronomicon, da molti ritenuto un testo blasfemo, per altri semplicemente un libro di merda. In questo testo sono contenute molte oscure verità, per esempio abbiamo un’interessante versione delle 10 piaghe d’Egitto. Sembra che il povero Mosè non c’entrasse un accidente con le piaghe in questione, furono attribuite a lui solo perché ritenuto un menagramo; fu quindi scacciato verso Canaan, non perché fosse la terra promessa ma perché là accettavano chiunque. In realtà le piaghe furono mandate dal temibile dio Ra. Costui era il più potente degli dei egiziani, onorato in tutto l’Alto e Basso regno, soprattutto a Tebe, la capitale. L’idillio fra dio e popolo sarebbe continuato perfetto se quegli idioti degli egiziani non avessero avuto la brillante idea di consacrare al dio Ra un animale simbolico… lo scarabeo stercorario! Questo perché, come lo scarabeo spinge davanti a sé la pallina di sterco, così il dio Ra spinge davanti a sé il sole, lungo l’arco della giornata. Giustamente indignato per un simile paragone, Ra scagliò sugli egiziani una sequela di flagelli ed è andata come è andata. Passando alla mitologia caldeo-assira notiamo che gli dei supremi si chiamano Anu e Baal… Con due nomi simili meglio non indagare sul pantheon delle divinità minori.
Tornando alla Grecia sembra che l’originaria denominazione di Delfi non fosse “ombelico del mondo” ma un altro orifizio, simile all’ombelico, ma più profondo e oscuro. Oppure i Cacodemoni, erroneamente scambiati per “demoni malvagi”, erano in realtà le Arpie, mostri che scacazzavano sulla tavola del re Fineo e che furono scacciate da Calai e Zete, due argonauti. Secondo il Copronomicon in realtà si potrebbe parlare di Copro-nauti, vista l’inettitudine degli eroi in mare aperto. Per altri la parola copronauta è un semplice epiteto di Eurinome, in quanto emersa dal caos… Un altro passo del Copronomicon si riferisce nientemeno che a Satana! Infatti la sua terribile definizione è “to mega therion”, la grande bestia, o secondo alcuni, il grande capro.
Sembra che questa seconda versione derivi dall’errata traduzione “to mega copros” (cioè “il grande stronzo”), frase esclamata da un pope bizantino, visibilmente irritato col Maligno. Coprogenesi, secondo l’enciclopedia Treccani, è il processo di formazione delle feci nell’intestino. Secondo il Copronomicon, invece, si tratta di una versione ferocemente critica e blasfema della creazione, nella quale si mette anche in dubbio l’utilizzo dell’argilla per impastare l’uomo. Concludo l’articolo riportando un frammento del mitico Copronomicon, riguardante Humwawa (o Humbaba). Egli secondo la versione babilonese era un gigante sconfitto da Gilgamesh. Ben diverso il suo ruolo nei miti sumeri che lo descrivono come un potente mostro agli ordini di Ereshkigal, signora degli inferi. Nel Copronomicon Humwawa assume un ruolo di primissimo piano, come testimonia l’invocazione a lui rivolta che riporto ora: “Invocazione ad Humwawa. O tu, il Signore della Morte, Humwawa dei venti del sud, la tua faccia è un groviglio di viscere, il tuo respiro è il fetore dello sterco, che mai fumo di incenso potrà occultare, Angelo di tutto ciò che viene escreto, Signore del futuro perché tutto sarà morte e putrefazione, io ti invoco!” La tua faccia è groviglio di viscere?! (praticamente faccia di culo, nd Mae).
Angelo di tutto ciò che viene escreto?!
Beh, più coprogonico di così…
6 commenti
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Topus mi sembra davvero un pozzo (delle acque nere) di cultura…
Vuoi dire un ¨tozzo¨ di cultura, I suppose.
Piacevole come una prugna sunsuit
uh!? a me piacciono le prugne secche…
E infatti, per il buon esito dei tuoi esperimenti, nei fai abbondante uso…
E meno male che ne fa uso… pensa se tutta la produzione dovesse concentrarsi in un unico momento a causa di una pesante irregolarità… il sistema fognario di una città di origine medioevale non potrebbe di certo sopportarlo…