La lama del freddo penetra
il cappotto in cui sono avvolto
questa sera di fine febbraio
vagabondo
in corso di Porta Vittoria.
Milano
nelle strade è già vuota.
Luci lontane
mettono in evidenza
l’obelisco di piazza Cinque Giornate.
Luci tetre,
all’ingresso del palazzo di giustizia,
rimandano a tempi ormai antichi.
Donne
che non riescono a mascherare
la loro natura di segretarie
cercano di corsa
la fermata dell’autobus.
Cinque Giornate
mostra la sua vera natura:
piazza stanca
di vedere gente diluire la vita
in un comune senso del tempo;
piazza intima
di panchine solitarie,
che aspettano qualcuno
che si fermi lì a pensare.
Ed anch’io
siedo a pensare:
ma ci vuole coraggio
a sentire l’erba che trattiene il freddo
e a spiare vagabondi
che su quell’erba dormiranno fino al mattino.
Ci vuole coraggio
a chiedersi un senso.
da “Panchine d’inchiostro” 2006
