Abbiamo appurato che è pazza, non c’è dubbio. Una pazza molto graziosa, ma pur sempre una pazza. Non che ci sia qualcosa di strano, intendiamoci – non sono mai uscito con una che alla fine non si sia rivelata una pazza – ma se ho ben capito Loretta è del tipo pazza edipica, dato che sta parlando da mezz’ora di suo padre e del meraviglioso lavoro di suo padre, e continua a tenere aperto il menù tenendo lontano il cameriere.
«Fabio? Ci sei? Ti sto annoiando?»
«Uh? No, no, dicevi di tuo padre? Com’è la storia del panino al prosciutto?»
«… Ti dicevo che nella sua ditta producono queste incredibili vaschette sottovuoto col coperchio trasparente, e conservano tutto in un modo talmente perfetto che, per esempio, ci potresti mettere dentro un panino al prosciutto, aprire la vaschetta tra un secolo, e quel panino sarebbe ancora fresco. Lo potresti mangiare anche tra un secolo. Non è stupendo?»
«Lo è. A proposito di mangiare…»
«Oh, scusami, Fabio, avrai fame, dopo tutti i chilometri che hai fatto per venire a trovarmi», e abbassa gli occhi arrossendo lusingata. «Sarà il caso di ordinare. Qui fanno una pizza ai frutti di mare favolosa.»
«Ai frutti di mare? Non ho mai mangiato una pizza ai frutti di mare in vita mia.»
«Te la consiglio, è la specialità della casa. Però ti avviso: le pizze sono enormi. Nessuno è mai riuscito a finirne una.»
«Ah, cara, ma io sono cresciuto con una di quelle nonne che hanno fatto la guerra, sai? Sono abituato a non lasciare mai niente nel piatto!»

«Allora, Fabio? Com’è questa pizza ai frutti di mare?»
«Ciomp, buona, caspita, certo che è enorme per davvero…»
«Mi dicevi che scrivi? Sul serio? E vorresti farlo di mestiere?»
«Be’, sì, mi piacerebbe tanto, sai? Ho in mente una saga di fantascienza, di quelle lunghissime, in sei o sette volumi. Ma per adesso ho pubblicato solo un paio di raccontini su qualche rivista.»
«Caspita, dev’essere emozionantissimo vedersi pubblicati su una rivista! E dimmi, le idee? Come ti fai venire le idee?»
«Mah, quando hai una mente allenata le idee vengono da qualunque cosa… non so, questa pizza. Immaginiamo che i frutti di mare…»
«Sì?»
«Ecco, immaginiamo che i frutti di mare siano dei frutti veri e propri, anzi, ci sono, ascolta: immaginiamo che la mela del peccato, la mela di Adamo, sia cresciuta sotto il mare, in un Eden subacqueo…»
«Un Eden subacqueo?»
«Sì, un secondo Eden, coesistente con il primo, con un altro Adamo e un’altra Eva, capostipiti di una razza diversa, anfibia… un Adamo mezzo pesce e mezzo uomo, diciamo così.»
«E poi?»

Poi sto guardando l’ultima fetta di pizza con gli occhi che mi vanno di traverso. Ne stacco un angolo con l’ultimo morso disperato.
La lascio nel piatto.
«Mi arrendo.»
«Te l’avevo detto.»
«Tu non farai la spia con mia nonna, vero?»
Loretta ride. Le nostre mani si sfiorano sul tavolo, e poi…

Tre mesi dopo

Guardo Loretta con gli occhi spalancati, nudo sul suo letto. Lei mi sorride con l’espressione da psicopatica allegra, nuda sul suo letto.
«Cos’è che hai conservato, scusa?» chiedo.
«Un reliquiario. Ma non è la parola giusta. Più una specie di album dei ricordi.»
«Ovvero?»
«Ricordi. Di questi tre mesi insieme. Lo trovi inquietante?»
«Per niente. Posso vederlo?»
«Solo se mi prometti che non mi prendi in giro.»
«No, affatto, figurati, ma quando mai…»
Loretta apre un cassetto. Nel cassetto c’è una grande scatola a fiori. Nella scatola a fiori c’è il reliquiario. Le lettere che le ho scritto. Il biglietto del nostro primo film insieme. Lo scontrino del bar in cui abbiamo fatto colazione dopo aver passato la notte in spiaggia.
«Loretta… cos’è quella cosa nella vaschetta?»
«Sapevo che l’avresti notata.»
«Ma è… è… una fetta di pizza?»
«La pizza ai frutti di mare. Ricordi? Ne hai lasciata un po’ nel piatto. L’ho conservata in una delle vaschette di mio padre.»
«Funzionano davvero, le vaschette di tuo padre! Sono passati tre mesi e sembra che sia ancora pronta per essere mangiata.»
«Vedi il segno del morso? Dammi della stupida ma ogni tanto, quando sei via, lo guardo e penso ai tuoi bellissimi denti.»
«Ecco, questo è un po’ più inquietante…»
«Mi stavi dicendo del tuo romanzo. A che punto sei?»
«Ho scritto tre capitoli, fin qui. Saranno una quarantina di pagine.»
«E il titolo?»
«Adam Fish e il giardino sotto il mare.»
«Urgh.»
«Brutto, eh?»
«Insomma…»
«È provvisorio. Magari lo cambio.»
«Vieni qui e baciami, Adam Fish. Anzi, prima firma l’etichetta sulla vaschetta.»
«In che senso?»
«Be’, quando sarai uno scrittore famoso, io curerò il museo dedicato a te, potrò esporre quella fetta di pizza autenticata da te medesimo.»
«Già. O forse curerai il museo perché sarai la moglie dello scrittore famoso, no?»
«Oh! Amore!»
Smack.

Tre anni dopo

Sono in piedi accanto alla porta della camera di Loretta a braccia incrociate sul petto. Lei è sul letto che si asciuga gli occhi con un Kleenex. Accanto, c’è la scatola a fiori in cui, per tutto questo tempo, ha alimentato il mio reliquiario.
«Mi dispiace» mormoro.
«Fammi un piacere, Fabio. Non dire che ti dispiace.»
«Non volevo che andasse così. Sono stato molto preso dal romanzo, e…»
«Sai cosa, Fabio? Ero orgogliosa di te, all’inizio. Sul serio. Quando è uscito il tuo libro e ha cominciato a vendere così tanto e ti hanno fatto quel contratto pazzesco, io ero pazza di gioia per te. Il mio ragazzo è un famoso scrittore, pensavo, il mio ragazzo sta diventato ricco con il suo talento…»
«Loretta…»
«E poi, un giorno dopo l’altro, non ho più avuto un ragazzo. Non ho più avuto il mio Fabio. Ho avuto il creatore di Adam Fish. Che presentava il suo romanzo su e giù per l’Italia, che firmava le copie ai lettori, che firmava le copie alle lettrici, che passava il resto del tempo a scrivere il secondo volume della sua cavolo di saga, com’è che si intitola…?»
«Adam Fish e il diluvio universale.»
«Già. E poi ho capito che ci sarebbe stato un terzo volume. E un quarto. Quanti saranno in tutto?»
«Dodici.»
«Neppure Harry Potter è durato tanto. Comunque basta, Fabio, è finita. Ora brucerò quest’affare. Terrò soltanto la vaschetta.»
«Mioddio, vuoi dire che ancora conservi quella fetta di pizza?»
«Perfettamente conservata e autenticata con la tua firma. Magari un giorno la vendo su e-bay a qualche lettore fanatico.»
Sorride, amara. Sorrido anch’io.

 

Dieci anni dopo

MUORE IN UN INCIDENTE IL CREATORE DI ADAM FISH
Tragedia nel mondo della narrativa. Lo scrittore Fabio Guarente è morto ieri notte in un tragico incidente stradale. Lascia incompiuta l’amatissima saga di Adam Fish, arrivata all’ottavo volume…

 

Un anno dopo

«La signora Loretta Pistone?»
«Sono io.»
«Mi chiamo Raul Bizzarri, signora Pistone. Ho letto il suo annuncio e, be’, sono un grandissimo fan di Fabio Guarente. Grandissimo.»
«Lo immaginavo. Voglio dire, se le interessa l’articolo in questione.»
«Mi interessa eccome. Mi dica, è autenticato come scritto nell’annuncio?»
«Autenticato dalla firma autografa dello scrittore sulla vaschetta.»
«E c’è il segno del morso? Mi scusi se mi soffermo su questo dettaglio, ma è importante.»
«C’è il segno del morso.»
«Eccellente, signora Pistone. Pagherò per intero la cifra che mi chiede.»

 

In un futuro imprecisato

Apro gli occhi. Li sbatto un paio di volte.
Quanto tempo ho dormito? Cos’è successo? Stavo mangiando quella pizza enorme, perché mia nonna ha fatto la guerra e mi ha educato a non lasciare mai niente nel piatto, e poi…
Dove sono? Cos’è questo posto? Sembra una cabina per la doccia solare…
«Spinga la porta, signor Guarente» dice una voce fuori dalla cabina. «Ma prima si vesta. Gli abiti sono accanto a lei.»
Mi accorgo che sono nudo in una cabina di metallo. E accanto a me c’è una specie di tuta da ginnastica.
Dopo essermi vestito, spingo la porta della cabina.
Mi trovo in una stanza dalle pareti bianche, spoglia, con due soli oggetti di arredo: un letto spartano, e uno scrittoio. Sullo scrittoio c’è un computer acceso. Accanto al computer ci sono dei libri. Non sembra esserci una porta nella stanza.
«Signor Guarente?» dice la voce di prima. Una voce maschile.
«Chi è che parla? Non vedo nessuno.»
«Non vede nessuno perché mi trovo in un’altra stanza. Mi presento: sono Raul Bizzarri III, e lei, signor Guarente, è appena stato clonato.»
«Clonato?»
«Sì, il suo corpo è stato ricreato a partire da un campione di saliva, signor Guarente. Lei è morto molto, molto tempo fa.»
«… Morto…?»
«Lei ha fatto una cosa imperdonabile, signor Guarente. Lei ha scritto tutti quei libri… quelli lì, sullo scrittoio.»
Leggo i titoli sulle copertine dei libri. C’è il mio nome su ognuna di quelle copertine. Adam Fish e il segreto di Atlantide. Adam Fish e il Re dei Re. Adam Fish e…
«Lei ha commesso il peggiore dei peccati, signor Guarente: ha lasciato una saga incompiuta. Ora, lei dovrà rileggere quegli otto volumi, i romanzi che erano in germe dentro di lei già allora, mentre addentava quella pizza. E, una volta in pari con se stesso, scriverà i quattro libri rimanenti.»
«… Quattro… rimanenti…?»
«Le ho procurato un modello vecchissimo di computer perché potesse sentirsi più a suo agio. Non è stato facile trovarlo ma, come avrà intuito dalla sua attuale esistenza, io ho parecchie risorse.»
«E dopo?»
«Dopo sarà libero, ma solo se i libri saranno all’altezza dei precedenti, non raffazzonati. Dovranno avere uno sviluppo narrativo degno della memorabile saga di Adam Fish. È tutto chiaro?»
«Credo di sì…»
«Molto bene. Il bagno è dietro la capsula di clonazione. Il cibo le sarà fornito attraverso uno sportello a scomparsa. Buon lavoro, signor Guarente.»

Con le gambe che tremano, mi siedo allo scrittoio con un pensiero molto chiaro in testa.
Avrei dovuto ascoltare mia nonna.

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