Riguardo alla data della mia nascita: alcuni dicono una cosa altri un’altra e Mile Rakic che lavorava all’anagrafe mi dava il certificato ogni volta dopo che gli pagavo la tassa di un litro di slivoviz; il che vuol dire che la data è insicura, ma l’anno potrebbe essere giusto.
Per quanto riguarda le scuole ne ho cominciato diverse, ma finita nessuna. Alla fine mi sono iscritto alla scuola della vita con la speranza di finirla.
Per ciò che attiene allo scrivere incominciai ancora prima delle scuole. A quei tempi mi nascondevano carta e matite perché non facessi le mie prime poesie. Nemmeno oggi è diverso, ma ci sono tante fabbriche di carta e di matite.
Non sono stato mai premiato. Al contrario il grande premio l’ho ricevuto quando ho dovuto scrivere mille volte “io voglio bene a Jelena” alla quale avevo tirato un poco i capelli. Io lo avevo scritto per due mille volte e sono stato castigato perché avevo sprecato la carta.
Mi hanno sempre multato, ovunque e per ogni cosa.
Uno dei più grandi castighi in giovinezza fu quando mi elessero presidente della classe. Avrebbero potuto nominarmi re o imperatore della classe perché nelle favole non ci sono presidenti. Perciò non mi piacciono queste moderne denominazioni.
Riguardo alle pubblicazioni: nei primi tempi scrivevo sui muri della scuola, sui recinti, incidevo sugli alberi e ovunque dove arrivavo. Poi pubblicavano in tutta la scuola chi era l’autore delle scritte e quanti castighi ho meritato. Dopo pubblicavo autoedizioni che facevo con la mia vecchia macchina da scrivere e poi nella fabbrica di carri armati fotocopiavo e le davo a tutti. Quasi tutti ridevano anche se non capivano, ma poi dopo quando alcuni del governo e della polizia capirono mi dissero che non si poteva fare così nella SFR Jugoslavija perché tutto doveva essere chiaro e non che alcuni capissero il giorno dopo, altri dopo cinque e altri mai.
Poi in Bosnia hanno pubblicato le mie poesie e questa è una storia a sé: quando era finita l’ultima guerra in Bosnia ed era arrivata tutta questa democrazia hanno cercato nella mia Bosnia qualcuno a cui stampare un libro. Hanno cercato con tutti i mezzi: con i kalasnjikov e i carri armati, con la radio e i giornali e poi qualcuno si è ricordato che io avevo scritto sui muri della scuola ed ecco, il libro fu pubblicato. La tiratura era di cinquecento copie, il libro l’ho dato a tutti quelli che conoscevo e cerco ancora a chi darlo e in tanti scappano via da me per paura di me e dei miei libri.
Adesso sono qui, lontano dalla Bosnia ma tra bosniaci di tutte le razze, confessioni e nazioni, faccio tubi per le navi e su ogni tubo scrivo una poesia d’amore. Ma poi tutto viene verniciato e avvolto con ogni cosa, ma sotto sotto intorno al mondo naviga il fatto che l’amore è incompreso, ma è l’unica cosa che rimane per sempre.
