L’aveva fatto per Maria e i suoi amici, per il talk-show, i reality, le interviste.
Si era messa in lista, anche se non esisteva una vera e propria lista d’attesa per ciò che lei desiderava. Aveva chiesto, implorato, aveva contattato i migliori chirurghi in circolazione. Li aveva sentiti sciorinare una lunga serie di controindicazioni, di rischi, di possibili crisi di rigetto, ma li aveva convinti, paziente, con tante banconote da 500 Euro.
Non era una che badava a spese, forte del detto: “Chi più spende, meno spende”. E poi quell’operazione la considerava come un investimento a tutti gli effetti. Si sarebbe rifatta vendendo le foto dell’operazione in esclusiva al miglior offerente, o diventando testimonial di qualche importante campagna pubblicitaria. Durante l’intervista con Maria, dichiarò che non aveva dubbi sulla riuscita del suo progetto, quanto sul modello da farsi trapiantare. Aveva escluso subito, con dispiacere, la coda di pavone; coreografica certo, ma ingombrante. Come infilarla in macchina, anche se ripiegata? Aveva scartato code di serpenti, anfibi e roditori. Aveva infine rinunciato anche le code di molti grandi mammiferi; non sarebbe stato di certo “cool” presentarsi a Verissimo con una coda da porcellina o da frisona italiana. Ma questo non lo disse in trasmissione. La rosa delle possibilità era ora ristretta a tre: una lunghissima coda di cavallo, una sinuosa coda da gatto o un’elegantissima coda di volpe.
Per scegliere, Maria lanciò il televoto, con un picco di share del 27,77% che tenne inchiodati alla trasmissione 3 milioni e 219 telespettatori. Il verdetto popolare fu unanime: “coda di volpe”. L’occhio mass-mediatico ormai era puntato su di lei. Insorsero le associazioni ambientaliste a difesa delle volpi e persino il reale bollettino britannico sulla caccia alla volpe, segnalò l’avvenimento a pagina 14 del numero di ottobre.
Visto il successo si pensò subito ad un mini reality show intitolato “Fox-tail”. Per evitare incidenti diplomatici, gli autori optarono per una coda di sintesi, creata in laboratorio, utilizzando cellule staminali di volpe e qualche goccia di pompelmo. Il progetto assunse una dimensione scientifica che procurò alla donna una popolarità insperata, senza aver fatto ancora nulla. Il progetto della coda geneticamente modificata provocò aspre critiche da parte de’ “L’osservatore romano”. Le cellule staminali vennero trasferite in un laboratorio di Singapore in gran segreto. L’attesa si fece palpabile. Uno stilista di tendenza si offrì di disegnare un’intera collezione di vestiti, sulla nuova “figura” che la donna avrebbe assunto dopo l’operazione; uno staff di hair-stylist studiò le acconciature del nuovo accessorio biologico. Intanto, un numero incalcolabile di adolescenti, gonfiò le prenotazioni per le “code” successive. Il mondo stava cambiando e tutto questo grazie a lei.
8 mesi dopo, giunsero notizie da Singapore, “FOX-TAIL” era pronta. L’intervista allo scienziato singaporiano che aveva seguito passo-passo la crescita delle cellule, fu trasmessa con i sottotitoli. Lo scienziato tartagliava un inglese incomprensibile, ma in quel momento l’entusiasmo era tale, che nessuno ci fece caso.
La donna venne preparata all’intervento, così come tutte le telecamere che trasmisero in diretta l’evento televisivo più seguito dell’anno. La coda giunse da Singapore, scortata più di un capo di stato e dopo 12 ore di intervento in cui il dietro della donna fece il giro del mondo, la coda debitamente fasciata, venne innestata nel suo osso sacro. Commoventi le interviste a pancia in giù della protagonista, che stoicamente truccata, sopportò dolori e patimenti in nome dello sviluppo scientifico.
I dottori sembravano soddisfatti; non c’erano segni di rigetto, anche se per la mobilità della nuova appendice sarebbe stato necessario attendere qualche settimana. Gli ascolti erano alti, i produttori soddisfatti. Solo un dettaglio lasciava a desiderare. Cominciò come un leggero fetore, che andò intensificandosi sempre più. La stanza della donna era satura di un tanfo nauseabondo, ma per fortuna televisivamente ininfluente. La puzza era talmente insopportabile che medici ed infermieri si avvicendarono sulla donna muniti di mascherine: per evitarle infezioni, venne detto. Si pensò proprio a quello, forse qualcosa era andato storto, forse la coda si stava deteriorando. Le trasmissioni furono sospese e mentre l’equipe medica si affrettava a sfasciare la preziosa protuberanza, in tv passò per intero l’ultimo concerto di Gigi D’Alessio live con Valeria Marini.
A
ttimi di smarrimento, fra il personale medico, quando svolte le fasce: anziché la vaporosa scia argentata di una coda di volpe che tutti attendevano, fece la sua comparsa, maestosa, irsuta, di bianco e nero vestita, una magnifica coda di Mephitis mephitis, più comunemente conosciuta come “Puzzola Americana”. Alla base della coda, un cartellino con una scritta inequivocabile “MADE IN CHINA”. Non si parlò d’altro per mesi. La donna tormentata dalla puzza si fece togliere la coda e spenti i riflettori sulla vicenda, finì per aprire una profumeria. Il mondo stava cambiando e anche le parole per raccontarlo…

4 Commenti
Zumba Marzo 16, 2011 - 11:47
E’ bello. L’intervista a pancia in giù vale da solo il prezzo di un biglietto che neppure è stato necessario pagare.
a.marti Marzo 16, 2011 - 19:50
..uau..detto da te è davvero un gran complimento.. La ammiro molto..che si sappia!! (e pure la mia coda) @.marti
Zumba Marzo 18, 2011 - 10:23
Allora l’ammirazione è reciproca, condivisa e divisa, nel senso che è da suddividere tra te e la coda. Ma essendo parecchia ce n’è abbastazna per tutte e due
saverio Marzo 22, 2011 - 00:44
geniale !! bravo davvero