"Rifiutarsi di ascoltare un’opinione perché la si con-sidera sicuramente falsa significa presumere che la propria certezza sia l’assoluta certezza."
John Stuart Mill

Le nove di sera. Sono in ritardo. Devo chiamare casa, avvertire la mia famiglia. Non voglio storie. Ho passato i trenta, quindi sono maggiorenne. E da un po’. Ma loro non vogliono accettare l’evidenza del dato anagrafico. Siccome non mi va di litigare, qualche compromesso bisogna che lo accetti.
Adesso mi servirebbe una cabina telefonica. Sembra facile, come diceva l’omino della Bialetti. Il problema è che in questa zona accettano soltanto la scheda, che io, naturalmente, non ho. Sono pie-no di monete e monetine. È come quando ti serve l’apriscatole e hai la chiave di casa.
Senza contare che le tabaccherie sono tutte chiuse, e il gestore dell’unico bar aperto non solo non sa cosa sia una scheda telefonica, ma non ne ha neppure mai sentito parlare.
Aspetta… Aspetta un po’… Forse ne ho trovata una. Sì! Questa qui va a moneta! Meno male… Ero proprio stufo di girare…
Entro. Infilo un trecento lire giusto per sicurezza. Prendo la cornetta, ma con l’indistinta sensazione d’essermi dimenticato qualcosa. E io detesto scordarmi le cose. Ho la fobia di perdere la roba per strada. Poi mi chiedo cosa mi manca… la testa, mi manca!
Intanto il telefono squilla. A vuoto. Strano. Mia madre è sempre in casa, a quest’ora. Dove potrebbe andare? Non ha mica la patente…
E dài. Rispondi. Prendi su il telefono.
Oh. Finalmente. Una voce amica. È lei, è lei.
– Pronto?…
– Pronto, mamma? Sono io…
Pausa prolungata. Qualcosa non va.
– Cos’è, uno scherzo?
– Uno scherzo?… Ma no, mamma! Sono io…
– No Non sei tu.
– Sì, che sono io.
– Ti ripeto che non sei tu.
– Andiamo, mamma…
– Non andiamo da nessuna parte. Non sei tu. Non puoi essere tu.
– Ma perché?!?…
– Sei morto.
Ecco cosa mi ero dimenticato…

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