L’attribuzione dei nomi alle pizze è il risultato di alcune nozioni di conoscenza diffusa e della somma delle rappresentazioni che i ristoratori di una stessa area linguistica hanno delle aspettative della clientela. Un fenomeno spontaneo, dove obiettivi, conoscenze e strategie di tutti i pizzaioli si intrecciano in una complessa dialettica, dalla quale emergono alcuni punti fermi. Uno di questi è che la pomodorini e rucola è una pizza che si rivolge principalmente a donne eterosessuali che pongono ragionevole cura nell’alimentazione, e maschi omosessuali che non ritengono di dovere ostentare o dissimulare il loro orientamento sessuale. Ma su ciò infra. Le categorie fondamentali nella tassonomia delle pizze – rappresentabili su un piano cartesiano (vedasi Grafico 1) – sono: sapori consueti (c.d. caserecci) o inconsueti (posizionati sull’asse delle ordinate); sapori forti o sapori delicati (posizionati sull’asse delle ascisse).
Notoriamente i sapori forti e caserecci sono associati al virile, e quelli delicati ed esotici al femmineo. È impossibile dire se questa credenza diffusa sia un risultato dell’osservazione dei fatti, per cui effettivamente i maschi sono geneticamente costituiti in modo da preferire salsiccia e patate mentre le donne i fiori di zucca, o un sia solo un’associazione primitiva per cui l’uomo è forte e ama i sapori forti e le sfide impegnative, tipo un calzone doppia ricotta, mentre la donna è delicata e curiosa, e si rifugia in una zucchine con la seduzione del curry, o ancora se si tratti di un pregiudizio diventato realtà per il conformismo dei mangiatori di pizza, che ordinano ciò che ci si aspetta da loro. Ad ogni modo, questa è la condizione del sapere in cui i pizzaioli si trovano ad operare. Ovviamente, le associazioni ispirate da una pizza non riguardano solo la virilità o la femminilità, ma anche altre connotazioni del cliente, politiche, sociali, etniche e temperamentali, che pure prenderemo in conto per cercare di capire cosa la pizza pomodorini e rucola poteva diventare ed è invece diventata nell’immaginario collettivo.
Ogni pizzaiolo può giocare con le associazioni sopra indicate cercando di polarizzarle per raccogliere gli estremisti e sfumarle per sedurre chi occupa una posizione intermedia, in modo che ciascuno sfogliando il menù possa dire come Flaubert di Emma Bovary: «questa pizza sono io».
Più ci si avvicina agli estremi del diagramma quindi, più avremo dei nomi di pizza il cui messaggio è palese. Per esempio, nel primo quadrante, intorno alla bisettrice si posizioneranno la diavola e la casereccia, che fanno riferimento direttamente una alla crudezza e avventurosità dei sapori, l’altra al tratto forte e consueto degli stessi. Vicino agli assi delle ascisse e delle ordinate invece, si svilupperanno vari tentativi di specializzazione, come ad esempio la rombo di tuono con fagioli e aglio, che ispirerà magari quegli emarginati dal mercato dei rapporti erotici e romantici che, non potendo far di meglio, esibiscono l’emarginazione come un vanto. Caso tipico: biker obesi con le basette. Chi invece voglia una pizza che testimoni come abbia vissuto così tanto e così intensamente da non potere risvegliare le papille gustative se non con sapori feroci, punterà all’inferno con pepe e ‘nduja. Ad esempio degli adolescenti dal baffo morbido. Vedasi grafico:

Grafico pomodorini e rucola

Anche le pizze il cui nome è una mera descrizione degli alimenti in aggiunta rispetto a una margherita, sono in realtà esempio di subdola manipolazione da parte dei pizzaioli, che giocano con l’illusione del consumatore di essere un soggetto totalmente razionale, che non ha alcun rapporto emotivo con la propria pizza. Assurdità. E questo è proprio il caso della pomodorini e rucola, una pizza dal profilo ambiguo, che una serie di interazioni tra produttori e consumatori ha infine posizionata nell’area indirizzata alle categorie indicate in premessa.
Pomodori e rucola hanno sapori delicati e consueti, ma non in modo estremo. La colorazione tricolore che con la mozzarella danno alla pizza, così come la natura totalmente italiana ma non regionale degli ingredienti, possono essere di ispirazione ai nazionalisti, e viceversa scoraggiare gli indipendentisti, o i fautori di ideologie universali. Il fatto che le aggiunte siano entrambe vegetali invece, può interessare quanti abbiano lungimiranza sufficiente da pensare alla linea e alla salute anche di fronte a una pizza, e quindi temperamenti cauti, che cadono nel lato sinistro del diagramma.
In questo quadro, diviene assolutamente cruciale la manipolazione fonetica: pomodorini e rucola. Entrambe le desinenze richiamano cose piccole, tenere, innocue e amabili, una direttamente (ini), l’altra per assonanza con bambola, coccola, piccola, etc. La parola pomodorini in particolare, evocando piccole sfere, rimanda a una pizza dal carattere mite e remissivo, totalmente incompatibile con il vitalismo gagliardo storicamente inseparabile dal nazionalismo italiano. Fosse prevalsa una denominazione tipo pomodori e rucolaccia, ci troveremmo davanti un quadro molto differente. La pizza sarebbe forse entrata nel mirino di nostalgici del ventennio e neo nazionalisti, inducendo a ulteriori estremizzazioni: la patriottica, la bandiera, o magari, visto comunque il tratto delicato, avrebbe assunto connotati nazionalpopolari e centristi, tipo la bella Italia, o la nostra. Forse l’intero tessuto sociale e politico del paese sarebbe cambiato. Un’Italia più maschia, con dei pomodori enormi. Viceversa, la scelta del nome diminutivo ha enfatizzato l’aspetto del delicato nella pizza, spingendola verso l’area della femminilità. Il carattere però sottile dell’allusione al femminino ha avuto un effetto boomerang: invece che essere omnicomprensivo, ha ulteriormente respinto quanti tengono ad associarsi con pizze che trasmettono un’immagine virile. La pomodorini e rucola infatti danza sulla sottile linea che divide il sessualmente irrilevante dal connotativo. Quindi sarebbe proprio la pizza preferita da un uomo che intenda mascherare la propria omosessualità, trincerando le sue scelte dietro il pretesto: «sono solo due vegetali chiamati col loro nome». E questo è esattamente il motivo per cui la pomodorini e rucola autorizza sospetti, e diventa infine una scelta più suggestiva di quella di una pizza dichiaratamente femminile, il cui consumo anzi manifesta che non si ha nulla da nascondere. La pomodorini e rucola quindi, proprio in virtù della sua ambiguità, è stata più polarizzata ancora, perdendo appeal per gli eterosessuali. Di conseguenza infine, il suo bacino di utenza si è ridotto alle categorie delineate supra: donne che non hanno un rapporto conflittuale col cibo, e maschi dichiaratamente omosessuali che non intendono spettacolarizzare il loro orientamento sessuale mediante le scelte alimentari.
Se una persona che non si riconosce in queste categorie desidera ugualmente una pomodorini e rucola, probabilmente ha una visione distorta di se stesso. Magari è una donna che nega di avere il desiderio di controllarsi a tavola, giustificando a posteriori gli eccessi alimentari con un posticcio «tanto non mi importa». O è un sedicente eterosessuale che pretende di apprezzare il gusto dei pomodorini e della rucola sulla pizza per motivi esclusivamente alimentari: «Mi piace proprio il gusto dei pomodorini e della rucola sulla pizza, tutto qua», si giustifica, ma lo sguardo indugia sul cameriere che si allontana. O ancora, si potrebbe ipotizzare che la teoria esposta abbia qualche falla, e non copra proprio tutti i casi. Ma lo escluderei. Lo schema finale quindi si presenta così:

Grafico pomodorini e rucola

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