Mi fanno una rabbia, i punti metallici.
Nel momento più delicato, nel lavoro più impegnativo, quando meno te l’aspetti, senza preavviso, la cucitrice emette un suono vuoto. L’avevi caricata e poi non ci avevi più pensato, come se potesse durare per sempre.
E il bello è che non ti avvisa mai prima, non puoi sapere quando finiranno i punti, non ci sono led o avvisi acustici, semplicemente ti lascia in panne e provi rabbia, amarezza, delusione.
Che sciocco non avere pensato di ricaricare, adesso dovrò tornare alla scrivania, frugare nel cassetto, fra liquirizie, fazzolettini di carta, permessi di lavoro, oggetti semisconosciuti lasciati dal precedente collega e talismani che vi ho rinchiuso perchè mi aiutino a trovare la strada.
Che banale distrazione, che contrattempo inatteso e mai evitabile. Che rumore assurdo, quella corsa a vuoto che evita di bucare i fogli lasciandoli liberi al loro destino. Che silenzio inspiegabile, quella tenaglia immobile senza più nulla dentro di sè.
La cucitrice grigia che porta a pennarello un nome che non ho, mi ricorda tanto la vita.

2 Commenti
amarti Marzo 22, 2010 - 17:56
il suono amaro della cilecca..
amarti Aprile 12, 2010 - 20:10
@robirobi ..era una vita che volevo mettere la parola ¨cucitrice¨ in una (pseudo) poesia.. ..il risultato (Vedi tu) è stato questo: CUORE (non fa rima solo con) FIORE e AMORE Mentre il cuore perde un colpo, lorologio è fermo e la cucitrice fa cilecca col foglio. Ricarico la spillatrice, ma credo serva un dottore per riparare il cuore, o almeno ridare allorologio le sue ore.