"Non voglio il vento su questa cosa."
Nanni Cagnone
I suoi amici dicono che non è più lui. Fa discorsi strani. Improvvisi. Inaspettati. Parla di cocci di bottiglia, del male di vivere… Poi tace. Non apre più bocca. Rimane seduto per un po’. Alla fine si alza e va chiudersi in una stanza. Una qualsiasi. E ogni volta ne sceglie una diversa.
Sta lì. Disteso sul pavimento, freddo o caldo secondo le stagioni. Osserva il soffitto. A lungo. Accu-ratamente. Ne stende un inventario mentale. E minuzioso. Crepe. Ragnatele. Macchie di umidità. Tracce di insetti morti.
Mormora qualcosa. A bassa voce. Talmente indistinta che non si capisce nulla. Dondolandosi sulle gambe come certi bambini artistici al cinema. Dopodiché si alza ed esce dalla stanza.
«Dov’è tuo marito?»
«In bagno, credo».
«Cosa fa?»
«Non ne ho idea».
«E non sei preoccupata?»
«Per niente»
«Ma…»
«Solo perché è un po’ originale, non significa che abbia dei problemi».
«Se lo dici tu…»
«Lo dico io. Qualche obiezione?»
«Nessuna…»
È arrivato sul fondo. Da poco. Ha sollevato la fanghiglia e ha cominciato a scavare. Senza smettere. Se va avanti così, raggiungerà il nucleo del pianeta.
Sembra quasi che abbia dato in affitto il proprio corpo ad un’entità estranea, senza alcun limite di tempo.
«Tieni. Divertiti. Fai quello che ti pare. Non m’interessa. Me ne vado per un po’. Ma voglio trovare tutto in ordine, quando torno. Intesi?»
Cosparge ovunque parole e gesti irragionevoli. Tutti guardano. E ascoltano. Ma nessuno capisce. Lui, naturalmente, non spiega. Anche perché non può.
L’altra mattina ha salutato sua moglie.
«Dove vai?»
«Dove vuoi che vada? In ufficio».
«Così?»
Va davanti allo specchio. Si guarda. È nudo. Indossa solo una cravatta blu.
«Hai ragione: non posso certo uscire in queste condizioni».
Si toglie la cravatta. Apre la porta. Esce.
