Human Target, un bel gioco durato poco

Human Target

Non era niente di straordinario, Human Target, intendiamoci. Una onesta serie action, forse un pizzico più autoironica della norma, con scene d’azione e di combattimento solitamente ben congegnate (per quanto abbastanza assurde a livello di realismo!) e personaggi non troppo monolitici. Insomma, pregi e difetti di una buona serie action, che diverte senza impegnare troppo, e si basa su un plot gradevolmente “retrò”, un po’ da feuilleton e un po’ da fumetto. Del resto, la serie è tratta dall’omonimo fumetto della Vertigo creato da Len Wein e Carmine Infantino.
Ebbene, Human Target è stato ufficialmente cancellato dopo sole due stagioni. Peccato, perché il personaggio di Christopher Chance (rudemente ma efficacemente interpretato da Mark Valley) era divertente, e più ancora erano riusciti i comprimari: l’ingombrante Winston (Chi McBride), la bella ladra Ames (Janet Montgomery), la aristocratica mecenate Ilsa Pucci (Indira Varma) e soprattutto il misantropo e scostante Guerrero (un bravissimo Jackie Earle Haley). Certo, la trama non nascondeva insidie né particolari colpi di scena (come invece avviene in una serie geniale come Dexter, per intenderci); ma il serial non puntava troppo in alto, sapeva stare al suo posto, missione: divertire senza troppo impegno. Per questo era lecito aspettarsi che durasse un po’ più di due misere stagioni, per un totale di appena 25 episodi. Ricorderemo Human Target come un tentativo, purtroppo bocciato dal pubblico, di mescolare action puro e commedia, con quel sapore fumettistico che forse, dopotutto, è stato l’ingrediente di troppo. Perché il fumetto bisogna saperlo trattare, altrimenti prende la mano! Si pensi a quanti fallimenti puri si contano nel cinema contemporaneo, quando si misura col fumetto. Altre volte, ovviamente, la riuscita è migliore, e chi scrive continua a pensare che John Carpenter sia il regista americano che meglio si trova nel misurarsi col fumetto (quel mirabile film che è 1997 – Fuga da New York sta lì a dimostrarlo). Human Target, come si è detto, non volava così alto, e forse non sarebbe mai arrivato a vette supreme; ma chiudendolo dopo due sole stagioni gli si è, per così dire, impedito di decollare.

Condividi il tuo amore
Matteo Fontana
Matteo Fontana

Dicono che mi chiamo Matteo Fontana, e secondo la carta d’identità sono nato il 6 novembre 1977 a Varese… Prendendo per buoni questi dati, posso dire che abito e lavoro a Milano, dove mi sono laureato in Lettere Classiche nel 2004.
Da sempre al centro dei miei interessi è l’ideale triade formata da letteratura, storia e cinema, materie alle quali ho dedicato e continuo a dedicare i miei studi. Ho realizzato (come regista e sceneggiatore) negli anni a partire dal 1995, alcuni cortometraggi e un lungometraggio sperimentale, ma all’attività filmica vera e propria preferisco sempre la scrittura di sceneggiature, lavoro che svolgo anche per varie case di produzione. Ho diretto la rivista culturale "La lanterna di Born".

Articoli: 20