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Prima pubblicazione: “Ghost News”, n. 7 – Agosto 2000

"Il mondo è scomparso, e a quanto pare l’unica cosa cui riesco a pensare è la pizza. Che piccole creature sfortunate eravamo noi uomini. Siamo. Io sono."
Harlan Ellison

Sono sopravvissuto.
A cosa non lo so.
Ma io devo essere sopravvissuto a qualcosa.
Perché qui – qualunque cosa sia questo “qui” – ci sono soltanto io.
E nessun altro.
Questo non è il mondo che conoscevo.
Non somiglia a nessuno dei mondi che avrei potuto conoscere se non fossi sopravvissuto voglio dire, se non fossi un sopravvissuto.
Che magari uno pensa che sopravvivere sia un privilegio, un segno d’elezione.
Temo che non sia così.
È un dispetto.
Ecco, sì: proprio un dispetto.
Ingegnoso, se vuoi.
Studiato bene, se credi.
La trovata crudele d’un essere alieno e senziente che gioca con altre creature viventi perché non sa come passare il tempo.
Però un dispetto rimane pur sempre un dispetto.
Io la penso così.
E adesso, dove mi trovo?
Mi trovo in un cubo.
Sterminato.
Trasparente.
Dagli spigoli tondi.
Lo so, è un concetto difficile da afferrare, ma è così.
Io sento che è così.
Non me l’ha detto nessuno.
Nessuna informazione.
Nessuna inaspettata Rivelazione.
È così e basta.
E io devo accettarlo.
Ieri, comunque, mi sono accorto che oltre le pareti si vede qualcosa.
Si muove in continuazione.
Fluttua.
Di qua e di là.
Mi fa venire il mal di testa.
Ma saranno poi pareti?
E sarà poi un cubo?
Non lo so.
So solo che questo è un cubo.
Anche se non ne vedo le pareti.
Anche se non ho mai provato a passare dall’altra parte.
Sempre che un’altra parte ci sia.
Spero che ci sia.
Sono costretto a sperarlo.
Come un serpente che si morde la coda.
Spera d’averne più che può.
Altrimenti scomparirebbe.
Magari è un sogno.
Uno di quelli che non faccio (quasi) mai.
Quando li faccio, mi siedo sul letto, fradicio di sudore, manco mi avessero tirato addosso una secchiata di qualche umore maleodorante.
Magari mi sveglio.
Dài, proviamo.
Adesso chiudo gli occhi.
Mi concentro.
E ripeto a me stesso che devo svegliarmi.
Al tre.
Uno.
Due
Tre.
Cazzo.
Sono ancora qui.

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Enrico Cantino
Enrico Cantino

Enrico Cantino è nato a Parma nel 1965. Si è laureato in Materie Letterarie nel 1990 con una tesi sullo scrittore modenese Antonio Delfini. Suoi racconti sono comparsi su riviste letterarie, quotidiani e alcune antologie. Da diversi anni collabora con Tapirulan e con la rivista letteraria parmigiana “La Luna di Traverso”.

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