Una zaffata tremenda m’investe nel momento esatto in cui scoperchio la bara. Un attimo dilatato all’infinito, la paura di trovare qualcosa di diverso, poi ancora una volta, l’ennesimo rito di morte. Alzo il martello di legno che porto sempre con me, rimango fermo qualche secondo in quella assurda posizione come una ridicola statua della libertà, poi il braccio scarica la sua violenza sul punteruolo di frassino che tengo con l’altra mano. Il bastone appuntito penetra la carne del vampiro, questo si ripiega in una smorfia che potrei definire d’umano dolore, poi è questione di secondi, il demone diventa polvere, la sua ultima trasformazione per sfuggire alla morte, o forse per trovarla per sempre. Non mi sono presentato e non lo farò nemmeno, sono solo un modesto cacciatore di vampiri, non per scelta, non per salvare l’umanità, ma solo per mangiare. Sono quella persona che in passato era chiamata bounty-killer, solo che le mie prede sono un po’ particolari e, soprattutto, non sono umane. Chissà perché sto raccontando questa storia, probabilmente non la leggerà nessuno ma ho voglia di scaricare un po’ la tensione, forse perché poco fa, prima dell’ultima uccisione del vampiro nella bara, un altro di quei maledetti ha fatto in tempo a mordermi. Certo dovevo aspettarmelo che alla fine sarebbe successo, non si può scherzare con il fuoco senza bruciarsi almeno una volta, però mi dispiace lo stesso. Almeno un po’. In fondo sono relativamente giovane, potrei ammazzarne ancora un bel po’ se solo non fossi stato vampirizzato. Ad ogni modo voglio portare a termine il mio contratto, sono un professionista serio io, quello che ho appena trafitto era solo un vampiro di seconda categoria, una mezza calzetta insomma, a me interessa il capo, colui da cui deriva tutta la progenie. Quando avrò eliminato lui allora potrò morire anch’io, certo non voglio diventare un morto-vivente e trovarmi a vagare la notte alla ricerca di sangue con il rischio di essere trafitto da un mercenario come me, no, molto meglio farla finita subito, nell’ultimo scontro. Devo solo trovare quel bastardo del capo o barone o come diavolo si chiama, e spaccargli il cuore con un bel palo di frassino appuntito, ed è quel che farò. Penso, e mentre penso mi distraggo sempre un po’, forse perché mi lascio coinvolgere troppo dalle sensazioni o forse, molto più semplicemente, perché non riesco a fare due cose contemporaneamente, me lo diceva anche la mia ragazza. La mia ragazza…quanti secoli sono passati da quando…ecco mi sto di nuovo distraendo, devo restare concentrato altrimenti risch……non faccio in tempo a finire di pensare la frase che mi ritrovo per terra a lottare per sopravvivere contro un nemico che non ho nemmeno sentito arrivare, ma la cui puzza d’inferno me lo fa identificare subito. E’ un vampiro reale questo, uno della casta superiore, lo posso riconoscere sia dall’odore che emana, sia dalla tremenda forza della sua stretta che sembra frantumarmi le ossa delle braccia, ma ho un asso nella manica, la mia rabbia. Non mi do per vinto, lui lotta solamente per sopravvivere, io nemmeno lo so, perciò ho la mente libera e scevra da paura, forse tra i due è lui quello più umano e perciò è destinato a perdere. <>. Un rumore secco spacca il silenzio. L’aria si ferma. Scompare la lotta. La presa del vampiro inizia ad allentarsi intorno alle mie braccia, sento la circolazione del sangue ricominciare a fluire negli arti, il respiro del demone si fa irregolare, convulso, il mio torna regolare, si stabilizza. E’ finita un’altra volta. Il piccolo stiletto con punta in frassino (modestamente una mia creazione, alla fine, dovrò decidermi a brevettarla), che porto sempre dietro mi ha salvato di nuovo la vita. In quel momento, prima dell’annichilimento del corpo, quell’essere inumano parla: <>. Quelle parole, tanto inaspettate quanto devastanti, mi colpiscono, non sono una persona facile da turbare, ma la voce di quell’essere mi ha scosso l’anima. Anche per questo forse, la mia reazione è forte, disperata, per una volta almeno mi sento un uomo che ama la vita ed ho paura. Vinco la disperazione, abbatto la paura, voglio sapere di più. Afferro per il bavero del mantello il vampiro che già sta trasmigrando in un’altra forma e cerco di farmi dire un’ultima verità: <>.Una risata goffa ed impastata esce dalle sue labbra insanguinate, poi finalmente parla di nuovo: <>. Il vampiro muore, assisto impotente ad un ultimo cambiamento, la trasformazione del corpo in cenere e, nel giro di pochi attimi, mi ritrovo a stringere con odio un vestito che non contiene più nulla. <>. Faccio in tempo ad urlare ben sapendo che le mie ultime domande rimarranno senza risposta, del resto devo in qualche modo sfogarmi. Non pensavo che ci fosse qualcosa in grado di toccarmi in maniera così profonda, invece mi ritrovo di nuovo a soffrire per le persone, in questo caso per tutte le persone, l’umanità intera. Certo, soffrire per una sola persona è tutta un’altra cosa, è centomila volte peggiore, è l’incarnazione stessa dell’inferno, in fondo quando la tragedia è generale anche il male sembra più sopportabile. Un’altra sconfitta. Anche quando vinco sono sconfitto, non mi piace giocare così, senza contare che il morso di quel maledetto comincia a fare male, ovvio, si sta infettando. Non si è mai capito bene il modo in cui agisce il virus, chiamiamolo così, che vampirizza le persone. Il veicolo di trasmissione è il morso con il quale il vampiro succhia il sangue e, contemporaneamente, infetta i tessuti. Una volta penetrato all’interno dell’organismo, il batterio si espande rapidamente sfruttando l’apparato circolatorio sanguigno e linfatico, come un bravo parassita risale attraverso vene e vasi, fino ad arrivare al cuore del sistema nervoso centrale. Una volta lì, il virus prende il sopravvento sull’uomo, il meccanismo con il quale opera è ancora sconosciuto, anche perché nessun medico o scienziato è riuscito ad analizzare il sistema nervoso di un vampiro. Già, da vivi sono un po’ restii a farsi aprire il cranio ed analizzare il cervello, mentre da morti si sciolgono come neve al sole perciò non c’è modo di capire fino in fondo chi o cosa siano queste creature. Ad ogni modo io non sono uno scienziato, perciò questi particolari non m’interessano, a me importa soltanto scovare il capo branco di questa combriccola di succhia sangue e farlo fuori prima che lo faccia lui. Scendo le scale sfiorando il muro con la schiena, in mano tengo, da una parte una torcia per illuminare il cammino, dall’altra la mia fedele automatica con caricatore pieno di proiettili d’argento con croce incisa a mano sopra (lo so è per i lupi mannari, ma che volete farci, con il tempo sono diventato superstizioso) e, tra i denti, lo stiletto di frassino pronto ad una nuova battaglia. Com’è logico arrivo alla porta della cantina indisturbato. Nessun rumore, sembra non ci sia nessuno, ma io ho imparato a non fidarmi. E faccio bene. La porta di legno si apre di colpo, sbattendo violentemente sul muro e rompendo i cardini sui quali faceva perno. Non è il momento di preoccuparsi della porta poiché due creature malefiche mi saltano addosso. Nell’assoluta drammaticità della situazione riesco a notare la straordinaria somiglianza dei due vampiri e mi ritrovo a pensare che magari sono gemelli, so che non c’è niente da ridere, ma non ci posso fare nulla, mi esce una mezza risata che rassomiglia più ad un fiotto di dolore. Uno dei due gemelli vampiri la sente e, scambiandola per un segnale di prossima resa, stringe il mio collo ancora più forte e parla: <>. Adesso basta, mi avete rotto tutti quanti! Rannicchio le gambe sul ventre come una molla pronta a scattare, poi, con tutta la forza che ho in corpo spingo e lancio il gemello vampiro parlante lontano. Rivolgo quindi la mia attenzione all’altro anemico succhia sangue, una gomitata sullo zigomo seguita da un calcio nello stomaco lo fanno ripiegare in due. <>. Un urlo alle mie spalle, è il gemello parlante che torna alla carica ma le sue mani non raggiungono il mio collo, arriva prima il mio stiletto al suo cuore. Colpo netto e deciso, cade senza un lamento, poi mi giro verso l’altro gemello, lo colpisco violentemente sul viso con un pugno micidiale. La violenza del colpo lo fa sbattere contro il muro, quindi si accascia al suolo e così, lo liquido con un colpo d’ascia che, mandata forse dalla provvidenza, ho trovato abbandonata in terra. Sono un tipo che agisce senza troppi fronzoli, tuttavia a volte provo ancora qualcosa di molto simile alla compassione, come stavolta. Poveracci, in fondo mi dispiace, ma non avevo scelta, o loro o me. Entro nella buia cantina, la tenue luce della torcia, che per giunta si sta esaurendo, non riesce ad illuminare tutto quello spazio. Il buio è così denso, che la luce sembra non essere in grado di attraversarlo. Scorgo un sarcofago, mi avvicino con circospezione e riesco a distinguere, incisi sopra, i segni e gli stemmi della dinastia reale. All’interno c’è lui, il re dei demoni, l’incarnazione del male assoluto. Paradossalmente, per un momento, mi sento quasi in simbiosi con quell’essere, anche lui come me è un reietto, un paria, anche lui è “leggenda” come diceva uno scrittore della mia infanzia. Ecco, sto di nuovo divagando e per giunta il collo mi fa un male boia. Da qualche parte ho letto che esiste un antidoto al morso dei vampiri, ma questo deve essere utilizzato nelle prime ventiquattro-quarantotto ore per avere un buona possibilità d’efficacia. Potrei salvarmi solo se mi trovassi in un centro specializzato e considerando che la prima città d’una certa importanza si trova a quattro o cinque giorni di carrozza che, tra l’altro, nemmeno possiedo, posso dirmi praticamente spacciato. Basta, mi sono innervosito abbastanza, vado a fare fuori il re bastardo. Mi dirigo verso il sarcofago, lo apro e…sorpresa, dentro non c’è nessuno. Ho un attimo di smarrimento, questo non l’avevo previsto. <> – sento dire da una voce sopra la mia testa. Alzo gli occhi ben sapendo cosa vedrò. Istintivamente le mani corrono veloci alle armi ma, stranamente, il vampiro non mi attacca. Si lascia cadere dal grande architrave che sorregge il soffitto ed atterra in piedi, davanti a me, a pochi passi. Mi guarda con occhi di sfida, è abituato ad incutere timore e rispetto. E’ abituato male, almeno per quanto mi riguarda. Sostengo il suo sguardo e non arretro nemmeno quando fa un passo verso di me. Capisce che non ho paura e n’è piacevolmente sorpreso, anche un vampiro sa apprezzare un avversario di valore. Non mi attacca, anzi assume un atteggiamento meno tirato ed inizia lentamente a parlare: <>. Mentre parla penso, “Mi piace questo tipo, ho sempre apprezzato la modestia nelle persone”, poi rifletto e m’accorgo che un vampiro non è propriamente una persona. <>. Bellissimo. Davvero bellissimo. Quest’uomo o qualunque cosa sia deve aver studiato all’Actors’Studio, quasi ci stavo per credere anch’io ai suoi deliri. Ora gli pianto una bella pallottola in fronte. <>. Anche il sermone mi tocca sentire, questo non era previsto nel contratto che ho firmato, chiederò una gratifica straordinaria, se sopravvivo. Un attimo di silenzio poi il vampiro torna a parlare <>. Bene il buffone ha finito, ora gli sparo, poi gli infilo lo stiletto in petto. Faccio due passi in avanti, il mio incedere è minaccioso, il re dei vampiri capisce subito le mie intenzioni e non è d’accordo a farsi ammazzare. Prima che abbia finito di puntare la pistola mi è già addosso, con uno schiaffo violento mi scaraventa via l’arma rompendomi l’indice rimasto incastrato nel grilletto. Questo essere ha una forza davvero straordinaria. Mi è addosso, estraggo dalla sua fondina lo stiletto di frassino cercando d’approfittare del corpo a corpo, è un’occasione per trafiggergli il cuore, ma lui lo sa, è troppo esperto. Chissà quante volte si è già trovato di fronte altri cacciatori di vampiri, magari anche più bravi del sottoscritto, e non ha avuto difficoltà ad eliminarli. Mi trovo a rivalutare la proposta fattami pochi istanti prima dal demone, ma non credo d’essere più in tempo per accettarla, perciò tanto vale provare a difendermi. Le sue mani mi stringono il collo con una morsa non ancora letale, segno che vuole godersi questo momento prima d’affondare il colpo definitivo. Devo agire in quest’attimo di vanità, prima della fine. Mi fingo svenuto, lui avvicina il suo volto parzialmente umano a me, quindi scatto come una molla. Lo colpisco con una testata violentissima sulla fronte spaccandogli, presumibilmente, il naso. Il dolore e lo stupore gli fanno immediatamente allentare la presa, non s’aspettava una reazione del genere. E’ sorpreso, il sangue gli cola sulle guance anemiche colorandole in maniera innaturale per un vampiro. Barcolla per un attimo poi parla, stavolta in maniera rabbiosa e capisco che non potrò più sorprenderlo. <>. Il vampiro si getta verso di me in maniera scomposta, faccio appena in tempo a buttarmi di lato riuscendo a schivarlo. Mi rialzo in fretta ma è una furia disumana quella che m’investe con due rapidi quanto devastanti colpi, al costato ed al viso. Non sono pugni umani, sono magli e mi ritrovo in terra, con la bocca piena di sangue e qualche costa (si dice così, l’ho scoperto studiando anatomia umana) rotta. Ho difficoltà a respirare, ma non posso restare inerme sul pavimento. Lo sento avvicinarsi lentamente, si è tranquillizzato, ha avuto la dimostrazione di superiorità che cercava nei miei confronti ed ora è appagato. Sono in piedi, tengo la mano sul fianco dolorante come se questo gesto potesse in qualche modo lenire il male, quindi lo guardo con aria di sfida e poi sputo in terra il sangue che ho in bocca. Non gradisce il mio gesto e, con un nuovo violento schiaffo, mi scaraventa in fondo alla buia stanza. Le mie mani si muovono convulse sul pavimento alla ricerca di un appiglio per alzarmi, per morire in piedi quando, mi ritrovo inconsapevolmente ad impugnare un machete appartenuto di sicuro a qualche mio predecessore che aveva trovato qui la sua fine. Sono in penombra, voglio giocare l’ultima carta. Il re s’avvicina lentamente, sento il suo odore disgustoso che riempie l’aria intorno a me, capisco che si è stancato e sta per sferrare il suo ultimo attacco, quello in cui mi ucciderà. Ho solo un’occasione per colpirlo, non devo fallire. Aspetta, mi dice la mia mente. Aspetta che ti sia vicino. Aspetta che ti sia di fronte. Aspetta, domina la paura. Aspetta. Aspetta. <> <>. Un rumore d’arma da taglio fende l’aria, immediatamente seguito da un urlo umano, troppo umano perché appartenga ad un vampiro. Eppure è lui che cade! La creatura s’accascia lentamente al suolo dolorante, ma so che questa non è la fine, ho solo guadagnato del tempo. Raccolgo le forze mi getto sul mio pugnale di frassino lo prendo e……stavolta lo conficco fino alla fine nel cuore del demone. E’ in terra, immobile, sorpreso, pensava d’essere immortale mentre ora si scopre molto più vicino agli uomini. Nell’ultimo soffio di vita, se così possiamo chiamarla, trova ancora la forza di sussurrare parole di sfida: <>. Un vento gelido mi entra in corpo, un brivido mi scuote la schiena e la paura per quelle parole mi gela il sangue che mi è rimasto nelle vene. Alzo gli occhi al cielo, poi li riabbasso sul re vampiro, ma non c’è più niente, solo polvere e fumo. Non ho voglia di pensare, sono stanco e dolorante perciò tiro fuori del taschino una piccola fiala contenuta in un astuccio infrangibile. Sono sempre stato un grande bugiardo ed, a volte, mi piace mentire anche con me stesso. All’interno c’è un liquido piuttosto denso e bluastro e sull’etichetta che avvolge la fiala c’è scritto: <>. Apro la fiala, la bevo tutta in un sorso e mi rimetto in cammino, in fondo non voglio morire, ci sono ancora troppi vampiri in giro per i miei gusti.