Decalogo (scarsamente) universale

Tempo. Imparare a gestire il tempo. Quando è libero, quando è pieno, quando è indefinibile.

Argomenti. Affidarsi, di tanto in tanto, ad un nuovo argomento. Solo pochi eletti possono ripetersi all’infinito senza perdere stima e critiche lusinghiere.

Silenzio. Trovare il modo di esigere silenzio, ogni tanto. Che nessuno si offenda. Imparare a spiegare la temporanea solitudine, che non sembri una maledizione, che somigli piuttosto ad una necessità che s’impone con forza.

Sogni. Capire che se non sappiamo credere, ma sappiamo aver paura, è già qualcosa.

Silenzio, di nuovo. Per poter sentire quanto rumore fa, il tempo quando passa, affinché tutto quello che era ordinaria quotidianità possa assurgere al ruolo di nostalgica memoria.

Parole degli altri. Comprendere fino a che punto l’utilizzo di una frase pronunciata da qualcuno sia un omaggio, una citazione e quando diventi uno spudorato plagio.

Condizioni. Non permettere che ci condizionino -pessimo gioco di parole-, una carta morbida, una tastiera comoda, una sedia non troppo alta che non ci costringa a restare per ore seduti in ginocchio con il rischio che gli arti inferiori perdano la loro sensibilità.

Giochi di parole. Esserne sempre consapevoli, anche quando meriterebbero di essere ignorati.

Elementi autobiografici. Limitarne l’uso e mettersi al riparo da ogni futuro rimpianto. D’altra parte scripta manent anche quando ce ne dimentichiamo completamente.

Motivazioni. Averne almeno una.

Scrivo nei momenti più scomodi, quasi sempre delle stesse cose. Lascio parlare la televisione, per non dover sopportare il peso del silenzio e può capitare che le mie citazioni non siano completamente accessibili. Non amo affatto i giochi di parole e scrivo spesso di me, è la cosa che conosco meglio.
Però, ho una motivazione. Perché, dopotutto, mi ero solamente distratta. A ben pensarci, al vero principio c’è una macchina da scrivere giocattolo, di plastica bianca, rossa e blu. C’è una bambina che gioca con le lettere prima ancora di conoscerne la magia, imparando che -talvolta- il sogno giusto è quello che siamo soliti chiamare sogno-di-riserva.

Condividi il tuo amore
Tiziano De Martino
Tiziano De Martino

Mi chiamo Tiziano De Martino, vivo a Roma. Lavoro nelle Sale Operatorie di un Ospedale vicino al centro della città.
Non ho una macchina veloce, non ho un cane, non ho una stanza tutta mia. Una volta avevo un sogno nel cassetto. Ora non ho né un sogno, né un cassetto in cui riporlo. In quel cassetto adesso tengo un diploma di Tecnico dell’Animazione e uno di Tecniche Cinematografiche e Televisive che non mi sono servite a molto, e una Laurea con lode in Scienze Radiologiche e Radioterapiche che mi permette di vivere. Non sono uno scrittore. Non ho mai vinto un concorsao letterario. Alle Superiori nei Temi non riuscivo quasi mai a prendere una sufficienza.
Mi piace il Mare, il Natale ed il Cappuccino.
Scrivere mi rende felice.

Articoli: 14

Lascia una risposta