Io,
nel chiarore al termine della notte.

Il volto che mi fissa
dallo specchio,
mondo aperto sulla parete
che mi circonda di cose aliene
che mi impone un riflesso in penombra
che mi parla agli occhi
di storie passate
che lasciarono un segno.

Io,
nel silenzio immoto che incombe.

Pensieri si alternano
come respiri irregolari
e mi giunge un ronzio,
quel suono che non è un suono
solo il cuore che lento procede
su di un tempo che non è il tempo.
Ancora un poco,
ho fame di solitudine.

Io,
nel tepore di un inizio di estate.

Le mie mani, in un aria solida
vagano verso la pietra
la parete che offre conforto al vuoto
mentre il destino e il passato se ne vanno lontano
scacciati dal freddo contatto del cemento
che mi riporta al presente.
Consapevolezza, che ardire!
Il coraggio di guardare me stesso.

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