Perduta notte, sorda
come cupola calata sull’universo
che è anche me stesso
mi avvolgi di vecchie parole
casa, riposo
o che sarà mai
mentre il destino si sfuoca
lontano, esterno.
Vento, che accendi il mio volto
strappi il torpore, un istante
svanisci, nel buio Altrove
bevendo il mio sussulto
particella effimera
o quanto, che è essere
e immaginazione
pensieri alieni.
Luce elettrica, che mi urli in faccia
dopo il canto del buio
subito spenta, subito annichilita
come onda sull’acqua svanisci nella retina
mentre il sonno mi addenta le tempie
e il mio io si chiude tra pareti
la mia stanza da letto
e tana ancestrale
e tutto è quieto
per il tempo nascosto al Sole.
