Una patina d’abbandono
si deposita sulle stagioni morte,
delimita netto
un prima e un dopo,
irreversibile flusso
che stanca gli affetti
come occhi socchiusi
alla luce meridiana.

Scavi nella memoria
portano alla luce l’istante
sorpreso nella concretezza
dell’essere
e presto racchiuso
in opaco vetro.

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