Non riusciva più a ricordare quando era stata l’ultima volta che aveva visto il mare, forse quel giorno…niente, la sua memoria aveva deciso di non supportare quel volo pindarico nel cielo della nostalgia. Ora, del resto, era un capitano d’astronave, anzi del miglior vascello dell’intera flotta terrestre, in viaggio per portare cultura e civiltà agli altri mondi. Cultura e civiltà. Non male come slogan per nascondere un delirio espansionistico. L’uomo, ancora una volta cercava una scusa, una motivazione, che potesse giustificare, forse, agli occhi della storia, le proprie azioni. Eppure, ricordava quasi tutto, era una sorta di computer umano, per questo era diventato capitano così giovane. Allora perché quel piccolo ricordo continuava a sfuggirgli? Qual era la ragione?… Intorno a lui, gli uomini della plancia svolgevano con silenziosa efficienza, tutte le operazioni necessarie per il buon funzionamento della nave, non ultimo, la preparazione del laser ad energia protonica necessario a portare, come recitava lo slogan? Ah si…cultura e civiltà. Non importava che quei mondi vivessero in pace per conto loro, non si poteva lasciarli nella barbara ignoranza, avevano certo bisogno di una guida illuminata e poco male se questa doveva essere imposta con le armi. Questi pensieri lo tormentavano, ma ancor più lo intristiva essere lontano da casa, dai suoi affetti, esserne così distante da aver persino difficoltà a visualizzare un volto, una carezza, un momento felice, oppure il mare. Il fluire dei pensieri fu interrotto bruscamente dal suo secondo in comando, un bravo uomo; se non avesse scelto la carriera militare, ora, forse, sarebbe un buon contadino, invece eccolo qua, ad esercitare il mestiere della guerra come un banale burocrate. Ormai il pianeta da conquistare, anzi sul quale portare il modo di vita degli uomini, era a portata di lancio, tra poco, completato l’allineamento dei protoni, avrebbe dato l’ordine. Non era la prima volta che apriva il fuoco, anche se non avrebbe mai dimenticato, quando, ancora capitano in seconda, fu messo di fronte ad un tale iniquo ordine. Ricordava bene la discussione con il suo capitano, il disperato tentativo di opporre il dialogo alle armi di distruzione, il suo energico rifiuto, con l’unico risultato però, di ottenere una nota di biasimo dal suo diretto superiore che non esitò ad eseguire gli ordini del comando centrale con straordinaria determinazione. Fu ricordata come una delle più grandi missioni umane, una sorta di crociata per lo sviluppo, ma per il futuro capitano fu solo una volgare strage d’innocenti legalizzata. Quel giorno, finirono i suoi sogni nel blue dello spazio, blue e profondo come il mare…quel giorno al mare da bambino, certo, ora finalmente ricordava. Quel giorno al mare con la famiglia, l’ultimo vero ricordo felice della sua vita. Un attimo dopo sentì la sua voce dare un ordine ed un bagliore, come se fossero scoppiati mille soli insieme, illuminò il pianeta.
Come il mare
20 Dicembre 2006 – Autore: Andrea Laprovitera
Andrea (Andy) Laprovitera nasce il 10/09/1971 ad Orvieto (Tr). Cosa abbia fatto in questo tempo nessuno lo sa, forse nemmeno lui. Ora lavora in ospedale facendo radiografie e T.C. varie, cercando di non pensare mai alle persone come cose. Lettore indefesso (forse anche un po' fesso), coltiva da sempre il sogno della scrittura e colleziona partecipazioni a piccoli concorsi e qualche pubblicazione in quotidiani e settimanali locali ed in antologie cartacee di vari editori. Il suo amore più grande (a parte la fidanzata che lo segue e lo compatisce tra fiere del fumetto e concorsi vari) rimangono i comics. Ovviamente, non sapendo disegnare (e qualcuno dice pure che non sa scrivere, ma questo è bene non dirglielo perché è un po' permaloso) si dedica alla sceneggiatura creando storie e personaggi a volte comici, altre volte drammatici, passando dal romantico all'horror, toccando il realistico e la fantascienza.
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