“Ricorda se non riesci a
trovare il Natale nel tuo cuore,
non potrai trovarlo sicuramente
sotto un albero”
Charlotte Carpenter
C’era una volta un angioletto un po’ sovrappeso di nome Gianforte. Era morbido, paffuto e biondo e seguiva un’alimentazione sbilanciata a base di nuvole e zucchero a velo. In Paradiso era una vera star e anche se non è difficile trovare stelle in Paradiso, lui era diventato famoso grazie allo spot dei Pan Stelloni e quello dei pandori Pandora. Pittori e scultori famosi facevano la fila per poterlo ritrarre nei loro quadri o intagliare la sue forme tonde in qualche cornice barocca.
I cherubini lo prendevano in giro, chiamandolo Gian(extra-large-taglia)forte e dicendo che “S’era-fino” nessuno si sarebbe mai accorto di lui, ma intanto alla sera si mettevano i bigodini per ottenere i suoi stessi boccoli biondi, rodendo d’invidia.
Gianforte non dava retta a quei pettegoli, a lui piacevano le nuvole con lo zucchero e sopra ogni cosa gli piaceva il gelato di nuvola montata. “Un giorno”, pensava, “aprirò una gelateria da Dio e lascerò a bocca spalancata tutti quegli angeli magri, pennuti e invidiosi. Il mio gelato sarà talmente buono che tutti si addolciranno e il Paradiso tornerà ad essere un posto migliore”.
Per fare il gelato di nuvola montata Gianforte aveva bisogno di tante nuvole e di un bel po’ di aria gelida che andava a prendere sul cielo dell’Antartide. Era un lungo viaggio, bisognava scendere dal settimo al primo cielo. L’andata non era un problema, perché il peso di Gianforte lo trascinava giù velocemente. Il difficile era risalire fino al settimo cielo, controvento, e con le alucce che reggevano a stento il peso dei suoi rotolini e delle sue gambe cicciotte.
Era una notte buia e tempestosa, quella, Gianforte era stato a far spesa di nuvole, ma non ne aveva trovate di buone, perché erano quasi tutte inquinate da polveri sottili. Aveva preso anche un bel po’ di vento sopra il Polo Nord ed era davvero bello carico. Mentre svolazzava faticosamente in salita aveva intravisto una luce venirgli incontro. Era una di quelle stelle ad alta velocità, quelle che attraversano il cielo senza fermarsi mai, dritte per la loro strada. Gianforte tentò di evitarla, ma la stella era troppo veloce e l’aureola di Gianforte ci rimase impigliata. La stella lo trascinò giù, giù ad una velocità inaudita. Gianforte lasciò andare la borsa delle nuvole e del vento che andarono perse nella troposfera. Poi la stella rallentò, galleggiando nella sua luce dorata. Gianforte vi rimase appeso, impigliato nell’aureola, con i piedi dondolanti nel vuoto.
Da quell’altezza Gianforte vide chiaramente ciò che la stella illuminava e ne fu così felice che subito sgarbugliò l’aureola e volò a tutta forza verso il cielo per andare a chiamare gli altri angeli, mentre sulla terra cadevano vento e nuvole, mescolandosi in piccoli fiocchi gelati e dolci.
