Sei una ragazza alta. Non porti mai tacchi eccessivi e di certo non hai bisogno di farlo per slanciare la tua figura. Già ora, quando stiamo di fronte, riesco guardarti dritta negli occhi verdi, lucidi, di un colore intenso che non sono mai riuscito a decifrare. Somiglia in parte alle tende nuove che hai montato in salotto od all'insegna luminosa del bar qui di fronte. Se li osservo intensamente posso scorgervi anche quella sottile corona dorata che circonda la pupilla. Hai sempre avuto questo sguardo di chi attende una risposta anche quando non chiedi nulla ed io, ogni volta, mi chiedo cosa vuoi sapere e qual è la risposta che ti devo dare, che vuoi sentire. Ciò ti rende più affascinante, speciale, un po' come il vestito che indossi. E' lo stesso dell'ultimo compleanno cui siamo stati, una serata piacevole durante la quale non sono riuscito a distoglierti lo sguardo di dosso, principalmente per attrazione ed un po' per gelosia. Anche ora sebbene ci troviamo fermi sul marciapiede, non molto distanti dal parco, vorrei che i passanti fossero più celeri nel loro incedere verso casa e non indugiassero ogni volta che c’incrociano. Lo dicevo che ti scopre troppo la schiena e le spalle eppure tu insisti, come per farmi un dispetto, nonostante questa sera spiri un vento insidioso.
I tuoi capelli cominciano ad ondeggiare. Alcuni di essi ti carezzano le spalle, altri trovano rifugio sul tuo petto. Una ciocca ti si ferma tra le labbra. Le tieni sempre leggermente socchiuse anche quando non parli. Non so se lo fai apposta ma le fa sembrare un pochino più grandi, più invitanti. Vorrei sfiorarle con le dita anche se non lo hai mai gradito. Ogni volta per riuscirci devo fingere che ci sia una macchia di rossetto o qualcos'altro che non riusciresti a togliere da sola. Adoro i tuoi capelli, osservarli, accarezzarli, odorarli, giocarci un po'. Mi hai sempre lasciato libero di farne ciò che credevo, inventando strane acconciature, improbabili e deformi. Non volevi che nessuno ti vedesse così però ero contento lo stesso, ero il solo e mi bastava.
Non senti anche tu questo freddo? Forse è il vento che ora soffia più forte oppure questa breve distanza che ci separa mentre siamo di fronte. Vorrei cercare di coprirti, scaldarti, abbracciarti. Sarebbe sufficiente stringerti semplicemente le mani ma tu resisti, facendoti scudo solo con le braccia conserte.
Sposti i capelli dal viso con la mano. E' un gesto semplice, forse sciocco ma è quello che mi ha fatto innamorare di te. Lo so, ho sempre detto che erano stati i tuoi occhi che mi avevano fulminato a casa di Valeria, quando stavi al tavolo dei salatini e mi hai servito da bere e invece un poco ho mentito, perché già prima ti stavo spiando e tu hai fatto lo stesso gesto. Hai alzato la mano sinistra con le dita semi raccolte e le hai passate sulla fronte, lentamente, movendo al contempo il capo e tenendo gli occhi socchiusi. Fu quella la prima volta che rimasi incantato di fronte a te ed ancora oggi mentre ti guardo sento che non mi ci sono abituato. Perché ora come quella sera non sorridi? Lo sai che in quei momenti ti preferisco, ti stringi leggermente nelle spalle e ti volgi dall'altra parte per schermirti, per stuzzicarmi. Sorridi spesso quando mi racconti le cose che hai fatto durante il giorno, i libri che stai leggendo o semplicemente quando mi prendi in giro. Soprattutto quando non ti capisco. Lo so che lo fai apposta ma non riesco a prendermela con te perché il tuo sorriso mi ripaga sempre. Mi parli ed io ti sto ad ascoltare in silenzio. Spesso capita che mi perda nel discorso, soprattutto quando riferisci delle tue avventure, del tuo lavoro, delle tue passioni. Più che le parole resto a sentire il suono della tua voce, così leggero, così suadente. Poi ti fermi e mi osservi come a verificare se ho capito, se ti sto seguendo. Allora sono costretto a chiederti di ripetere e tu ti volti e sorridi.
Anche ora ti ascolto e la tua voce è sempre piacevole e vorrei sentirla ancora, ancora un momento, anche se tu mi guardi in silenzio con quegli occhi lucidi che sembrano sempre chiedermi qualcosa ed i capelli che volano sfiorandoti le labbra. Anche stavolta non ho risposte da darti, anche stavolta non ho capito cosa mi vuoi dire, anche stavolta devo pregarti di ripetere: "Cosa vuol dire che è finita?"

3 Commenti
Kiesa Marzo 14, 2008 - 10:18
Tanta poesia, ma temevo che poi ci sarebbe stato il ritorno alla realtà e infatti…zac la pugnalata finale.
Fede Marzo 14, 2008 - 13:25
Nooooo,io invece credevo(e speravo) che il racconto andasse a buon fine!! Comunque è davvero bello:m’è proprio piaciuto!
Porkettaro Marzo 14, 2008 - 15:39
Inizio a condividere il pessimismo cosmico di Kiesa.