Il minimo che si possa fare

Dal momento in cui ho rinunciato a trovare il senso nella vita, soprattutto nella mia, mi sono posto quantomeno degli obiettivi. L’innata accidia ha poi commutato la formula in: “qual è il minimo che io possa fare?”

Come minimo devo diventare il più grande condottiero che la storia ricordi, pensavo a otto anni. Come minimo devo diventare una rock star, pensavo a sedici anni. Come minimo devo diventare uno scrittore di fama mondiale, pensavo a vent’anni. Come minimo devo cercare di laurearmi, finanche con la media del 18, pensavo al primo anno fuori corso. Almeno cercati un lavoretto per campare, riflettevo tra me e me dopo la laurea, primo obiettivo incredibilmente centrato dopo i progressivi ridimensionamenti delle puerili ambizioni. E, se proprio, vedi di tenertelo stretto, penso in questo istante, a trentadue anni. Suonati proprio ora. 

Come posso morire senza aver perlustrato almeno la metà del globo. Devo visitare le grandi capitali, solcare gli oceani, scalare le catene montuose, calcare i deserti, le savane, i ghiacciai, la tundra. Un viaggio in barca a vela sopravvivendo di sola pesca e meditazione, anche questo devo fare. E mangiare almeno una volta in un ristorante di prim’ordine e in una bettola di un porto malfamato, dove si mangia il pesce fresco a poco e niente. Sperimentare tutte le posizioni sessuali che il fisico è in grado di sostenere. Questo, magari, dovrei farlo il prima possibile che l’elasticità muscolare decresce ogni ora che passa. Vedere il mio gruppo preferito in concerto. Vedere almeno undici concerti all’anno. Suonare a un concerto. Leggere un libro al mese e, prima di lasciarci le penne, finire di scriverne almeno uno dei tanti che ho iniziato. Riuscire a dipingere un quadro a olio o acrilico. Va bene anche a tempera all’occorrenza. Fare una mostra di cui non mi debba vergognare. Fare un goal decisivo per la vittoria, in rovesciata, all’ultimo minuto, con ovazione di pubblico. Comprare un frac e indossarlo per andare in ufficio, al cinema, al bar chiedendo “il solito” mentre mi sistemo il papillon.

Non posso astenermi dalle azioni turpi, inutili o meschine: rubare al supermercato, saltare i posti nelle code, fumare la pipa di nascosto, dire una bugia che metterà nei guai un’altra persona, tradire la fidanzata, mangiare anguria fino all’indigestione, ubriacarsi in modo sconsiderato, scappare di casa, tirare le palle di neve contro i passanti, scappare dal ristorante senza pagare il conto, imbrogliare un ingenuo, lanciare un pomodoro marcio a teatro.

E le azioni buone e giuste, per riscattare quelle cattive: aiutare almeno sedici vecchietti col bastone ad attraversare la strada, fingere interessamento di fronte alle crisi sentimentali di un’amica, ascoltare con calma le spiegazioni dei testimoni di Geova, prestare dei soldi a chi ne ha bisogno, lavorare con abnegazione almeno un giorno, lavare la macchina, mangiare degli spaghetti scotti per compiacere una cuoca permalosa, cedere il posto alla cassa del supermercato.

Devo credere almeno per cinque minuti all’esistenza di Dio, abbandonando agnosticismo, scetticismo, ateismo: cercare di farmelo amico questo dio, sforzarmi di capire come funziona l’aldilà, verificare se è suddiviso in zone più o meno comode, meglio o peggio frequentate, calde o fredde, con vista sul mare o all’interno. Se, come dovrebbe essere, i probi vanno da una parte e i manigoldi dall’altra. Non rinnegare nulla, convincerlo che la mia bilancia pende decisamente verso le azioni oneste, etichettare quelle abiette come inspiegabili errori di gioventù, deflagrare tutta l’eloquenza di cui dispongo a suffragio delle mie ragioni. Pentirmi. Sperare nella reincarnazione.

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Presidente e membro fondatore dell’Associazione culturale Tapirulan, lavora come grafico e art director a Cremona. Qualcuno lo chiama anche Fabio Toninelli, ma solo per le grandi occasioni, come battesimi, matrimoni e convocazioni in questura. Ha partecipato alla realizzazione di un paio di guide turistiche su Cremona e provincia. Il suo sogno nel cassetto è di ricevere – un giorno – una onorificenza. Una qualsiasi.

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17 commenti

  1. Ho cercato invano qualcosa che non andasse, una parola di troppo,un periodo superfluo. Esiste una leggerezza densa di significato? Se non esisteva l’hai creata. Tra l’altro mi sembra la mia biografia, ho il dubbio che per molti di noi i giorni la vita siano spesi a contemplare il massacro delle nostre mete e il dissolvimento degli orizzonti. Io ho qualche anno in più e ormai non cerco viaggi nella steppa o ristoranti sul porto. Insegnano i maestri zen che vedere dove non esiste oggetto è il vero vedere. Sto eliminando gli oggetti della mia vita e mi sto sforzando di guardarla con occhi nuovi. La prossima settimana ho una visita oculistica.

  2. ‘Dal momento in cui ho rinunciato a trovare il senso nella vita, soprattutto nella mia’… stai certo che la tua non ce l’ha! Tranqui! ;-) P.s. l’anno prossimo ti mettiamo in croce, ok?

  3. Io vivo come se ogni giorno nascessi, o se preferisci come se ogni istante fossi scampata alla morte , non perche’ l’ho deciso ma perche’ l’ho scoperto in me . e miracolosamente VIVO , amo , soffro , scavo , scopro , perdono. Pare poco ? p.s.Ma perche’ non le fai queste cose ?

  4. Caro Atomo, non è poi così semplice vivere come vivi tu… Forse hai scoperto la ricetta della ¨felicità¨, in tal caso hai ragione: non è proprio cosa da poco.

  5. …mi sembra che la maggior parte di ste cose tu le abbia già fatte…soprattutto le sporcaccionate e i tradim…vedi di concentrarti sull’ultima parte va! Ciao Pirla, bel pezzo, davvero. Ah, e tra le cose che devi ancora fare c’è il pubblicare il Mozzoni! A prestissimo!

  6. Ma sai quale sarà la cosa più difficile da realizzare? un gol in rovesciata all’ultimo minuto. Da anni lo sogno anche io. Ma so già che anche qualora capitasse, non sarà un gol decisivo. Tipo che staremo sotto 0-6.

  7. Diglielo a Borriello…. Sarà un caso ma gli ultimi due nick sono allenatori di Genova: Mazzarri & Gasperini

  8. Naturalmente lo faccio con molto ritardo… ma volevo ringraziare che ha elogiato il mio articolo. Vorrei anche tranquillizzare chi attende il gol in rovesciata, lo farò! Ad Atomo che, se non ho frainteso, mi rimprovera di non vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, posso solo dire che, sì, sarebbe l’ideale, ma purtroppo non ci riesco e se anche ci riuscissi credo che finirei i soldi dopo poche ore, mangerei e berrei l’impossibile, starei male, mi ricovererebbero all’ospedale e, probabilmente, quello sarebbe davvero l’ultimo giorno… Devo starci attento io a queste cose.

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