Forse l’unico modo
per far passare il tempo più velocemente,
guardando una clessidra,
è mettere sabbia più fine

Prologo
Anversa – Salone internazionale della biogenetica – 20 marzo 2016
(Dal nostro inviato) – Il professor Michael Grunwald dell’Università di Monaco di Baviera, nella sua relazione ha riportato i risultati degli ultimi studi nel campo dell’ingegneria genetica applicata alla botanica.
Dopo 10 anni di sperimentazioni, finanziate dalla multinazionale OligoGel, è stata perfezionata una nuova tecnica per isolare il DNA vegetale.
“Questa importante conquista” – ha spiegato il professor Grunwald – “consentirà di ridurre in maniera significativa i tempi per la selezione e l’isolamento delle specie botaniche più resistenti ai parassiti e agli agenti patogeni. Il nostro obiettivo è quello di creare varietà di piante e ortaggi immuni alle malattie e da agenti esterni, in modo da poter coltivare territori inospitali come i deserti o aride come i territori artici”.
Potenzialmente, ha aggiunto il luminare, ogni angolo del pianeta potrà essere coltivato a grano o produrre frutti anche senza acqua in abbondanza o l’uso di fertilizzanti chimici.
Grande l’interesse del Commissario dell’Unione europea Timo Salin che ha confermato l’appoggio economico della Direzione Generale Agricoltura al Centro di Ricerche Congiunto istituito e retto da Grunwald.
La polizia belga ha disperso uno sparuto gruppo di facinorosi sedicenti ambientalisti che hanno cercato di togliere la parola ai relatori nel corso della conferenza finale. Un giovane dimostrante svizzero Karl Wassell è stato arrestato per resistenza alle Forze dell’Ordine.

Stoccolma – Assegnato il Nobel per la Pace alla memoria del professor Grunwald – 23 ottobre 2040
(Dal nostro inviato) – L’Accademia ha annunciato l’assegnazione della prestigiosa onorificenza alla memoria del professor Michael Grunwald, eminente scienziato e filantropo, scomparso all’età di 87 anni.

Sentinella
Anno 2167 – Un luogo senza il nome che Voi conoscete adesso – Una giornata dopo “Ieri” e priva di “Domani”
Era la solita giornata di ronda, come ogni giornata vissuta da Jashin.
Era una sentinella.
Una figura importante per la società del suo tempo. E di persone come lui ce n’erano tante.

Aveva 30 anni.
Capelli bianchi. Faccia rugosa. Mille acciacchi.
Era fra i più vecchi del suo tempo.
Fortunato, molto fortunato ad aver raggiunto la veneranda età.
Tempi duri i suoi, come quelli dei primi Sapiens che cacciavano i Mammut e i Neanderthal.
Ma nel suo mondo fanta-futuribile non c’erano né i Mammut né i Neanderthal.
Sarebbe facile dire che non c’era nulla. E di fatto non c’era nulla.

Il paesaggio che i suoi occhi vedevano era una landa piatta e…
Verde.
Se girava il collo, dall’alto della torretta di avvistamento, poteva vedere un solo colore. Un colore che per tutti i bambini nati sulla Terra appariva come il più terrificante e maligno. Il verde scuro.
Il verde di quella <> che aveva preso il controllo in ogni angolo del pianeta.
Da molto tempo.
Da un tempo prima dei ricordi di ognuno.
Da un tempo che ormai veniva prima di ogni traccia scritta, registrata, magnetizzata sui sofisticati mezzi dell’ingegno umano.

Il mare verde che si confondeva su ciò che un tempo, forse si poteva chiamate Terra, era una pianta.
O forse più piante messe insieme.

Non lo capiva nessuno.

Quello che era successo andava oltre la comprensione dei pochi uomini rimasti.

Era una sentinella.
C’era bisogno di lui.
Per vedere.
Per controllare che il verde non sconfinasse nel territorio degli uomini.
Per fare in modo che gli ultimi brandelli di terra coltivabile non venissero occupati da quella <> che… cresceva… di riproduceva … mangiava la terra e corrompeva l’acqua.
E uccideva la terra.
E avvelenava l’acqua.

Era una sentinella.
C’era bisogno di lui.
Jashin doveva monitorare col suo FarLooker563 il limite di penetrazione delle radici della pianta lungo il perimetro della SubZona H34, dalla fine della SubZona H33, fino all’inizio della SubZona H35.

Pregando che le altre sentinelle facessero lo stesso.
Almeno che fossero al loro posto.
Che avessero avuto la loro dose settimanale di amminoacidi.

Lavorare come sentinella era stancante. E una distrazione poteva essere fatale. Come ai poveretti della Zona Y…
Almeno finché c’era stata una Zona Y.

Con tutti i cittadini che ci vivevano dentro.

Poveracci.

Ma la Zona H era fortunata. Si trovava sopra un giacimento di acqua fossile, ricca di Bromuri di Sodio.
La Terra dava cibo per le persone e gli animali.
Poco cibo.
Cibo malato.
Cibo in pericolo.
Perché la pianta “INSANA” era pericolosa per tutto ciò che era VIVO.
INSANA non moriva.
Era la pianta perfetta.
Non aveva bisogno di acqua, ma le sue radici rilasciavano una tossina che avvelenava le falde freatiche.
Non temeva il freddo, perché la tossina che emetteva era un potente antigelo.. come quello delle vecchie taniche con sopra scritto OligoGel…
Grande marca. Tedesca. Qualsiasi cosa significasse quella parola. La migliore da sempre. L’unica adesso.

Quella maledetta pianta non dava nulla. Non si mangiava nulla di quello che cresceva da quell’ammasso verde.
Nessuna bestia se ne poteva nutrire.
Nessun fiore veniva generato dalle sue gemme apicali.
Nessun insetto poteva essere attirato da INSANA.

Anche perché… Bestie. Fiori. Insetti. Erano parole che Jashin aveva sì sentito parlare tante volte. Erano cose che nei suoi più remoti ricordi gli dicevano ancora qualcosa.
Ma che ormai nessuno aveva più avuto modo di vedere o toccare.

Quello che vedeva era tutto ciò che restava del pianeta Terra. Una distesa verde.
Un sudario immoto che abbracciava le pianure, le valli, i monti e ogni altra denominazione topografica che per Jashin poteva significare ormai meno di nulla.

Un tempo sentì dire anche di sterminate distese di INSANA che ricoprivano oceani atrofizzati di alghe…
Ovviamente marca INSANA. La migliore. L’unica.

La giornata sembrava tranquilla.
La pianta da tempo aveva smesso di avanzare. Sembrava attendere. Una mossa da parte dei Sapiens superstiti che l’avevano creata.
Figlia ingrata. Con tutto quello che abbiam fatto per te. Con un filo di voce Jashin maledì la visione che gli si propinava davanti.
Malediva il suo tempo e il suo vivere in un Mondo in cui vide morire a 6 anni i suoi genitori e che gli aveva portato via moglie e figli troppo presto.
Malediva i bastardi della Zona M.
I cannibali che invasero la Zona H nella notte della grande Luna. Che si portarono via le scorte dell’inverno e si cibarono della carne dei suoi fratelli e bevvero il sangue delle sue sorelle.
Di certo cibo migliore degli amminoacidi che si riusciva a sintetizzare dal poco che quella terra miserabile riusciva a dare, ma ciò non poteva giustificare un tale comportamento.

La vendetta del Destino (l’unico Dio che si poteva stimare in quei tempi) fu, però assai più beffarda.

Infatti, da più voci si tramanda, e il Capo, Lord Wassell lo ha sempre confermato, che la Zona M venne invasa da una pianta nuova. MIGLIORE.
Una pianta che emanava spore trasportate dal vento. E che entravano della carne delle persone.
Entravano dentro.
E cambiavano. Se stesse e i tessuti fisiologici dell’ospite.
Cambiavano.
Migliorandosi e … beh, avete capito.
Facendo diventare PIANTA l’uomo, il cane o il cannibale che aveva la fortuna di entrare in contatto con la spora.
La Zona M, nella mente di Jashin era una tranquilla distesa di piante rosa…

A cosa pensi?
<>
Una voce nella mente di Jashin.
Chi era che gliel’aveva chiesto?
Cosa era successo?
Jashin ebbe un sussulto. Si era incantato. Cosa pessima per una sentinella.
Anche se era un <> si sentiva tra i migliori.
Ma una sentinella, anche se non è la migliore, non può permettersi distrazioni.
Non mentre sta vegliando sull’ultimo scampolo di umanità in un Mondo strozzato dalla più infestante delle gramigne.

Il suo FarLooker563 era acceso. Non aveva dato nessuno segnale di allarme.
La pianta era immobile. Là dove l’aveva lasciata.

Si rispose da sé.
Penso a un mondo in cui si può camminare in mezzo a piante che non ti vogliono mangiare.
Penso a un mondo in cui gli animali non sono rachitici strumenti per produrre amminoacidi di sintesi.
Penso a un mondo in cui gli uomini non strappano la carne dalle ossa dei loro simili.
Penso ai tempi dei racconti scritti nei libri degli anziani.
Mi chiedo cosa fosse il mare.
Mi chiedo a cosa possa corrispondere la parola <>.
Mi chiedo com’era andare in bicicletta in mezzo alla campagna, col vento che ti soffia nei capelli.
Mi chiedo cosa si può provare a portare mio figlio a fare una passeggiata col cane.
Mi chiedo come dev’essere fare l’amore in un campo di grano.

E’ questo che mi chiedo.
Ogni giorno della mia vita.
Da 30 anni a questa parte.
Sei contento figlio di puttana?
SEI CONTENTO??!
Si sentiva meglio.
Il vento era caldo.
Se lo sentiva sulla faccia.

Sorrise.
Per un secondo sentiva nella mano la stretta di sua moglie. Sentiva l’abbraccio dei suoi figli. Sentiva le risate coi suoi genitori.

Ma poi smise di sorridere.
Il vento non era una cosa buona. Non lo era nel suo tempo.

Le sentinelle nelle torrette accanto alla sua dettero l’allarme.
Lui No.

Inevitabile e prevedibile epilogo
Lord Wassell era in piedi. Di fronte a 3000 persone.
Ciò che restava dell’umanità, forse.
Discendeva dal messia. In linea diretta dall’unica persona che aveva capito.
L’Illuminato che nella notte della tragedia aveva cercato di portare la sua Parola salvifica nelle tenebre delle menti dei suoi contemporanei.

NESSUNO È PROFETA IN PATRIA

Erano le parole scolpite sul tempio, la dimora del Capo e sacerdote Lord Wassell.

Dall’alto dei suoi 45 anni e in qualità di anziano degli anziani reggeva il comando della Zona H.
E di tutte le Zone civilizzate.
Anche se ormai nessuna aveva più dato proprie notizie da decenni.

L’allarme aveva attirato tutti davanti al tempio.
In caso di allarme anche le sentinelle dovevano abbandonare le torrette e lasciare che i FarLooker vegliassero.

Jashin arrivò con calma. Rimase da ultimo un po’ scostato dalla folla.

Sapeva.

Ma ascoltò.

Lord Wassell rimase silente. E ammirò per un attimo il suo popolo. Capì la sensazione provata dai messia che lo avevano preceduto.
Capì. Capì quello che forse nessuno a parte Jashin stava capendo in quel momento.
Aprì braccia come un patriarca biblico e proferì l’ultimo discorso:

“Fratelli e sorelle
Figli e figlie miei
Voi sapete quanto Vi ami
Voi soli sapete quanto il Destino ci abbia messi alla prova in questi anni di dolore
Le lacrime sono sgorgate copiose dai nostri occhi
La follia si è appropriata dei nostri cuori e la speranza è diventata un amaro ricordo.

Ma oggi si compie quello che il Destino ha voluto per Noi.

Non abbiate paura.

Abbracciate la nuova vita che Vi porto”.

Lord Wassell si aprì la tunica e rimase a torso nudo.

L’aria era sempre più calda e il vento soffiava insistente, scompigliando i capelli di Lord Wassell. Le spore coloravano l’aria. Turbinavano nel vento e pervadevano l’intiero orizzonte.

Un fiore vivido e carnoso troneggiava al centro del petto di Lord Wassell.
Un fiore rosso e pulsante.
Nel quale scorreva un sangue corrotto da non si sa quanto tempo per non si sa quale ibrida spora.

Ma cosa conta?

Cosa conta saperlo quando un roseo fiore miracoloso come quello veniva fecondato dalle spore di INSANA?

Il miracolo della vita si ripeteva per l’ultima volta sulla terra.

La gente aprì le braccia e accettò il dolce regalo del Destino.

Il peccato della superbia venne sublimato nella neo-genesi di una pianta ancora più perfetta. Incapace di migliorare e quindi assoluta.

Fiori morbosi sbocciavano sui corpi della gente accasciata a terra. Jashin compreso, ovviamente.

L’umanità era riunita in un tenero abbraccio con la vita e la natura, sin dai tempi in cui emerse insicura dai brodi biologici dei tempi ancestrali.

Ognuno era pienamente appagato e soddisfatto. E anche INSANA.

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