E anche oggi mi trascino una pecora macellata, pulita dentro e fuori, per le vie di Zadar, su questa carriola arrugginita, sotto il sole feroce del primo pomeriggio.
Quando capita che una cliente decide di comprarsi una pecora intera per farci la jagnjetina, lo spiedo tradizionale, Darko la impacchetta in un sacco di plastica nero, proprio come una salma rimpatriata dal fronte, e me la dà in consegna, con l’indirizzo. Io tiro fuori la carriola dal retrobottega, ci carico sopra la carcassa e mi avvio lentamente, per evitare che le buche del terreno la facciano rimbalzare e poi perché non ne ho voglia.
Così passo dalla piazza Petra Zoranica e mi infilo nelle strette vie del centro, con l’animale che sembra controllare da dentro il sacco e alle volte mi dà anche indicazioni, se sono incerto, ma nessuno ci fa caso e nemmeno io me ne stupisco.
Oggi, di diverso dal solito c’è che incontro Tania e i suoi capelli lunghi. Che vergogna, non era mai capitato prima di fermarmi a parlare con lei sotto gli occhi del cadavere. Molto imbarazzante, avrei preferito non fermarmi, ma è andata così e, finché ho potuto, ho fatto finta di niente. Avessi trovato un sistema qualsiasi per sbarazzarmi dell’animale, l’avrei usato, a costo di abbandonarla in autostrada, come i cani estivi, o di consegnarla a un indirizzo a caso.
Josip il vecchio importuna sempre i passanti, regalando la copia di un giornale vecchio di un mese.
«Alla vigilia delle Olimpiadi, la Russia attaccherà la Georgia in appoggio all’Ossezia. Vedrete… sta scritto!»
Chi non lo conosce lo guarda con aria imbarazzata e cerca di allontanarsi per evitare noie. Gli abitanti del quartiere provano a dissuaderlo dalle sue preoccupazioni, con scarsi risultati.
«Josip, lascia stare, è già successo, in agosto. Siamo in settembre, adesso…»
«Ciao ragazzi, cosa ci fate in giro con una pecora?»
Eccolo lì! Ed io che ero riuscito a non nominarla per tutto il tempo.
«Devo consegnarla a una cliente…»
«È tardi ormai… non è che avete perso tempo nascosti dietro qualche siepe?! Bravi, bravi… Uh, lo sentite questo suono? Sapete cos’è?»
L’organo marino, a pochi passi da loro, emette quella melodia aliena e ipnotica così caratteristica per gli abitanti di Zadar, generata dal passaggio dell’aria, spinta dalle onde, attraverso le canne dell’organo stesso, a pelo d’acqua sotto le lastre di marmo del molo. Sono solitamente note basse e fluide, eppure oggi c’è qualcosa di sinistro nella vibrazione e di triste come se il mare volesse esprimere un ammonimento.
«È l’organo di Nikola Basic» dice Tania con aria saputa.
«Macché! Quella dell’organo è una copertura, un sipario per nascondere la verità!»
«Josip, questa è un’altra delle tue trovate…»
«Lì sotto c’è un drago. Oggi si sta lamentando. Usa la pecora come esca. Farei così anch’io…»
«Va bene, Josip, va bene. Poi ti facciamo sapere come è andata…»
«Non serve… Lo leggerò sul giornale!»
È l’alba. Mirko e Tania sono a pelo d’acqua con maschera e boccaglio, legati alla barca con una corda, mentre la pecora, zavorrata, scende lentamente negli abissi. Mirko crede di aver paura, crede che Tania ne abbia persino più di lui, loro che si facevano beffe della storia di Josip, lui che voleva sbarazzarsi della bestia, loro che poi hanno deciso di provare e vedere quel che sarebbe successo.
Poco a poco si intravede un’ombra, prima piccola, poi sempre più grande e la pecora smette di scendere e resta a mezz’acqua. Tania è immobile, forse trattiene il respiro, Mirko viceversa respira affannosamente, aspirando sorsate d’acqua salata che dovrebbero soffocarlo, se solo ci facesse caso. L’ombra si è ingigantita, è come una palla e si muove, ma non si sposta, tutta intorno alla pecora. Non è una sola creatura, sono migliaia di piccoli pesci che, uno dopo l’altro, sbocconcellano la carcassa. Il banco è inspiegabilmente numeroso, non si sono mai visti così tanti pesci da quelle parti, e si sono radunati in pochissimo tempo. Dove si nascondevano? È questo il mostro di cui parlava Josip? E il loro respiro è il respiro del mare, il suono dell’organo?
La pecora è completamente spolpata. Il banco, così come si è improvvisamente composto, improvvisamente si scioglie. Mirko e Tania emergono contemporaneamente, si tolgono la maschera e si guardano negli occhi ancora emozionati.
Quello che hanno visto ha dell’incredibile e si capisce che vorrebbero parlarne, ma Mirko ha fretta, deve asciugarsi, cambiarsi ed arrivare prima possibile in macelleria per parlare con Darko e giustificare in qualche maniera la mancata consegna. Potrebbe dirgli che è caduta in mare. È il caso di parlargli dei pesci? E se si inventasse qualcosa di più grosso? Potrebbero montare un caso, ne parlerebbero i giornali. Magari si riesce a racimolare un po’ di soldi. Giusto per ripagargli la perdita.
«Mirko sbrigati! Sei in ritardo e c’è una cosa di cui ti devo parlare…»
«Sì, lo so, ma posso spiegare… Non ho fatto apposta…»
«Lascia stare, qualunque stronzata hai combinato… È successa una cosa in città, hai sentito? Ne parlano tutti… Stanotte, il mare sembrava ribollire, nei pressi dell’organo che suonava come non ha mai fatto, note fortissime, bassi, acuti, ultrasuoni. I cani stavano impazzendo, si sentiva anche dall’altra parte della città vecchia. Non l’hai sentito, tu?»
«No, ma…»
«Impossibile! Non senti mai niente, non ti accorgi di nulla, chissà dove vivi! Comunque, non si sa perché, in molti hanno perso la testa: qualcuno si è gettato dalla finestra, qualcuno ha fatto fuori la moglie. Poi, gente sparita, matrimoni improvvisati, sesso per le strade, feste… un gran casino. Adesso si parla persino di smantellare l’organo, perché non capiti più una cosa simile… Comunque, anch’io ho fatto pensieri strani, non riuscivo a dormire, mi sentivo soffocare… A un tratto ho capito e ho deciso: mollo la macelleria. Non so cosa farò, forse compero un po’ di terra e la coltivo, forse altro, non ho fretta di decidere…»
Darko si sta confessando tutto d’un fiato e Mirko non riesce a credere di essere scampato impunemente alla bravata. E di aver provocato un tal casino.
«Però tu dovrai trovarti altro da fare, non è detto che chi compera il negozio abbia bisogno d’aiuto… E poi non puoi rimanere qui tutta la vita a fare commissioni. Cos’è che ti piacerebbe fare?»
Non ne ha la minima idea, non ci ha mai pensato. E, anche se a tutti sono venuti strani pensieri sotto l’effetto dell’organo, lui non l’ha sentito, con le orecchie sott’acqua.
Ieri invece l’unica cosa che gli importava era di baciare Tania e non c’era riuscito. Stesi nell’erba, all’ombra di un pino, nel pomeriggio avevano passato un paio d’ore così, praticamente immobili, lui senza dire una parola, senza ascoltare e Tania che parlava in continuazione, lui con in mente fantasie irrealizzabili e la pecora sulla carriola a due passi (poteva persino sentirne l’odore) ad osservarli, severa, e non ancora recapitata. Per finta era riuscito a toccare Tania, a toccarle una coscia, come se niente fosse, lei indossava un vestito leggero, che lasciava scoperte le gambe. Voleva dirle qualcosa, ma non poteva pensare ad altro, la sua mano era scivolata sotto l’elastico degli slip, adesso sentiva il ventre, morbido e i primi peli. Cosa avrebbe dovuto fare, giocarci o fare finta che non ci fossero? Tania avrebbe stretto a sé la sua mano e lui non avrebbe più potuto fermarsi. Infilare un dito e sentirlo risucchiato in un taglio quasi più stretto del suo dito e udire Tania a cui sfuggiva uno squittio e un sospiro, che eccitavano Mirko più di quello che toccava e dell’odore acre che annusava nell’aria. Era mica la pecora che stava frollando sotto il sole? Non poteva pensare alla carcassa adesso, voleva risentire il miagolio e immergersi di nuovo nel sesso. E di nuovo Tania, che lo ricompensava con un singulto di piacere e una risata. Ancora e ancora, da perderci la testa, se non fosse stata solo una fantasia. Ma nella realtà non aveva avuto nemmeno il coraggio di baciarla. Sapeva tutto del sesso, l’aveva visto mille volte nei siti porno in internet, chissà cosa le avrebbe fatto, se non ci fosse stata quella maledetta bestia a guardarlo.
