“Comunicazione di servizio: IL-DI-RET-TO-RE-E’-DE-SI-DE-RA-TO-AL-LA-CAS-SA-5”, la voce metallica risuonò a stento fra le corsie dell’hard-discount, come disturbata da qualche interferenza. No, il microfono non era rotto; era la voce della cassiera, alle prese da oltre un quarto d’ora con un cliente esasperante, ad essere rotta da singhiozzi mal trattenuti. La fila alla cassa si era ormai trasformata in un lungo serpente che mugghiava e soffiava veleni all’indirizzo di quell’uomo, che imperterrito, sfiniva la poveretta di parole:
“…le ripeto che trovo veramente assurdo che in questo supermercato non si possa acquistare un mezzo finocchio” disse l’uomo per l’ennesima volta. “..e io le ripeto che non posso venderle un uovo e mezzo finocchio….è una regola del supermercato” replicò debolmente la ragazza, ripetendo la formula come un disco inceppato. L’uomo non si perse d’animo; “..non me ne andrò di qui prima di aver parlato con il direttore! E’ una questione di buon senso, di economia..”
Il direttore arrivò un attimo prima del tracollo nervoso della malcapitata cassiera: “Che succede Irene?!” la apostrofò accigliato, sistemandosi la cravatta. “Il signore desidera acquistare mezzo finocchio ed un solo uovo; ho spiegato che non è possibile vendere gli articoli singolarmente e la verdura a pezzi…”
“…e IO”.. disse il cliente pronunciando la parola “io” in lettere maiuscole “ho spiegato alla signorina che questa vostra politica è davvero inconcepibile…”
“Lasci Irene, faccio io” annuì il direttore, sfilandole dalle mani l’uovo e il mezzo finocchio, causa di tante discussioni
”Si accomodi pure nel mio ufficio signor…signor?”
”Marchese Ruggero di Salaparuta, del casato dei Salaparuta di Roccacastana. Mi lasci dire Signor direttore, ciò che succede in questo luogo è davvero disdicevole..”
“La prego si accomodi, signor Marchese” disse il direttore aprendo la porta di un bugigattolo che aveva chiamato pomposamente ufficio “sono certo che chiariremo ogni cosa”.
“Direttore, prima di tutto, non sono avvezzo a far spese; nella mia tenuta di Salaparuta coltivo per-so-nal-men-te un grande orto, da cui traggo ortaggi freschi, ogni giorno e ogni giorno le mie galline mi danno, ringraziando Iddio, un ovetto fresco per colazione. Ora io mi trovo a transitare dalla vostra cittadina, perché una lontana zia, che ci ha lasciato ahimè a soli 97 anni, mi ha fatto erede del palazzo Visconti e dovendo trattenermi per qualche giorno per questioni burocratiche, senza voler sprecare denaro in alberghi costosi, ho deciso di dormire nell’antico palazzo, che sebbene non riscaldato -come usava la zia che aveva sempre caldo – è molto confortevole e dotato di un numero adeguato di coperte pesanti. Ecco, la zia, ha lasciato una scorta più che abbondante di bustine di te, alcune utilizzate una sola volta, ma non avendo trovato altro nella dispensa, ho pensato che una cena frugale, mi sarebbe stata di conforto, dopo la lunga giornata dal notaio. Mi hanno indicato questo luogo, come punto vendita migliore nel rapporto qualità/prezzo. Mai mi sarei aspettato tali prezzi!! Considerando l’andamento del mercato agroalimentare italiano, 6 uova ad 89 centesimi, sono obiettivamente un ladrocinio e un finocchio – femmina per giunta – ad 1 euro e 85 al chilo, una solenne rapina. Scopro poi, giunto alla cassa, di non potere acquistare singolarmente un uovo di gallina e nemmeno mezzo finocchio; quantità più che sufficienti al mio personale sostentamento. E’ infatti mia regola di vita, non acquistare nulla e ribadisco n-u-l-l-a, che possa correre il rischio di andare sprecato.
Per cui pretendo le scuse sue e di tutta la catena di supermercati”. Il direttore rimase allibito innanzi alle convinte argomentazioni quel misero ricco che aveva appena ereditato il più grande palazzo della città, da una delle donne più avare e potenti del circondario. “Buon sangue non mente, specie il sangue di una rapa” pensò il direttore tra se e se abbozzando un sorriso ironico.
“Marchese, la prego di accettare le nostre scuse più sentite, per aver in qualsiasi modo turbato il suo soggiorno a Turbimonte. Sarò lieto io stesso di farle omaggio di questo uovo e di mezzo finocchio, femmina per giunta”. Le ultime parole del direttore furono accompagnate da uno sguardo di pura compassione. Il Marchese, uscì dall’hard-discount, brandendo uovo e mezzo finocchio, come trofei dovuti alla sua privilegiata condizione di uomo dal sangue blu. Conservare quanto accumulato dalla sua famiglia in secoli e secoli di storia era la sua unica ragione di vita, ed era a suo dire un lavoro faticosissimo, considerando a quanti attacchi è sottoposta la ricchezza al giorno d’oggi: imposte, tasse senza alcuna ragion d’essere, manutenzioni esorbitanti alle proprietà, parcelle di notai ed avvocati e l’incompetenza di tanti funzionari di banca. Era necessario avere il controllo di ogni cosa, di ogni granello di polvere posseduta, di ogni centesimo. Questi erano i pensieri del Marchese mentre usciva dal supermercato.
Con nonchalance buttò uno sguardo in direzione dei carrelli incatenati l’uno all’altro, aveva mentito, non era la prima volta che metteva piede in un discount e non era certo la prima volta che controllava i carrelli; a volte qualche sprovveduto dimenticava l’euro di cauzione; che gente che c’è al mondo! Un riflesso metallico diede conferma ai suoi pensieri; siii, c’era una momentina!! Si avvicinò in gran carriera, bramando il carrello, come fosse un gioiello della corona, quando proprio ad un passo da quella fortunata conquista, ecco avvicinarsi un barbone cencioso, con le mani e il volto luridi., di certo interessato allo stesso metallo. Fu questione di un attimo! Secoli e secoli di nobile sangue ribollirono nelle vene del Marchese che sfoderò le buone maniere imparate nei migliori collegi svizzeri. Fingendo indifferenza, sfilò con gran classe l’euro dal carrello, tenendo sempre lo sguardo alto, dritto davanti a sé, in un punto indefinito del futuro a migliaia e migliaia di chilometri dalla realtà.
Forse fu per questo che inciampò: l’uovo si ruppe, il mezzo finocchio cadde lontano e la monetina dell’Europa unita rotolò di fianco, fino alla prima grata del tombino, in cui si tuffò con un tintinnio sonoro. Il Marchese non fece una piega, si ricompose e continuò a camminare dritto e duro come il manico di una scopa. “Signore, signore…. ” gridò una voce alle sue spalle. Si girò di malavoglia. “Questo deve essere suo…” disse il barbone allungandogli sulla mano sporca mezzo finocchio, probabilmente femmina.
3 commenti
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Quando un racconto diventa favoletta morale nel senso meno moralistico ma più favoloso e favolistico del termine, beh, giù il cappello
@zumba la finocchia femmina ringrazia… 😉
Racconto intriso di ironia e intelligenza. Scorrevole e ben scritto, mi ha stimolata ad arrivare in fondo per vedere dove volesse portarmi l’autore. Mi è piaciuto moltissimo…complimenti!