Poliestere

“Totina!” gridò un bambino
nella tromba delle scale ed io
stanco del viaggio
buttai per terra la mia roba
ed entrai con i piedi nella valigia.
La pelle dell’alluce si impigliò nella cerniera
feci una doccia e il sangue colava nello scarico
Mi lavai i denti nudo sul bidet
e senza volerlo pensai alla vita.
La guardai come un peccato
mentre le calze di poliestere
gocciolavano sul collo.
Mancavano le nuvole
eppure ero certo di averle viste
una volta.
Correvano, con la fretta del ritardo.
Guardai il mio letto intatto, mi vestii.
Pensai di andare a bere qualcosa fuori.
I lampioni accesi si frantumavano nel vento,
cadevano i vetri in pioggia dolorosa.
Non ho portato l’ombrello, pensai,
e mentre mi toglievo i vetri dalla giacca
ordinai un whisky.
Il barista mi guardò e sorrise.
Che acqua viene giù, disse.
Sentivo i piedi umidi
e la testa calda come un caminetto acceso.
Non ricordavo più cosa avrei dovuto fare l’indomani
Era la prima bella notizia del giorno alla fine.

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Roberto Stradiotti
Roberto Stradiotti

Per lui scrivere una biografia è il pezzo più difficile, perché tutte le vite hanno in comune una nascita e una morte e non si sa mai cosa valga la pena scrivere in più. Ha compiuto studi classici e li rifarebbe; vorrebbe essere un giovane eroe per morire subito, così non avrebbe biografie da scrivere, ma solamente la gloria della battaglia. Ma non è più giovane ed è disarmato. Scrive per parlare con qualcuno.

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