Nina è quella che si interroga sul perché il gelato al cioccolato sia sempre meno freddo di tutti gli altri gusti, ma non lo vuole sapere: sa che ci sono domande molto più belle delle proprie risposte.
Nina non parla molto, ma ha l’aria di sapere sempre quello che andrebbe detto. Quando le chiedi perché resti sempre in silenzio, risponde che le parole perfette -spesso- sono così brutte.
E qualche volta piange senza preavviso e tu la guardi ma non puoi capire: fino ad un secondo prima, sorrideva.
E lei, lei vorrebbe scrivere poesie. Qualcuno la chiama, talvolta, per proporle la fame. E lei dice no, dice no, grazie, ma continua a scrivere. Perché dopotutto non è così semplice, rinunciare a stessi.
Nina è quella che spia nelle case dalle finestre accese, spia soltanto i lampadari da salotto. Ama quelli con le gocce di cristallo, ne vede molti e sorride ogni volta.
E prende decisioni importanti e cambia idea quasi sempre.
Nina aveva un amico, lontano lontano nel tempo. E se qualcuno le chiedeva di raccontare, poteva conoscere la sua storia. Le aveva persino dato un titolo, ma ormai ne ricorda soltanto frammenti.
BAMBININSIEME
(…) c’è una strada, nella mia città che sa di foglie e pagine antiche porta un nome da romanzo ottocentesco, il suo nome non è un caso. Viale delle Rimembranze è la casa dei miei primi ricordi (…) crescere nella convinzione che come nel Robin Hood di Walt Disney -dove Robin è una volpe e Little John un orso ballerino- un giorno, nonostante il tempo, gli eventi e la vita che fosse passata lì in mezzo (…) ricordando un ciondolo, cuore di smalto, camminare (…) credere che un giorno lui avrebbe bussato alla mia porta (…) come se potessi ritrovare il cuore sotto una foglia spostata dal vento (…) in quella scena tra la biancheria stesa, in vista del grande torneo di tiro con l’arco (…) ”… ti ricordi? eravamo bambini insieme…” (…) poi, capire che se succedesse, non sarebbe che un brandello da un’altra vita (…) come perde valore tutto ciò che vale, come cambiano i sentimenti dentro lo stesso ricordo (…)
Ma, allora, che cos’è, quello che i bambini chiamano “amore”?
