DOLCE BORGO NATIO

Dove l’ameno e verdeggiante colle
alla pianura, pian piano digrada,
rivedo ancor tra querce secolari
l’antico borgo e la sua stretta strada.

Risento olezzi, come fosse allora
dell’erica frammista al biancospino,
e del ruscello il lieve mormorio,
nel correr lento verso il suo destino.

Sento nel cuore allora una gran pena,
o borgo ormai da tempo in abbandono:
il mio pensiero ritorna a quel tempo
a ricordare di ogni cosa il suono.

Mi pare di riudire in quel silenzio,
il batter sull’incudine del maglio,
delle galline, sopra l’aia il verso,
dell’asinello solitario il raglio.

Ma un suono tutti gli altri sopravanza:
la voce dell’amica prediletta
che la crudele falce della morte
mietè, purtroppo ancora giovinetta.

Di quell’oscuro male ogni dolore
sempre nascose, senza mai un lamento:
fino all’ultimo istante di sua vita,
mai esternò quel grande suo tormento.

Se si potesse incedere a ritroso
quanto mi piacerebbe ritornare,
anche fra tanti stenti e privazioni,
con lei assieme a correre e giocare.

Mentre sto assorto qui nei miei pensieri,
il sole scende lento ad occidente,
rivedo ancora come essenza eterea
la sua figura dolce e sorridente.

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Franco Calzolari
Franco Calzolari
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