

Oscar 2012, trionfo francese nel segno della nostalgia
È dunque The Artist il vero trionfatore dell’edizione 2012 degli Academy Awards, per gli amici “Oscar”. Il più nominato Hugo Cabret di Martin Scorsese raccoglie, è vero, lo stesso numero complessivo di statuette rispetto al film di Hazanavicius (cinque), ma non nascondiamo che le statuette più importanti (Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista, il bravissimo Jean Dujardin) sono andate a The Artist. Il film di Scorsese ha raccolto i prestigiosi premi per la Migliore Fotografia (Robert Richardson) e per le scenografie (premio “italiano”, a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo).
Tra gli altri premiati, da segnalare indubbiamente l’eterna Meryl Streep (Migliore Attrice Protagonista per la sua incredibilmente mimetica interpretazione di Margaret Thatcher in The Iron Lady) e il più anziano premiato di sempre tra gli attori, l’ottantaduenne Christopher Plummer. In bianco sono andati alcuni tra i grandi nomi di questa edizione degli Oscar, in primis George Clooney e Brad Pitt, oltre appunto a Martin Scorsese tra i registi.
Da segnalare l’Oscar al sempre grande Woody Allen per la Migliore Sceneggiatura Originale (Midnight in Paris). Woody, peraltro, in ossequio al suo “credo” newyorchese, non era presente alle cerimonia di consegna dei premi.
Ma allora, quale il bilancio definitivo di questa Notte degli Oscar 2012? Che si ami o meno la prosopopea di una cerimonia che, per certi aspetti, è indubbiamente stucchevole, e per altri malriuscita (pessimi, a detta di tanti, i siparietti di Sacha Baron-Cohen, presentatosi nei panni dell’improbabile dittatore del suo ultimo film), resta il fatto che gli Academy Awards sono i più importanti premi cinematografici del mondo, e non mancano mai di segnare profondamente il destino dei film e delle personalità premiati. The Artist è indubbiamente un ottimo film, un sentito omaggio al cinema delle origini. Ma anche Hugo Cabret è un omaggio agli albori del cinema, realizzato peraltro in 3D, quasi a voler raccordare il passato lontano lontano del cinema con il suo presente tecnologico e in continuo aggiornamento. Allora, possiamo dire che il filo conduttore di quest’anno, agli Oscar, è stato proprio…il cinema, inteso come riflessione/rievocazione sul linguaggio delle immagini. Come se il continuo spostamento in avanti delle frontiere della tecnica e degli effetti speciali avesse portato i registi (e nella fattispecie Hazanavicius e Scorsese) a riflettere sul passato, sugli esordi, su un cinema dolce e sorprendente che non c’è più, ma che merita – eccome! – di essere ricordato e rievocato, anche scherzosamente, ma non senza una lacrimuccia (sincera) di nostalgia.
Un Oscar nostalgico, dunque, con la lacrimuccia all’angolo dell’occhio, anche se subito scacciata – ma questo va da sé – dallo sfarzo e dalla spettacolarità della serata.
